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Memoria eterna (patriarca Pavle di Serbia †15.11.2009)

A un anno dalla dipartita del “piccolo” grande patriarca Pavle di Serbia, riproponiamo una sua meravigliosa omelia pasquale che abbiamo recentemente tradotto.

Ecco alcune delle cose che egli disse:

“Se Cristo non è risorto e non ha conquistato la morte, allora non c’è vita – a restare è solo assurdità e una fame insoddisfatta

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Il mistero dell’aldilà nella tradizione orientale (Pavel Evdokimov)

1. LA MORTE

Il silenzio dei morti pesa sui vivi. Tuttavia, da Cristo in poi la morte è cristiana, non è più un intruso, ma la grande iniziatrice. “Regina dei terrori”, secondo Giobbe, la morte ferma le profanazioni abituali e le dimenticanze, colpisce con il suo avvenimento irreversibile. Non ha un’esistenza in essa stessa, non è la vita che è un fenomeno della morte, ma è la morte che è un fenomeno provvisorio della vita. Come la negazione è posteriore alla dichiarazione, è un fenomeno secondario e principalmente parassitario. Dopo la rottura dell’equilibrio iniziale, la morte diventa il destino “naturale” dei “mortali” pur essendo contro natura, cosa che spiega l’angoscia dei morenti. L’ampiezza del male si misura dalla potenza dell’antidoto. La ferita è così profonda, il male è così virulento, che esigono una terapeutica propriamente divina ed è il tragico della morte di Dio e, al suo seguito, il nostro passaggio con la purificazione della morte. L’incarnazione del Verbo è già l’avviamento della Risurrezione. Il Verbo si unisce alla natura “morta” per vivificarla e curarla. “Prese un corpo capace di morire affinché, soffrendo per tutti in questo corpo in cui era venuto, riducesse a nulla il Maestro della morte”[1]. “Si è avvicinato alla morte fino a prendere contatto con lo stato di cadavere e fornire alla natura il punto di partenza della risurrezione”[2]. “Ha distrutto la potenza della mortalità”[3].

La Bibbia non insegna alcuna immortalità naturale. La risurrezione di cui parla l’Evangelo non è affatto la sopravvivenza dell’anima ma la penetrazione di tutto l’essere umano con le energie vivificanti dello Spirito Divino. Il Credo lo confessa: “Attendo la risurrezione dei morti”, e “Credo nella risurrezione della carne”. I santi vivono la morte con gioia, nella gioia di nascere al mondo di Dio. San Serafino di Sarov insegnava il “morire in allegria”. È per questo che indirizzava a tutti questo saluto pasquale: “Gioia mia, Cristo è risorto”, la morte è inesistente e la vita regna. La morte per san Gregorio di Nissa è cosa buona e san Paolo lo dice in una visione stupefacente: Tutte le cose son vostre, sia la vita, sia la morte (1Cor 3, 22), le due sono allo stesso titolo, i regali di Dio messi a disposizione dell’uomo.

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“L’unico senso dell’esistenza per i giovani è la Risurrezione di Cristo” (patriarca Pavle di Serbia [2009†])

NOTA DELL’EDITORE: Il patriarca Pavle fu a capo della Chiesa ortodossa serba in un periodo in cui molti giovani in Serbia, disillusi sia dai palesi fallimenti del comunismo che dal vuoto del materialismo e dell’edonismo importati dall’Occidente, ritornavano in Chiesa. Il bombardamento della Serbia da parte della NATO, comandata dagli statunitensi, nel 1999, durante il quale la gioventù serba vide cadere a pezzi il mito della felicità propagandato dall’Occidente insieme agli edifici della loro capitale, non fece che incrementare questa tendenza al ritorno in chiesa. Il Patriarca Pavle, quale vero padre del suo popolo, si diede da fare per creare una casa per queste anime in cerca all’interno della Chiesa. Egli sapeva che i giovani si ribellavano contro lo status quo per una buona ragione, e gioì allorché questa ribellione li mise sulla via del Regno Celeste; ma sapeva anche che molti erano portati da questa protesta nella direzione opposta, verso la morte e l’inferno.
Nella seguente omelia pasquale Sua Santità tratta la condizione dei giovani nel suo paese – che, ovviamente, si riflette nello stato dei giovani in tutto il mondo moderno – e indica cosa deve essere fatto per loro e da loro di modo che possano compartecipare alla vittoria di Cristo sulla morte e l’inferno, che Egli ha compiuto attraverso la Sua morte salvifica e la Sua gloriosa Risurrezione.

