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La tomba vuota, nuova Arca dell’Alleanza (Matta el Meskin)

[Maria di Magdala] vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù (Gv 20,12)

Seduto sui cherubini, risplendi…
Risveglia la tua potenza e vieni a salvarci (Sal 80,2-3).

Questa è la prima volta in cui San Giovanni parla nel suo Vangelo di un’apparizione effettiva di angeli.

La posizione dei due angeli, qui, è di un’estrema importanza teologica poiché corrisponde a quanto previsto dalla Torah rispetto al luogo della presenza divina e alla presenza dei due cherubini al di sopra del propiziatorio dell’Arca, chiamato “trono della misericordia” o “trono del perdono”.

Fa’ un cherubino a una estremità e un cherubino all’altra estremità. Farete i cherubini alle due estremità del propiziatorio… Io ti darò convegno in quel luogo: parlerò con te da sopra il propiziatorio, in mezzo ai due cherubini che saranno sull’arca della Testimonianza, dandoti i miei ordini riguardo agli Israeliti (Es 25,19-22).

La posizione, qui, dei due angeli alle estremità del letto di pietra su cui era posto il Corpo, fa pensare in maniera eloquente a questo luogo come al luogo della presenza divina, il che indica anche l’estrema santità di questo luogo. Inoltre, questa loro posizione indica anche che la tomba è diventata ormai, indiscutibilmente, l’Arca della Nuova Alleanza, non in quanto a posizione o ad aspetto esteriore (la tomba è infatti vuota!), ma nel suo senso profondo. È dalla tomba, infatti, che è stata rivelata la Resurrezione, pietra angolare della fede cristiana, ed è stato rivelato il Cristo Figlio di Dio.

Il fatto, poi, che i due angeli siano seduti e non in piedi indica che il loro turno di guarda è terminato, dopo che Cristo è risorto e ha abbandonato la tomba. Il solo fatto che si siano messi a sedere alle estremità della tomba è l’indice, il primo indizio, dell’avvenuta Resurrezione. Effettivamente, i due angeli – o i due uomini divini, secondo la versione del Vangelo di Luca – sono stati i primi ad annunciare la Resurrezione: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto” (Lc 24,5-6).

Nel Vangelo di Giovanni, invece, l’opera dei due angeli è quella di circoscrivere il luogo in cui è stato posto il Corpo, “uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi” (Gv 20,12). Questa delimitazione spaziale angelica è, di per se stessa, una testimonianza straordinaria della certezza della morte del Signore e del suo seppellimento. È il sigillo di ogni racconto che segue la Crocifissione e, di conseguenza, una prova silenziosa, ma schiacciante, che è risorto. La missione degli angeli è stata quella di rivelare il mistero della tomba e quello della Resurrezione, cose che andavano ben al di là delle possibilità di comprensione di Pietro e degli altri, e poi quello di trasformare il pianto e il cordoglio in buona notizia ed esultanza.

L’apparizione dei due angeli al sepolcro di Cristo, in qualità di guardie celesti, è la risposta schiacciante alle parole “l’hanno preso e non sappiamo dove l’hanno posto”. Anzi, essa è un amaro rimprovero rivolto ai Giudei i quali tentarono di diffondere questa falsa asserzione.

Il Vangelo di Giovanni è stato bene attento a dimostrare, con prove celesti, fino a che punto il Corpo e la tomba erano in custodia del Cielo e protetti strenuamente dagli spiriti celesti.

La presenza di questi due angeli è la conferma conforme delle parole che Cristo disse a Pilato: “Il mio Regno non è di questo mondo” (Gv 18,36). Ed eccoli questi soldati custodire il Corpo del Signore degli eserciti! Lo hanno accompagnato nella sua nascita (cf. Lc 2,13), nella sua tentazione (cf. Mt 4,11), nel Getsemani (cf. Lc 22,43), ora nella sua tomba e nella sua Resurrezione, e poi nella sua Ascensione (cf. At 1,10).

Ave o sepolcro, luogo di angeli e casa della luce, luogo dal quale si è sprigionato l’annuncio felice della vita!

Matta el Meskin
Commento al Vangelo di Giovanni, pp. 1270-1271.

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