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Diario di un discepolo indisciplinato (5): “La donna di Antonio”

 

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L’idea di andare a trovare l’eremita del deserto occidentale egiziano ha una genesi del tutto particolare. Oggi posso dire, a distanza di tempo, che dietro a tutto ciò ci sia stata la regia dello Spirito Santo che per vie misteriose e imperscrutabili mi ha guidato dal momento in cui ho messo piede in quella libreria di Darwin. Anzi, oggi posso testimoniare che lo Spirito Santo mi ha guidato misteriosamente fin dal momento del mio concepimento. Ma questo l’ho capito troppo tardi.

Quando decisi di voler andare a trovare i discepoli di Antonio, non avevo ancora chiaro in mente che cosa fare. Sì, andare al Cairo ma poi? La mia esperienza con i paesi arabi non era stata per niente positiva e questo frenava in me ogni entusiasmo. Quasi immediatamente dopo la passeggiata sull’Esplanade, decisi di prendere un’aspettativa dal lavoro. Il mio caposettore, Edward, avrebbe preferito ammazzarmi:

– Edward ho bisogno di un tempo di solitudine. Devo ritrovare la via.

– La via, la via! Ma come parli! Joshua tu sai che sei in una posizione delicata, hai già preso molti giorni di ferie a causa della tua depressione e non te li abbiamo negati. Ora da dove ti viene tutto questo afflato misto? Guarda che abbiamo bisogno di te. Le uniche cose mistiche che ti riguardano qui al lavoro sono le tue rare apparizioni…

– Lo so, lo so bene. Ma sto ancora male, molto male. Forse ho trovato la soluzione, o forse no. In ogni caso ho bisogno di tempo. Un anno è troppo?

– Un anno?! Tu devi essere impazzito. Guarda che rischi il licenziamento. C’è gente qualificata quanto e più di te che è in fila per entrare. Sai che il Grande Puffo è capace di farti una sorpresa simile e mandarti a casa.

Il Grande Puffo era il nome “amichevole” con cui chiamavamo il capo dei capi, Sean. Edward lo citava sempre quando si trovava in difficoltà e voleva liberarsi da qualche responsabilità troppo grande per lui.

– Edward io ho diritto ad avere spazio per respirare e stare meglio. Ho dato il sangue per quest’azienda, senza di me non sareste mai arrivati ad essere la miglior azienda pubblicitaria del sud-est asiatico! È indecente che mi minacciate in questo modo!

– Avrai anche diritto a respirare e stare meglio, ma non ad essere pagato senza lavorare per tutto questo tempo. Se decidi di sparire ti manderanno via.

Rimasi impietrito, bloccato al mio posto. Era la prima volta nella mia vita che una minaccia di licenziamento si faceva così concreta. Edward non aveva più niente da dire e mi lasciò lì dov’ero, in mezzo a una folla di gente che correva all’impazzata da una parte all’altra, al 47° piano del grande e imponente Chifley Tower, come se il mondo stesse per crollare da un momento all’altro. Per me, il mondo, quel giorno, crollò davvero. Mi sentivo tradito, abbandonato nel momento del bisogno. Come se mi fossi scoperto all’improvviso un numero, un oggetto, un mercenario al servizio di un signorotto disumano. Ero malato e stavo male ma sembrava non interessasse a nessuno. Rimasi a casa una settimana. Spensi tutti i telefoni, serrai tutte le tapparelle, diedi tutte le girate alle tre chiavi con cui avevo armato la porta di casa. Avevo la sensazione che stessi precipitando sempre più in basso. Anche quel filo sottile di Antonio mi sembrava, all’improvviso, volersi spezzare. Era come se stessi giocando a scacchi con la morte e proprio quando lei mi mangiava la regina e sembrava tutto finito, una piccola mossa di un insignificante pedone capovolgeva le sorti. In modo inatteso, totalmente inatteso, risuscitai ancora una volta. Accesi il telefono per farmi portare la spesa a domicilio. Avevo un gran desiderio di cucinare, di assaporare il cibo. Erano vari giorni che, rinchiuso nella mia topaia, mangiavo orrendo cibo in scatola in quantità minuscole. Trovai trenta chiamate non risposte. Tutte dalla mia agenzia. Tirai un grande e profondo respiro, chiusi gli occhi e richiamai. Edward era su tutte le furie.

– Ti ho chiamato per tutto questo tempo, dov’eri?! Non si fa così Joshua! Stai giocando con il fuoco!

– Scusa Edward, non posso spiegarti ora. Novità?

– Il Grande Puffo non vuole più sentir parlare di te, è fuori di sé per le tue richieste.

– Immagino. Quindi che si fa?

– Ti dà tre mesi di tempo, 90 giorni, non uno di più. Poi se non torni al lavoro e ti pianti alla sedia come un impiegato normale considerati licenziato.

