Un libro per la Quaresima

Il battesimo ha in sé tutto il concetto di “ascesi” dalla prospettiva di Dio. Esso, infatti, riguarda lo spogliarsi dell’uomo vecchio e il rivestirsi del nuovo, cioè di Cristo: “Quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo” (Gal 3,27), “Abbandonate, con la condotta di prima, l’uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, e rinnovatevi nello spirito della vostra mente e rivestitevi dell’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità” (cf. Ef 4,22-23).

Innanzitutto, questo “spogliarsi” è un’azione attiva nella vita cristiana e riguarda l’uso dello sforzo personale coinvolgendo la propria volontà libera. Inoltre consiste nel mettere a disposizione tutte le energie della mente, del pensiero e dei sentimenti per combattere gli elementi della morte che hanno dominato sulla carne in precedenza e i cui effetti si fanno ancora sentire sulle membra ridotte in schiavitù in virtù dell’abitudine. Questo “spogliarsi” avviene in maniera segreta ed efficace, grazie a un’azione divina, nel mistero del battesimo e si rinnova, si rafforza e viene portato a perfezione nell’arco di tutta la vita mediante il mistero della conversione perché la conversione altro non è che un rinnovamento del battesimo.

Il “rivestire” Cristo, invece, è un’opera passiva con cui accogliamo Cristo, senza sforzo da parte nostra, come dono e grazia: luce, sguardo spirituale, pace interiore, amore che supera la mente, pazienza perfetta, consolazione del cuore, gioia che domina nel momento dello sconforto, sopportazione delle avversità, dell’ingiustizia e dello scherno e tutti gli altri doni presiosi di Dio donati dallo Spirito Santo come frutti della vita di Cristo in noi. Questo “rivestire”, sebbene si compia una volta e per sempre nel mistero del battesimo, viene rinnovato mediante il mistero dell’eucarestia.

“Svestire” l’uomo vecchio e “rivestire” la vita di Cristo è un’operazione unica, unificata, ordinata, coordinata che continua per tutto l’arco della vita. La tradizione patristica usa per quest’operazione il termine sinergia cioè “operare insieme”. La prima operazione, lo “svestire”, si regge sulla seconda, il “rivestire” e non può compiersi senza di essa. La seconda, invece, permane grazie alla prima e senza di essa si disfa e perde di efficacia.

La sinergia si realizza proprio nel mistero della conversione e dell’eucarestia. L’equilibrio, infatti, tra l’opera attiva e quella passiva, cioè tra lo “svestire” il vecchio e il “rivestire” il Cristo, è dato dalla Chiesa attraverso il mistero della conversione e dell’eucarestia: la conversione continua è lo “svestire” e la comunione continua è il “rivestire” ed entrambe formano una sinergia che deve essere armonica e costante. Secondo l’idea patristica, nella conversione, che si fonda su uno sforzo personale, si pratica l’esame di coscienza, il pentimento, il controllo di sé, il contenimento dei diversi impulsi disordinati e la confessione dei peccati. La Chiesa sigilla lo sforzo attivo donando il mistero del perdono nell’assoluzione e nell’eucarestia che è frutto e ricompensa della conversione. Con esso la conversione assume un effetto sostanziale misterioso che facilita lo svestimento dell’uomo vecchio, cioè la mortificazione delle sue passioni. L’eucarestia è, infatti, la perpetuazione della vita di Cristo in noi. Attraverso di essa facciamo nostra la vittoria di Cristo sulla morte, gli inferi e satana e disattiviamo il potere del peccato che porta alla perdizione. La Chiesa quando si riunisce attorno all’eucarestia rappresenta il popolo di Dio che ha attraversato il Mar Rosso, cioè la morte, passando all’altra riva, cioè la vita, sconfiggendo Faraone, cioè satana. Tutti cantano il cantico della vittoria e della salvezza in vista dell’ultima vittoria e della salvezza escatologica. Il corpo santo viene dato non come simbolo ma come verità: è un passaggio perpetuo dalla morte alla vita, la sconfitta di satana, la gioia, la letizia e l’esultanza del cuore per questa vittoria.

La Chiesa ritiene che la vita dell’individuo sia sempre a rischio della caduta, che il nemico sia in agguato contro i suoi figli notte e giorno e che il peccato non smetta di combattere il corpo. Per questo ha predisposto il mistero della conversione, di modo che possa essere praticato in modo continuo, stabilendo stagioni per il digiuno durante tutto l’arco dell’anno, le quali sono occasioni per esaminare il proprio cuore e interrogare la propria coscienza. Ha, inoltre, legato il dono del perdono alla confessione e al pentimento sinceri e ha reso la pratica del mistero dell’eucarestia, sia nei giorni normali che durante i digiuni, come uno stato permanente di resurrezione interiore del cuore conformemente alla resurrezione donata gratuitamente dalla grazia mediante la vita di Cristo che assumiamo con il corpo e il sangue santi. La disponibilità della Chiesa a ripetere all’infinito la pratica del mistero della conversione esprime in modo essenziale la verità del perdono perfetto che Dio ci ha assicurato mediante la passione del suo Figlio unigenito. Allo stesso modo, la reiterazione all’infinito del mistero della comunione esprime in modo essenziale la verità della vittoria perfetta che Dio ha realizzato per noi contro il nostro nemico e nel nostro corpo mediante la resurrezione dai morti.

Mediante la ripetizione della conversione e della comunione la Chiesa ha donato ai nostri cuori una forza senza fine per poter proseguire il cammino fino alla fine.

Matta el Meskin
tratto da Matta el Meskin, L’ascesi cristiana, San Macario Edizioni, Wadi al-Natrun 2018, pp. 99-102

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