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Lo spirito di rinnovamento (papa Tawadros II)

Quest’articolo di S.S. Papa Tawadros II, papa di Alessandria e patriarca della predicazione di san Marco, apparso sull’ultimo numero della rivista del patriarcato copto “al-Kiraza”, è nostro avviso di un’estrema importanza. In esso Sua Santità tratteggia chiaramente la sua posizione riformatrice in ambito istituzionale. Appare evidente dalle sue parole l’inesorabilità di una tale scelta in un’epoca in cui la Chiesa copta è passata da “Chiesa locale” ed autocratica, a essere una Chiesa sinodale diffusa in tutto il mondo con centinaia di diocesi. Per papa Tawadros l’inevitabilità del rinnovamento istituzionale è inscritta in lettere di fuoco nella Sacra Scrittura. Tutto il cristianesimo è invocazione instancabile ed esperienza quotidiana della novità di Cristo nostro Signore. Sosteniamo con la preghiera questa svolta epocale che Sua Santità sta compiendo in mezzo a tanti ostacoli e difficoltà, diffondiamo quanto più possibile questo suo articolo.

Il “rinnovamento” rappresenta una necessità impellente nella nostra vita. Ogni giorno, infatti, noi viviamo un nuovo mattino, ogni anno festeggiamo un anno nuovo. Ogni anno gioiamo del nostro compleanno, della nostra promozione a scuola, della nostra crescita fisica, mentale, spirituale e sociale. Dopo gli studi ci prepariamo a una vita nuova: iniziamo a lavorare, partiamo per un altro paese, pensiamo a creare una famiglia o a consacrarci al servizio della Chiesa, oppure continuiamo a studiare dedicandoci alla ricerca universitaria.

Nella vita ecclesiale i digiuni e le feste non sono altro che delle occasioni per rinnovarci spiritualmente. Anche gli inni e le melodie sono nuovi in ogni diversa stagione liturgica. Così facendo noi allontaniamo da noi la noia e la monotonia facendo crescere in noi il desiderio e la nostalgia verso una nuova solennità liturgica con la sua peculiarità liturgica.

Inoltre, ogni giorno noi preghiamo il salmo della conversione dicendo: “Crea in me uno spirito puro o Dio, rinnova nelle mie viscere uno spirito retto” (Sal 50,12). Ecco, noi chiediamo a Dio di rinnovare in noi l’opera della conversione e di renderci nuovamente puri.

Cristo è venuto a donarci “un’alleanza e un’era nuova[1]” (Ger 31,31) che segue all’antica alleanza. In quest’era la salvezza diventa alla portata di tutti: dopo essere nato nella carne ognuno di noi inizia il suo cammino spirituale nascendo nuovamente dall’acqua e dallo spirito.

Noi siamo chiamati a una vita eterna che il santo Vangelo chiama “vita nuova” (cf. Rm 6,4). La vita che verrà, infatti, sarà sempre nuova, non ci sarà nulla di vecchio, di antico, sarà senza alcuna tenebra o ombra, perché Cristo sarà la sua eterna luce e il suo sole luminoso.

La necessità del rinnovamento in ambito ecclesiale

Dal momento in cui nacque il giorno di Pentecoste, la Chiesa si fonda su un sistema che si rinnova di fase in fase a secondo delle esigenze del momento storico nel quale vive.

Ad esempio la struttura clericale con i suoi tre pilastri – vescovo, sacerdote e diacono – è una struttura che funziona nella nostra chiesa e nelle altre chiese tradizionali apostoliche. È all’opera anche nella maggior parte delle altre chiese, ma con prospettive diverse.

Afferma l’Apostolo Paolo nella sua lettera agli efesini parlando della “Chiesa come corpo di Cristo”: “Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo” (Ef 4,11-12). Per questo vediamo ad esempio nel grado della diaconia alcune sottodivisioni: psaltos (cantore), anognostis (lettore), ipodiacono (aiutante del diacono), diacono, arcidiacono. Nel grado del presbiterato troviamo: presbitero e igumeno (amministratore). Nell’episcopato abbiamo il vescovo, il metropolita (arcivescovo), il patriarca (papa). Ogni grado ha poi la sua area geografica di azione.

La Chiesa egiziana, fondata nel primo secolo dopo Cristo, è la più antica istituzione popolare in Egitto. Si tratta di un’istituzione forte e compatta. Essa preserva il deposito della retta fede rimanendo fedele nei secoli alla terra sulla quale vive e portando con se questa fedeltà ovunque va. Con l’estensione del territorio della Chiesa e l’ampliamento della sua azione e del suo servizio, la Chiesa copta ha sentito la necessità di un sistema amministrativo efficiente capace di rinnovarsi a seconda delle rinnovate responsabilità che si fanno strada nel servizio ecclesiale. Citiamo due esempi:

  1. Impegni istituzionali gestite dal clero

Esiste, ad esempio, una commissione dei segretari del santo Sinodo formata da quattro vescovo di cui tre vengono eletti con scrutinio segreto in una sessione ufficiale del santo Sinodo. In base allo statuto del Sinodo, il papa è incaricato di designare a sua discrezione il quarto membro. La commissione dei segretari lavora per un ciclo di tre anni e può essere rinnovata per un ulteriore mandato. Nell’ultima sessione del Sinodo del maggio 2018, per grazia di Dio, abbiamo assistito alla conclusione dei due mandati della commissione ed è stata eletta una nuova commissione che si occuperà di questo impegno amministrativo.

