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Cosa significa “Signore, pietà”?

D: Non mi sento ancora a mio agio con tutto questo chiedere pietà…

R: Le persone che si avvicinano per la prima volta alla preghiera di Gesù spesso pensano: perché dovrei chiedere continuamente pietà a Dio? Non possiamo essere certi che ci ha già perdonati? Dobbiamo forse strisciare per terra?

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Il metodo di orazione esicastica secondo l’insegnamento di padre Serafino

Allorché il Sig. X…, giovane filosofo francese, arrivò al Monte Athos, aveva già letto un certo numero di libri sulla spiritualità ortodossa, in particolare la Piccola Filocalia della preghiera del cuore e i Racconti di un pellegrino russo. Ne era stato sedotto senza esserne veramente convinto.
Una liturgia, in rue Daru a Parigi, gli aveva ispirato il desiderio di trascorrere qualche giorno al Monte Athos, in occasione di una vacanza in Grecia, per saperne un po’ di più sulla preghiera e il metodo di orazione degli esicasti, questi uomini silenziosi in cerca di “esichia”, ossia di pace interiore.

Sarebbe troppo lungo raccontare dettagliatamente come giunse ad incontrare il padre Serafino, che viveva in un eremitaggio vicino a San Panteleimon (il Roussikon, come lo chiamano i Greci). Diciamo solo che il giovane filosofo era un po’ infastidito. Non trovava i monaci “all’ altezza” dei suoi libri.

Diciamo pure che, se aveva letto parecchio sulla meditazione e la preghiera, non aveva ancora pregato veramente, ne aveva praticato una qualche particolare forma di meditazione e, in fondo, ciò che egli chiedeva non era un discorso ulteriore sulla preghiera o sulla meditazione, ma una “iniziazione” che gli permettesse di viverle e conoscerle dal di dentro, per esperienza e non per sentito dire. Padre Serafino aveva una reputazione ambigua presso i monaci vicini. Alcuni l’accusavano di levitare, altri di latrare, altri ancora lo consideravano un contadino ignorante, altri come un autentico staretz ispirato dallo Spirito Santo, capace di dare consigli profondi e di leggere nei cuori.

Quando si arrivava alla porta del suo eremo, padre Serafino aveva l’ abitudine di osservare il nuovo venuto nel modo più sfacciato: dalla testa ai piedi, durante cinque minuti, senza rivolgere la minima parola. Coloro che non fuggivano di fronte all’esame potevano allora udire la sferzante diagnosi del monaco. ”Non e sceso al di sotto del mento”. “Non parliamone. Non è nemmeno entrato”. “Non è possibile, che meraviglia! É sceso già fino alle ginocchia”.

Egli parlava, ovviamente, dello Spirito Santo e della sua discesa più o meno profonda nell’uomo. Qualche volta nella testa, ma non sempre nel cuore o nelle viscere Giudicava così la santità di qualcuno, dal grado di incarnazione dello Spirito. Per lui, l’uomo perfetto, l’ uomo trasfigurato, era quello interamente abitato dalla Presenza dello Spirito Santo, dalla testa ai piedi. “Questo l’ho visto una sola volta, presso lo staretz Silvano. Lui, diceva, era veramente un uomo di Dio, pieno di umiltà e di maestà”.

Il giovane filosofo era ben lontano da tali traguardi: in lui lo Spirito Santo si era fermato, o piuttosto non aveva trovato passaggio che “fino al mento”. Quando chiese a Padre Serafino di parlargli della preghiera del cuore e dell’orazione pura secondo Evagrio, Padre Serafino cominciò a latrare. Ciò non scoraggiò il giovane. Insistette… Allora il monaco gli disse: “Prima di parlare di preghiera del cuore, impara a meditare come una montagna…” e gli indicò un’enorme roccia. “Chiedile come fa a pregare. Poi torna da me”.

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Alcune “preghiere scoccate” (giaculatorie della tradizione copta e ortodossa orientale)

Cos’è una preghiera scoccata

Il termine “preghiera scoccata” (come fosse una freccia) o giaculatoria fu coniato da Sant’Agostino per descrivere delle brevi preghiere che ebbero origine nella tradizione monastica copta tra il IV e il V sec. Il termine stesso giaculatoria, infatti, deriva dal latino jaculum che vuol dire dardo, freccia. Nella lettera

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I malesseri spirituali che indeboliscono la preghiera (Matta al-Miskin)

1. Immergere i sensi in maniera incontrollata nella mondanità, nel divertimento, nello scherzo, nel riso e nelle chiacchiere inutili su argomenti morti, privi come sono di qualsivoglia legame con la nostra salvezza. Trascurare ciò che è di Dio.

«Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio» (Giac 4,4);

2. Abituarsi

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La preghiera e la caduta di Adamo

Talvolta, la preghiera pura viene fatta senza parole. La mente, in uno stato eccezionale, acquisisce una comprensione di tutte le cose. In qualsiasi momento può sopraggiungere il rapimento dello spirito. “Ci si dimentica del mondo, le suppliche cessano e, con silenzioso stupore, si resta in Dio” [Silvano del Monte Athos, Gribaudi,

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“Non cercheresti me, se non mi avessi già trovato”

Nella preghiera, dice il vescovo Teofane il Recluso (1815-1894), “ciò che conta principalmente è rimanere davanti a Dio con la mente nel cuore, e continuare a rimanere davanti a Lui senza sosta giorno e notte, fino alla fine della vita” (cfr. igumen Chariton of Valamo, The art of prayer: an

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Preghiera e umiltà

Cerchiamo di non mancare di rendere umile il nostro spirito. Se acquisiamo questa abitudine benedetta, molti dei nostri errori saranno corretti. Ad esempio, ci può venire in mente il pensiero che abbiamo rattristato il nostro fratello, e sappiamo che per essere graditi a Dio e rimanere nella Sua presenza dobbiamo essere riconciliati con la

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