Chiusi la chiamata senza neanche salutare. Ormai il dado era tratto, ed ero disposto a tutto. Tre mesi erano troppo pochi e sapevo bene dentro di me che se fossi partito non sarei ritornato così velocemente. Una scarica di adrenalina mi attraversò da capo a piedi. Per la prima volta sentii di non temere più di perdere il posto. Mi sentivo finalmente libero di tentare l’ultima via, costasse quel che costasse. Per l’ennesima volta, uscii dal mio piccolo sepolcro tenebroso, salii in macchina e mi diressi verso l’unica agenzia di viaggi che conoscevo della zona.

– Un biglietto solo andata per il Cairo.

– Oh le mete esotiche! Le adoro! – mi rispose la commessa – Abbiamo un’ottima offerta per Sharm. Sette giorni, vitto e alloggio tutto incluso, in un villaggio meraviglioso…

– Il Cairo.

– Sharm è vicina al Cairo ma c’è un volo diretto da Dubai…

– Non mi interessa, voglio andare al Cairo.

– Se non le piace il mare ma le piacciono i paesi arabi abbiamo un’offerta imperdibile per la Giordania, Petra, Amman… Conosce? Ci sono stata quest’anno…

– Non sto cercando offerte, grazie. Voglio solo un biglietto per il Cairo. Anzi, avrei bisogno anche di un albergo.

– Ah, vedo che ha già chiaro in mente il viaggio che vuole fare. Ha già fissato il suo percorso? Vuole che la aiutiamo a rendere il suo viaggio meraviglioso? Ha bisogno di una limousine, di un taxi di lusso? Con minibar o senza?

– Ho bisogno dei figli di Antonio.

– Antonio… Antonio chi, mi scusi?

– Antonio il grande, il monaco cristiano.

– Cristiano? Ma, ma signore guardi che si sbaglia, l’Egitto è un paese islamico, ci sono stata tempo fa, mi ricordo di tutte le moschee che abbiamo visto… quella di Ali Mohamed o Mohamed Ali non ricordo bene è molto affascinante. Ma Mohamed Ali non è il pugile famoso? Ah, che ridere! Forse mi sbaglio, ma sa, questi nomi arabi tutti uguali.

– Guardi non so quasi niente dell’Egitto, ci sono stato con mia moglie molti anni fa e non ho dei bei ricordi. Ma sì, ci sono cristiani.

– Ma guardi che si sbaglia, non ricordo una cosa del genere. Aspetti che chiedo alla collega che è una grande appassionata d’Egitto. Rebeccaaaaaa…

Si alzò di scatto come un grillo di campagna e si diresse, urlacchiando, verso una stanzetta nel retro. Io mi guardai attorno. Mi sembrava di essere di nuovo in ufficio, con tutti quei cartelloni che pubblicizzavano meravigliose vacanze che avrebbero finalmente portato la felicità a lavoratori affaticati e intristiti dalla vita, vacanze in villaggi blindati, aperti ai soli occidentali, che sfornavano tonnellate di cibo di cui la gran parte sarebbe finito nella pattumiera, che proponevano cammellate nel deserto a provetti Lawrence d’Arabia che non avrebbero mai messo piede nel paese circostante, povero e in conflitto… Pensai di uscire. Poi, all’improvviso, ritornò la commessa con la collega. Mai avrei immaginato, in tutto questo marasma di rivederla. Era la “donna di Antonio”, lì, davanti a me, in carne e ossa. Si chiamava Rebecca. Balbettai qualcosa:

– Ma… è lei!

– E lei è lei! Dico sempre ai miei amici che Darwin è una città troppo piccola. Ha comprato il libro, noto.

La copertina si riconosceva a un miglio di distanza.

– Sì! È bellissimo, la ringrazio, mi sembra finalmente di vedere una luce.

La collega di Rebecca ci guardava come fossimo due alieni. Ci interruppe sul più bello:

– Scusate?

Le prestammo finalmente un po’ di attenzione.

– Vi conoscete?

Tornammo a guardarci quasi che volessimo concordare una risposta unica che non desse troppo nell’occhio.

– Forse – rispondemmo entrambi. E scoppiammo a ridere.

– Beh in tal caso – riprese la collega – posso togliere il disturbo, sicuramente Rebecca può servirla molto meglio di me. Non dimenticare di inviare quell’email prima di chiudere, Rebecca, ok?

– Tranquilla, lo faccio tra poco – le rispose Rebecca.

La collega uscì dall’agenzia. Eravamo a ridosso dell’orario di chiusura.

– Bene, dove vai di bello – mi chiese Rebecca.

– Se state per chiudere torno domani.

– Non ti preoccupare. Raramente abbiamo a che fare con viaggi che sono questione di vita o di morte. Diciamo che siamo circondati da gente che cerca zoo turistici più che viaggi. Il viaggio è diventata merce rara. I veri viaggiatori si programmano i viaggi da soli, su internet. Ma d’altronde dobbiamo pur far qualcosa per campare. Ci resta solo questo, il nostro settore va verso l’estinzione… come la libreria di Darwin!

Tacemmo per qualche secondo, come se volessimo fare il cordoglio a un’epoca che stava tristemente per scomparire.

– Dopo aver letto il tuo libro voglio andare in Egitto, subito. Ho preso un’aspettativa dal lavoro, sono libero.

– Oh caro! Deve averti proprio impressionato quel libro.

