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“L’unico senso dell’esistenza per i giovani è la Risurrezione di Cristo” (patriarca Pavle di Serbia [2009†])

NOTA DELL’EDITORE: Il patriarca Pavle fu a capo della Chiesa ortodossa serba in un periodo in cui molti giovani in Serbia, disillusi sia dai palesi fallimenti del comunismo che dal vuoto del materialismo e dell’edonismo importati dall’Occidente, ritornavano in Chiesa. Il bombardamento della Serbia da parte della NATO, comandata dagli statunitensi, nel 1999, durante il quale la gioventù serba vide cadere a pezzi il mito della felicità propagandato dall’Occidente insieme agli edifici della loro capitale, non fece che incrementare questa tendenza al ritorno in chiesa. Il Patriarca Pavle, quale vero padre del suo popolo, si diede da fare per creare una casa per queste anime in cerca all’interno della Chiesa. Egli sapeva che i giovani si ribellavano contro lo status quo per una buona ragione, e gioì allorché questa ribellione li mise sulla via del Regno Celeste; ma sapeva anche che molti erano portati da questa protesta nella direzione opposta, verso la morte e l’inferno.
Nella seguente omelia pasquale Sua Santità tratta la condizione dei giovani nel suo paese – che, ovviamente, si riflette nello stato dei giovani in tutto il mondo moderno – e indica cosa deve essere fatto per loro e da loro di modo che possano compartecipare alla vittoria di Cristo sulla morte e l’inferno, che Egli ha compiuto attraverso la Sua morte salvifica e la Sua gloriosa Risurrezione.

PAVLE,
per grazia di Dio Arcivescovo ortodosso di Pec, Metropolita di Belgrado-Karlovci e Patriarca serbo, con tutti i Prelati della Chiesa serba ortodossa a tutto il clero, ai monaci, e a tutti i figli e le figlie della nostra Santa Chiesa: grazia, misericordia e pace da Dio Padre, e dal nostro Signore Gesù Cristo, e dallo Spirito Santo, con il gioioso saluto pasquale:
CRISTO E’ RISORTO!

Nel salutarvi, nostri cari figli spirituali, con questo santo saluto pasquale, preghiamo che vuoi riceviate la gioiosissima potenza del Teantropo Risorto, il nostro Signore Gesù Cristo, attraverso cui Egli ci ha illuminati risorgendo dai morti e conquistando, una volta e per tutte, ogni morte e ogni dolore. Quel potere della Risurrezione di Cristo continua a vivere e a donar vita nel Corpo di Cristo, la Chiesa, dove la fragranza dello Spirito Santo proclama continuamente la vita del Risorto.

La fede nella Risurrezione di Cristo è sempre stata la pietra angolare della Chiesa. Senza questa fede la Chiesa perderebbe completamente il suo senso e la sua forza. «Se Cristo non è risuscitato», dice il Santo Apostolo Paolo, «è vana anche la vostra fede» (cfr. 1Cor 15,14). Senza la Risurrezione tutta la nostra predicazione è vana, come la nostra conoscenza, la nostra gioia, la nostra bellezza e il nostro amore; vana è la nostra nascita, la nostra vita e la nostra morte; vano è tutto ciò che è nostro, o di qualcun altro, o di qualunque persona; vano è il nostro desiderare, e ogni pensiero, e ogni nome – tutto, dunque, è vano! Se non c’è Risurrezione, allora l’uomo è la creatura più lamentevole “in tutti i mondi”, uno schiavo di “natura”, un oggetto con cui la natura gioca ingannandolo con una breve esistenza, mostrandogli alla fine di essere proprio un bel niente. Se Cristo non è risorto e non ha conquistato la morte, allora non c’è vita – a restare è solo assurdità e una fame insoddisfatta di vita e amore.

Il Patriarca Pavle di Serbia, noto per non amare le auto di rappresentanza preferendo a esse i mezzi pubblici o lunghe camminate a piedi

La pregustazione della vita eterna nel Regno di Cristo Risorto, conferma la nostra convinzione che, al di sopra di tutte le nostre cadute, fallimenti e successi incompleti, sopra tutti i trionfi temporanei della morte sulla vita che accompagnano l’esistenza terrena dell’uomo – al di sopra di tutto ciò c’è l’eterna vittoria della Vita sulla morte, del Bene sul male, della Gioia sul dolore. La fede nella Risurrezione, e l’esperienza della bellezza e della gioia della vita che accompagna questa fede, è il gioiello più prezioso dello spirito umano, il tesoro inestimabile depositato negli antri nascosti della vita umana. Esso brilla di potenza divina, dando all’uomo la forza di amare costantemente da capo e di creare per l’eternità. Privare l’uomo di questo tesoro significherebbe abbandonarlo all’insensatezza e alle tenebre del niente. Lasciare una persona senza la fede nella Risurrezione equivale a ucciderla, perché significa renderla insensata, disumanizzandola.

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