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Archive for the ‘Isacco il Siro (o di Ninive)’ Category
Non chiamare Dio giusto, ché la Sua giustizia non è manifesta nelle cose che ti concernono. E se Davide Lo chiama giusto e retto, Suo Figlio ci ha rivelato che Egli è buono e magnanimo. “Egli è buono”, Egli dice “con i cattivi e con gli empi”. Come puoi tu chiamare Dio giusto quando ti imbatti sul brano evangelico della paga data agli operai (cfr. Mt 20:1-16)?…
Come può l’uomo chiamare Dio giusto quando legge nel passaggio del figliuol prodigo, il quale ha sperperato la sua ricchezza con una vita dissoluta, che al minimo cenno di compunzione, il padre corse e cadde alle ginocchia del figlio dandogli autorità sopra tutta le sue ricchezze?…
Dove, dunque, è la giustizia di Dio dal momento che, mentre eravamo peccatori, Cristo è morto per noi!
Isacco di Ninive
(tradotto dall’inglese: “The Ascetical Homelies of Saint Isaac the Syrian”,
Boston, the Holy Transfiguration Monastery; omelia 51)
Coloro che trascorrono la loro vita nelle opere del corpo sono estranei a questo genere di prova. Ma capita loro un altro genere di accidia, che è comune a tutti, e che agisce in modo totalmente diverso rispetto alle tentazioni appena descritte.
La santità e la guarigione di colui che è così provato sono procurate dall’esichia. E’ lì la consolazione. Nessuno riceve mai dalla frequentazione degli uomini la luce della consolazione, né è mai guarito dalle relazioni che intrattiene con loro.
L’accidia si placa un momento ma ritorna subito all’attacco, con maggior violenza. Allora, abbiamo bisogno di un uomo illuminato che abbia esperienze di queste cose, per ricevere da lui luce e forza ogniqualvolta sia necessario, ma non sempre. Beato colui che sopporta tali tentazioni restando tra le mura della sua cella. Poiché, come dicono i Padri, giungerà a dimorare nella quiete e sarà rivestito di forza. Tuttavia, non è in un’ora né subitaneamente che una simile lotta si allontana. Non è nemmeno in una volta né in tutta la sua perfezione che la grazie ritorna e dimora nell’anima, ma poco a poco. Dopo la grazia, ritorna la prova. V’è un tempo per la prova e un tempo per la consolazione. L’uomo deve aspettarsi questo fino alla sua dipartita [dal mondo]. Non speriamo di divenire quaggiù totalmente estranei a questo genere di prova, né di ottenere la consolazione perfetta. Poiché è piaciuto a Dio che la nostra vita su questa terra si svolgesse in questo modo, e che tali prove capitassero a coloro che camminano sulla vita. A lui sia la gloria, nei secoli dei secoli. Amen.
Isacco il Siro (o di Ninive)
discorso 57 tratto da Discours ascétiques selon la version greque,
ed. Monastère Saint-Antoine-Le-Grand, 2006
Quanto a te, uomo, ecco ciò che ti propongo e ti consiglio: se non hai la forza di riprendere il controllo di te e di buttarti faccia a terra per pregare, copriti la testa con il mantello e dormi, finché non sia allontanata da te quest’ora di tenebre, ma non uscire di casa. Questa tentazione prova soprattutto coloro che desiderano vivere secondo la condotta spirituale e coloro che cercano, lungo il loro viaggio [terreno], la consolazione della fede. E’ per questo che quest’ora in cui il pensiero è in preda al dubbio li fa soffrire e li mette soprattutto in pena. Poi viene la bestemmia, che li attacca con forza. Talvolta vengono dei dubbi in merito alla risurrezione, talaltra altre cose di cui non v’è bisogno di parlare. Noi abbiamo fatto spesso l’esperienza di tutto questo ed è per la consolazione di molti dei nostri fratelli che abbiamo descritto questa lotta.
Isacco il Siro (o di Ninive)
discorso 57 tratto da Discours ascétiques selon la version greque,
ed. Monastère Saint-Antoine-Le-Grand, 2006
Fratelli, vediamo se abbiamo nelle nostre anime, nel momento della preghiera, la divina visione (theoria) quando meditiamo i versetti [dei salmi] e quando preghiamo. Poiché la visione divina viene dalla vera esichia [1]. Ma allorché ci succede di essere nelle tenebre, soprattutto se non ne siamo noi stessi la causa, non turbiamoci. Considera che queste tenebre ti sono state disposte dalla provvidenza di Dio per delle ragioni che soltanto Lui conosce. Effettivamente, la nostra anima talvolta soffoca, è come sommersa dalle onde. Che ci si dedichi alla lettura delle Scritture, o alla sua liturgia [2], o a tutt’altra occupazione, non ci sono che tenebre su tenebre. L’uomo abbandona allora la preghiera, e spesso non riesce neanche più ad avvicinarvisi. Non crede affatto che questo stato possa cambiare e che egli possa ritrovare la pace. Questo tempo è colmo di disperazione e timore. La speranza in Dio, la consolazione della fede, sono state completamente sciacciate via dall’anima. Quest’ultima è ricolma di dubbio e paura. Tuttavia, coloro che sono stati provati dall’assalto di queste onde sanno, per esperienza, che esso avrà fine e che sarà seguito da un cambiamento. Dio non lascia mai l’anima un giorno intero in un simile stato, perché essa perirebbe, avendo perduto la speranza dei cristiani. Ma la fa uscire da questo stato rapidamente. Anche se lo smarrimento in cui ti gettano simili tenebre si prolungasse, aspettati che prontamente sopraverrà, al posto loro, un cambiamento che ti farà rivivere.
[1] esichia in greco vuol dire quiete. Si consiglia la lettura dell’articolo a questo link: http://www.esicasmo.it/ESICASMO/esicasmo_e_preghiera_di_gesu.htm . Vale la pena di esplorare a fondo il sito esicasmo.it che contiene dei tesori.
[2] la parola ‘liturgia’ indica qui, come quasi ovunque in Isacco, l’ufficio divino che l’anacoreta recita solo, nella sua cella.
Isacco il Siro (o di Ninive)
discorso 57 tratto da Discours ascétiques selon la version greque,
ed. Monastère Saint-Antoine-Le-Grand, 2006
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