Proponiamo un intervento del Prof. Philippe Luisier, docente di lingua e letteratura copta al Pontificio Istituto Orientale di Roma, letto ad Alessandria d’Egitto lo scorso anno. Vi emergono le origini egiziane della preghiera di Gesù.
Scrive Luisier: «Ancora più interessante il consiglio di abba Ammonas [IV sec.] ad un monaco tentato da tre idee, quella di andare errando nel deserto, quella di fuggire all’estero dove nessuno lo conoscerà oppure di vivere in recluso senza vedere nessuno ; Ammonas replica : “Nessuna di queste tre cose ti giova. Rimani piuttosto nella tua cella, mangia un po’ ogni giorno, medita incessantemente nel tuo cuore la parola del pubblicano, e potrai salvarti” . Ora, la parola del pubblicano è quella di Lc 18,13 : “O Dio, abbi pietà di me peccatore” : siamo quasi arrivati alla formula della preghiera di Gesù, tanto cara alla tradizione esicasta ! »
Prosegue Luisier: «Quindi la preghiera monologistos risale almeno agli inizi del secolo VI . Ne abbiamo un po’ meno di due secoli dopo una altra testimonianza, alquanto straordinaria, poiché si tratta di un’ iscrizione parietale dentro una cella del sito monastico di Kellia. Fu scoperta nel 1965, copiata e pubblicata ; oggigiorno, non resta quasi nulla del sito, totalmente trasformato dalle coltivazioni. La versione copta dell’iscrizione non è sempre chiara , ma esiste una versione araba del testo . Si tratta d’un apoftegma nel quale un anziano dice di non dar retta ai demoni che criticano la preghiera indirizzata soltanto a Gesù, come se trascurasse il Padre e lo Spirito Santo. Sulla base di tali testimonianze ed altre, gli studiosi possono determinare che la preghiera di Gesù era molto praticata nei monasteri della regione a sud di Alessandria durante lunga parte del medioevo, in particolare in quello di San Macario.»
Luisier termina la sua rassegna sulla preghiera del cuore con “uno dei migliori figli della chiesa copta di oggi”, Padre Matta al-Miskin.
Ma vale la pena di leggere tutto l’intervento ricchissimo di straordinari detti dei Padri del deserto.
L’intervento è disponibile in PDF.


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