– Sono stato fulminato dalla libertà di Antonio e dalla verità della sua vita. Io non ho niente di tutto questo e lo voglio, lo desiderio ardentemente. Sono disperato. Voglio incontrare assolutamente i discepoli di Antonio.

– Di discepoli ne ha tanti, in tutto il mondo. Credo che in Egitto siano qualche migliaio. Non credo tu riesca a parlare con tutti.

– E allora, che faccio?

– Conosco un eremita che vive nel deserto occidentale egiziano. Non l’ho mai incontrato personalmente ma ho avuto la grande benedizione di ricevere una sua lunghissima lettera manoscritta che mi ha detto tante verità sulla mia vita. Se sono uscita dalla depressione è anche grazie alle sue preghiere.

– Depressione?! Come faccio ad arrivare da lui? Dove devo andare? Chi devo contattare?

– Il monastero dove lui vive ritirato si trova a un’ora circa dal Cairo. Bisogna arrivare al Cairo in aereo. Lì incontrerai Samir che ti porterà in monastero. Una volta in monastero, saranno i monaci a occuparsi di te.

Rebecca acquistò il biglietto per me. Sydney-Cairo via Mumbai. Circa una giornata di volo con un breve scalo nella metropoli indiana. Mi diede il numero di Samir, l’autista copto che l’aveva aiutata durante il suo viaggio in Egitto.

– Stai attento, sarà un viaggio in un tunnel di fuoco. Soffrirai molto perché scoprirai chi sei davvero e non sarà un bel vedere. Ma conoscerai anche la tua vocazione divina. Il Signore ti riveli tutto ciò che deve essere rivelato.

Mi sorrise. Era così innocente quella donna. Nonostante fosse una bellissima donna non riuscivo a pensare a lei come a un oggetto sessuale o a una creatura da sottomettere alle mie voglie. Era un angelo? Una volta ho sentito dire che gli angeli hanno dei bei visi da donna ed emanano luce. Rebecca sembrava rispecchiare in pieno la descrizione. Le mancavano solo le ali. Anche lei aveva attraversato un periodo di depressione. Avrei voluto conoscerla meglio, parlarle, la invitai a cenare insieme.

– Conosco un ristorante italiano qui in fondo al viale che è davvero straordinario. Che ne dice se mangiamo una pizza insieme?

Lei abbassò lo sguardo. Mi fece capire che era meglio per me concentrarmi sul viaggio e che lei sarebbe stata lì in agenzia se avessi avuto bisogno di aiuti pratici. La mia reazione al suo gentile rifiuto mi sorprese. Non mi alzai in preda a un attacco di orgoglio dongiovannesco ferito. Stranamente non feci nulla. Semplicemente presi atto.

– Perché fai tutto questo per me? – le chiesi, riconoscente. – In fondo mi hai visto di sfuggita una volta in una libreria…

– “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Questo insegna il Maestro. Buon viaggio Joshua. Anche se ti sembra di farlo da solo, sarai in compagnia, in ottima compagnia.

Chi sa cosa intendesse con quella frase. Pensai che forse avrei trovato compagnia sul volo o in Egitto. In realtà non avrei voluto nessuno con me. Solo io e me stesso. Per me era una battaglia vitale e le battaglie per la vita si combattono da soli.

Uscii dall’agenzia risollevato. Il biglietto era fatto. Lo presi in mano e guardai il mio nome e la destinazione. Mancava solo una settimana al decollo. Mi sentivo leggero. Dal mare arrivava una dolce brezza. All’improvviso sentii lo stomaco borbottare. Solo ora mi rendevo conto di avere una grande fame.

tradotto da Natidallospirito.com

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3 commenti

  1. natodallospirito

    Carissima sorella, grazie a te per questo commento appassionato. Anche noi amiamo Santa Teresa! Ti auguriamo che un giorno tu possa visitare i luoghi di Antonio e Macario. Prega per noi, speriamo continuerai a seguire la saga di Joshua

  2. Grazie fratelli, Dio vi benedica! Questa idea di pubblicare la “serie” del discepolo indisciplinato è stata veramente un gran regalo: è sempre più affascinante! Davvero queste cose parlano al cuore dell’uomo di oggi con un’attualità incredibile. Grazie per condividere con la Chiesa universale i tesori di questa spiritualità che è sempre più nostra e ci permette davvero di riprendere a respirare con entrambi i polmoni! Vi affido un piccolo sogno: spero un giorno di poter andare anch’io a visitare il monastero del mio grande “abuna” Matta! Il Dio amico degli uomini vi ricompensi con il suo ineffabile amore di fuoco. Una monaca figlia di S. Teresa d’Avila

  3. Madre Scolastica

    Il Signore benedica, mi unisco alla gratitudine della monaca carmelitana che mi piacerebbe conoscere in spirito di ecumenismo monastico: sono infatti ortodossa ! E il vs prezioso sito sta sostituendo l’ amata biblioteca, andata in fumo nell’incendio che Qs inverno ha distrutto il mio Eremo
    Chissà che il buon Dio ci faccia compiere insieme il pellegrinaggio a San Macario ?!
    madre Scolastica del santo Spirito

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