Home / SPIRITUALITA ORTODOSSA / Chi possiede i doni dello Spirito Santo? (Anba Epiphanius)

Chi possiede i doni dello Spirito Santo? (Anba Epiphanius)

Quanti cristiani posseggono i doni dello Spirito? Secondo quanto scritto dagli Apostoli Pietro e Paolo, tutti i cristiani posseggono i doni dello Spirito Santo. Dice San Paolo: “A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune […] Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole. (1Cor 12,7.11). San Pietro, invece, scrive: “Ciascuno, secondo il dono ricevuto, lo metta a servizio degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio” (1Pt 4,10). Se nella Chiesa primitiva è stato dato a tutti i cristiani di ricevere i doni dello Spirito, perché pensiamo che tra di noi siano pochi coloro che li posseggono? La risposta è che i doni necessitano di essere accesi:

Non trascurare il dono che è in te e che ti è stato conferito, mediante una parola profetica, con l’imposizione delle mani da parte dei presbìteri. Abbi cura di queste cose, dèdicati ad esse interamente, perché tutti vedano il tuo progresso. Vigila su te stesso e sul tuo insegnamento e sii perseverante: così facendo, salverai te stesso e quelli che ti ascoltano (1Tm 4,14-16).

San Paolo raccomanda di nuovo il suo discepolo Timoteo dicendo:

Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di fallimento[1], ma di forza, di amore e di prudenza (2Tm 1,6-7).

Così, dalle due lettere di San Paolo a Timoteo, appare evidente la necessità dell’obbedienza e della sottomissione ai padri spirituali e del rivolgersi a loro per essere consigliati e guidati al fine di far crescere il dono e di metterlo al servizio dell’edificazione della Chiesa e della gloria di Cristo. In coloro, poi, che spengono o rattristano lo Spirito trasgredendo i comandamenti di Dio o seguendo le loro passioni, lo Spirito non può agire con i suoi doni.

Tipologie dei doni

San Paolo ci ricorda che esistono molti carismi spirituali: “Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito” (1Cor 12,4). Tuttavia non elenca tutti i carismi. In quattro punti diversi della sua lettera ne segnala alcuni. Prima nove:

A uno, infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue (1Cor 12,8-10).

Poi ne indica otto, di cui quattro non considerati in precedenza:

Alcuni Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue (1Cor 12,28).

Nella Lettera ai Romani ne vengono considerati sette, di cui quattro appaiono solo qui:

Abbiamo doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi: chi ha il dono della profezia la eserciti secondo ciò che detta la fede; chi ha un ministero attenda al ministero; chi insegna si dedichi all’insegnamento; chi esorta si dedichi all’esortazione. Chi dona, lo faccia con semplicità; chi presiede, presieda con diligenza; chi fa opere di misericordia, le compia con gioia (Rm 12,6-8).

Infine, nella Lettera agli Efesini, San Paolo menziona cinque doni, di cui due non presenti negli altri elenchi: “Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri” (Ef 4,11). Ovviamente lo Spirito è libero di aggiungere altri doni che non sono stati elencati. In ogni caso, questi doni si possono suddividere in due gruppi: il primo è composto dai carismi dell’azione o del ministero, il secondo da quelli del linguaggio.

San Pietro pone una condizione all’uso di tutti questi carismi:

Chi parla, lo faccia con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo (1Pt 4,11).

I carismi oggi

Questi carismi vengono ancora donati ai credenti di oggi? Lo Spirito Santo che operava nella Chiesa primitiva è lo stesso Spirito che è all’opera ora nella Chiesa. Ma nella Chiesa primitiva c’era bisogno di carismi speciali che apparissero con particolare forza ed evidenza, come il parlare in lingue. Ciò serviva agli apostoli e agli evangelisti per predicare la Parola in nazioni diverse e per confermare la predicazione mediante segni e miracoli.

Sappiamo che nella Chiesa questi carismi non si sono mai arrestati. Molti dei primi padri monaci, come abba Macario e abba Pacomio, hanno ottenuto il dono di parlare in altre lingue per il bene di coloro che si rivolgevano a loro in cerca della salvezza delle loro anime. Questo carisma continua ad apparire occasionalmente nella Chiesa.

Tuttavia, non c’è dubbio che lo Spirito Santo sia in grado di conferire oggi carismi nuovi che sono più adatti alle esigenze della Chiesa di questo tempo. Ma necessita innanzitutto di persone fedeli e di vasi pronti ad accoglierlo. Noi non preghiamo per ottenere i carismi, perché è lo Spirito Santo a donarli a ognuno come egli vuole. Ma preghiamo affinché Dio ci doni lo Spirito Santo secondo la sua promessa benedetta: “Il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono” (Lc 11,13). Dio ci conceda di colmarci dei doni dello Spirito affinché il Signore protegga dallo smarrimento il carismatico e quest’ultimo possa impiegare il carisma per l’edificazione della Chiesa, così che Dio sia glorificato per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore.

Nel libro Contro le eresie, Sant’Ireneo scrive a proposito del carisma come dono dello Spirito Santo che necessita della Chiesa per potersi sviluppare:

Questo dono di Dio è stato affidato alla Chiesa, come il soffio dato alla creatura, e questo al fine di vivificare le membra di coloro che lo ricevono; nel dono è stata posta la comunione col Cristo, cioè lo Spirito Santo, pegno dell’incorruttibilità, confermazione della nostra fede, scala per salire fino a Dio […] Dove c’è la Chiesa, lì c’è lo Spirito di Dio; e dove c’è lo Spirito di Dio, lì c’è la Chiesa e ogni abbondanza di grazia. “Lo Spirito è Verità” (1Gv 5,6). Perciò coloro che non prendono parte a esso, non sono nutriti nella vita dalle mammelle della madre, non hanno parte alla fonte limpidissima che fuoriesce dal corpo di Cristo[2].


[1] Seguiamo l’arabo che traduce con fašal (‘fallimento, delusione, insuccesso’) la parola greca deilía (‘timidezza, codardia’), N.d.T.

[2] Ireneo di Lione, Contra haereses, III, 24,1 (cf. Id., Contro le eresie, II, a cura di Augusto Cosentino, Città Nuova, Roma 2009, pp. 139-140).

Anba Epiphanius
tratto da: Anba Epiphanius, Una salvezza così grande, San Macario Edizioni, 2019, pp. 197-202

IL LIBRO È ACQUISTABILE A QUEST’INDIRIZZO

Lascia un commento

Sfoglia verso l'alto