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100 anni dalla nascita di padre Matta el Meskin

Cento anni fa, il 20 settembre 1919, nasceva Yusuf Iskandar, padre Matta el Meskin, padre spirituale del Monstero di San Macario il Grande dal 1969 al 2006. La sua vita e i suoi scritti hanno illuminato il cuore di cristiani di tutte le parti del mondo. Per l’occasione la casa editrice Beuroner Kunstverlag ha ristampato l’edizione in tedesco di una delle sue opere più belle e più note nel mondo “L’esperienza di Dio nella preghiera” con il titolo “Erfahrung Gottes im leben des Gebets”. Per ricordare questo prezioso anniversario, offriamo qui di seguito un testo tratto dalla collana Ma’a al-Masih (Con Cristo), scritto poco prima del suo ritorno al Padre.

Ecco la maledizione di Dio scagliarsi su di Adamo: «Con il sudore del tuo volto mangerai il pane»[1]. E così, il mondo, e con esso tutta la discendenza di Adamo, lotta e suda per il proprio pane, e molti non ne trovano, morendo di fame.

Finché, un giorno, udimmo la buona notizia: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo»[2], «Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno»[3].

Non pane comune ma, come dice Cristo, “pane vero” che è espressione perfetta di Cristo stesso. È pane rivelatore: chi lo mangia, mangia la Verità. Perciò Cristo dice che è pane vero: «Colui che mangia di me vivrà per me»[4], «Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me»[5]. Questa è la condizione di colui che mangia il Corpo vivo di Cristo tanto che Paolo, partendo da qui, dice: «Poiché noi siamo membra del suo corpo, della sua carne e delle sue ossa»[6]. Vale a dire che, mangiando il corpo mistico di Cristo, siamo divenuti vivi per e in Cristo. Così, ci muoviamo da un’esistenza meramente umana a una super-esistenza cristiana perché vivi nella persona di Cristo, in quanto veri figli di Dio, chiamati santi nel Cristo Santissimo[7]. Così, attraverso una super-visione diventiamo estranei alla terra, vivi per Dio. Cristo è vivo in noi e, in questo modo, si avverano le parole che Cristo rivolge al Padre: «Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità»[8].

Che incredibili cose! Eppure questa è la verità della fede in Cristo e l’unione con Lui. Nel diciassettesimo capitolo del Vangelo secondo Giovanni Gesù parla a Dio Padre così: «Voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria […] perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro»[9].

Questo è Gesù Cristo, il pane vivo disceso dal cielo per innalzarci verso l’alto, dove si trova la patria felice nella quale si riuniranno i suoi prescelti di ogni luogo nel mondo, affinché vivano con Lui contemplando la Sua gloria: «Quando Cristo che è la nostra vita apparirà, allora anche voi apparirete con lui in gloria»[10].

Questa è l’essenza della fede cristiana e la sua meta felice. E questo è il mistero del pane disceso dall’alto che ci è stato dato oggi nel mistero della comunione che ci unisce nella persona del Signore per essere ammessi a quel “salto felice”, per vivere nella rivelazione della gloria che è dell’Unigenito, per essere sempre con lui nel suo Paradiso eterno.

Per questo, innalziamo i nostri cuori con Paolo e benediciamo il nome di Dio Santissimo dicendo: «Benedetto sia Dio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo […] allorché in lui ci ha eletti prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili davanti a lui nell’amore»[11]. E mentre noi ci meravigliamo grandemente del fatto che il nostro posto sia lì in mezzo ai santi, al cospetto di Dio, più in alto di angeli e arcangeli, grazie alla nostra risurrezione quali membri nel Corpo di Cristo, ecco che il Corpo ci è stato dato affinché ne mangiamo nel mistero dell’Eucarestia, nella comunione, nel banchetto d’amore che gli Angeli ardirebbero di presenziare. Esso è, infatti, il mistero dei misteri dell’Amato su cui si sono aperti i nostri occhi sin dalla nostra infanzia, subito dopo il nostro battesimo. Alleluia.

30 maggio 2005

Matta el Meskin, 1919-2006

tratto da : al-Ab Mattā al-Maskīn (Padre Matta El Meskin), Ma‘ al-Masīh (“Con Cristo”), vol. I, Monastero di San Macario, 2006. Traduzione inedita dall’arabo.


[1] Ge 3:19

[2] Gv 6:51

[3] Gv 6:58

[4] Gv 6:57

[5] Ga 2:20

[6] Ef 5:30. Si è scelta la traduzione Nuova Diodati perché corrispondente alla traduzione araba scelta da Matta al-Meskin.

[7] In arabo ‘santo’ viene detto sia con ‘qiddīs’ che con ‘quddūs’. Il secondo termine, riferibile solo a Dio, è quello usato in questo caso con riferimento a Cristo (“Santissimo”) (N.d.T.)

[8] Gv 18:23

[9] Gv 17:24,26

[10] Co 3:4

[11] Ef 1:3-4

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