PAVLE,
per grazia di Dio Arcivescovo ortodosso di Pec, Metropolita di Belgrado-Karlovci e Patriarca serbo, con tutti i Prelati della Chiesa serba ortodossa a tutto il clero, ai monaci, e a tutti i figli e le figlie della nostra Santa Chiesa: grazia, misericordia e pace da Dio Padre, e dal nostro Signore Gesù Cristo, e dallo Spirito Santo, con il gioioso saluto pasquale:
CRISTO E’ RISORTO!

Nel salutarvi, nostri cari figli spirituali, con questo santo saluto pasquale, preghiamo che vuoi riceviate la gioiosissima potenza del Teantropo Risorto, il nostro Signore Gesù Cristo, attraverso cui Egli ci ha illuminati risorgendo dai morti e conquistando, una volta e per tutte, ogni morte e ogni dolore. Quel potere della Risurrezione di Cristo continua a vivere e a donar vita nel Corpo di Cristo, la Chiesa, dove la fragranza dello Spirito Santo proclama continuamente la vita del Risorto.

La fede nella Risurrezione di Cristo è sempre stata la pietra angolare della Chiesa. Senza questa fede la Chiesa perderebbe completamente il suo senso e la sua forza. «Se Cristo non è risuscitato», dice il Santo Apostolo Paolo, «è vana anche la vostra fede» (cfr. 1Cor 15,14). Senza la Risurrezione tutta la nostra predicazione è vana, come la nostra conoscenza, la nostra gioia, la nostra bellezza e il nostro amore; vana è la nostra nascita, la nostra vita e la nostra morte; vano è tutto ciò che è nostro, o di qualcun altro, o di qualunque persona; vano è il nostro desiderare, e ogni pensiero, e ogni nome – tutto, dunque, è vano! Se non c’è Risurrezione, allora l’uomo è la creatura più lamentevole “in tutti i mondi”, uno schiavo di “natura”, un oggetto con cui la natura gioca ingannandolo con una breve esistenza, mostrandogli alla fine di essere proprio un bel niente. Se Cristo non è risorto e non ha conquistato la morte, allora non c’è vita – a restare è solo assurdità e una fame insoddisfatta di vita e amore.

Il Patriarca Pavle di Serbia, noto per non amare le auto di rappresentanza preferendo a esse i mezzi pubblici o lunghe camminate a piedi

La pregustazione della vita eterna nel Regno di Cristo Risorto, conferma la nostra convinzione che, al di sopra di tutte le nostre cadute, fallimenti e successi incompleti, sopra tutti i trionfi temporanei della morte sulla vita che accompagnano l’esistenza terrena dell’uomo – al di sopra di tutto ciò c’è l’eterna vittoria della Vita sulla morte, del Bene sul male, della Gioia sul dolore. La fede nella Risurrezione, e l’esperienza della bellezza e della gioia della vita che accompagna questa fede, è il gioiello più prezioso dello spirito umano, il tesoro inestimabile depositato negli antri nascosti della vita umana. Esso brilla di potenza divina, dando all’uomo la forza di amare costantemente da capo e di creare per l’eternità. Privare l’uomo di questo tesoro significherebbe abbandonarlo all’insensatezza e alle tenebre del niente. Lasciare una persona senza la fede nella Risurrezione equivale a ucciderla, perché significa renderla insensata, disumanizzandola.

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La nostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio

Cristo, che aveva promesso di fare dei suoi discepoli una cosa sola in Dio insieme a lui, che aveva promesso che saremmo stati in Dio e Dio in noi, ha realizzato questa promessa. In un modo misterioso ha compiuto per noi questa grande opera, questo privilegio stupendo. E sembra che l’abbia compiuto proprio salendo

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Cristo è risorto

Egli è…noi siamo

Egli è il Capo e noi il corpo. È dunque possibile separare il capo dal corpo? Egli è la Base e noi l’edificio. Egli è la Vite e noi i tralci. Egli è lo Sposo e noi la sposa. Egli è il Pastore e noi le pecore. Egli è la Via e noi coloro

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La speranza in Cristo

Se Cristo ci asciugherà dagli occhi ogni lacrima versata qui, allora ben vengano le lacrime. Di Lui non dice forse Davide: «Raccogli le mie lacrime negli otri tuoi; non sono esse nel tuo registro» (Sal 56:8)? Così, la “speranza di Cristo” ora ci risplende nei cuori come una forza propellente che ci dona energia

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