Siamo davanti a un modello lineare e morbido di cambiamento e di rinnovamento che si fonda sullo spirito dell’agape perfetta (cf. 1Gv 4,18) tra tutti i membri della più alta istituzione della Chiesa e cioè il santo Sinodo.

Con lo stesso scopo di rinnovamento, al fine di dispiegare nuove forze e formare expertise qualificate per nuovi impegni di cui il servizio ecclesiale ha bisogno, è stato rinnovamento il meccanismo operativo del Consiglio clericale per lo Statuto Personale. Sono stati create sei sezioni regionali (tre in Egitto e tre all’estero) guidate da sei vescovi coadiuvati da presbiteri specializzati in giurisprudenza e medicina. Nel luglio 2018 queste sei sezioni inizieranno il loro difficile lavoro per un periodo tre anni dopodiché verranno scelti sei nuovi vescovi alla guida delle sezioni e di ogni sezione verranno rinnovati i membri per altri tre anni. E così via. In questo modo lo spirito di rinnovamento opera nell’azione e nel servizio della Chiesa.

Ci auguriamo che questa mentalità innovatrice operi nelle commissioni dello statuto personale a livello iparchiale e nella catechesi. A livello iparchiale bisogna pensare a rinnovare i vicari episcopali e bisogna porre le basi per la loro scelta di modo che non siano solo qualificati dal punto di vista amministrativo e organizzativo ma che abbiano anche una vita spirituale autentica e profonda.

Proprio al fine di stimolare questa mentalità innovativa abbiamo inaugurato due anni fa un nuovo istituto per la gestione parrocchiale e lo sviluppo che fa proprio il lavoro di specialisti di management e che offre corsi utilissimi a vescovi, presbiteri, monaci, consacrate, diaconi e catechisti.

  1. Impegni amministrativi di cui si occupa il clero insieme agli uomini e alle donne del popolo di Dio (ritengo che “laici” sia una definizione imprecisa dal punto di vista ecclesiale).

Ci sono anche istituzioni che hanno bisogno di rinnovamento: il Consiglio confessionale generale (al-Maglis al-milli al-‘amm) (a questa istituzione va dato un nuovo nome consono alla nostra epoca)[2], l’Ente del patrimonio ecclesiastico (Hay’at al-awqaf al-qibtiyya) ecc. Bisogna rinnovare i docenti e gli amministratori degli istituti educativi e anche i consigli parrocchiali. Quattro anni fa abbiamo creato uno statuto a questo scopo. Abbiamo iniziato ad applicarlo nelle parrocchie facenti riferimento al Papa (Alessandria e Cairo) e lo stiamo estendendo alle altre iparchie egiziane. All’estero bisogna rispettare le leggi locali che variano da paese a paese.

Quando nel 2012 Dio ha scelto me indegno per questa grande responsabilità ho detto che la priorità assoluta sarebbe stata quella di riorganizzare la casa dall’interno. Dopo sei anni posso affermare che, per grazia di Cristo, e grazie al lavoro inarrestabile di tutti i membri del santo Sinodo e degli enti coadiutori, abbiamo realizzato molto ma ciò non rappresenta che il 5% di tutto il lavoro. La Chiesa ha bisogno ancora di tantissime cose. Ha bisogno di una nuova mentalità gestionale perché gli impegni si sono allargati a dismisura. La presenza della Chiesa in nuove e grandi società che hanno culture, civiltà e lingue completamente diverse da quelle egiziane, ha portato a un ampliamento enorme dell’azione della Chiesa. È per questo che abbiamo bisogno di sviluppare e di rinnovare le nostre idee nel campo dell’amministrazione e della gestione per realizzare le parole di Cristo: “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano migliore”[3] (Gv 10,10).

Noi siamo aperti a ogni sforzo, a ogni idea, a ogni prospettiva, a ogni proposta mirante a sviluppare e migliorare l’azione ecclesiale a patto che si fondi sullo spirito dell’agape perfetta e della fedeltà totale, lontano da brame personali, dall’ego, dall’integralismo e da una sterile mentalità psichica.

Dice la Scrittura: “…agendo secondo verità nell’amore, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nell’amore” (Ef 4,15-16).

Auspico che questi versetti citati siano l’oggetto di studio e di meditazione nelle riunioni dei consigli parrocchiali, nei sinodi presbiterali e nelle riunioni dei catechisti in tutte le parrocchie e in tutte le eparchie.

papa Tawadros II
papa di Alessandria e patriarca della predicazione di San Marco
tratto da: al-Kiraza, anno 46, n. 21/22, 8 giugno 2018, p. 3
tradotto dall’arabo da Natidallospirito.com

[1] Il termine arabo ‘ahd ha il doppio significato di “alleanza” ed “era”, N.d.T.

[2] L’aggettivo “milli” deriva dal sistema delle “millet” (comunità non musulmana) istituito in epoca ottomana, N.d.T.

[3] Così la traduzione araba, N.d.T.

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