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Archive for the ‘liturgia copta’ Category
 TiAgia Maria TiMasnouti (Santa Maria Madre di Dio) di Stephane René
Tu sei l’onorata Madre della luce, da levante a ponente ti offrono lodi, o Madre celeste di Dio; poiché tu sei il puro ed immutabile fiore. Tu sei la Madre che rimase sempre vergine, perché il Padre ti ha scelta, lo Spirito Santo ti ha ricoperta, ed il Figlio di Dio è venuto e da te ha preso la carne. Domandagli di concedere la salvezza al mondo che ha creato, e di liberarlo dalle tentazioni. Cantiamo a lui un canto nuovo, e benediciamolo (dai tropari del Mattutino)
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Ave, ti supplichiamo, o santa piena di gloria, sempre vergine, Madre di Dio,Madre del Cristo; innalza le nostre preghiere al tuo diletto Figlio perché ci rimetta i nostri peccati. Ave, tu che hai generato per noi la vera luce, il Cristo nostro Dio; o santa Vergine, prega per noi il Signore affinché abbia misericordia delle nostre anime e ci rimetta i nostri peccati. Vergine Maria, santa Madre di Dio, patrona fedele del genere umano, intercedi per noi dinanzi al Cristo che tu hai generato, affinché ci conceda la grazia assieme alla remissione dei nostri peccati. Ave, o Vergine, autentica e vera regina; ave, vanto della nostra stirpe: tu hai generato per noi l’Emmanuele. Ti supplichiamo di ricordarti di noi, o patrona fedele, davanti al nostro Signore Gesù Cristo, affinché ci rimetta i nostri peccati (il saluto mariano nel Mattutino)
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Ti esaltiamo, o Madre della vera luce, ti glorifichiamo, o Santa Madre di Dio, perché hai generato per noi il Salvatore del mondo intero: egli è venuto ed ha salvato le nostre anime (prefazio al Credo)
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Madre di Dio, tu sei la vera vigna che ha generato per noi il frutto della vita. Ti preghiamo, o piena di grazia, assieme con i santi Apostoli per la salvezza delle nostre anime. Benedetto il Signore Dio. Benedetto il Signore di giorno in giorno. Il Dio della nostra salvezza ci preparerà la via (dai tropari dell’0ra Terza)
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Se stiamo in piedi nel tuo santo tempio, ci sentiamo come coloro che stanno in piedi nel cielo. O Madre di Dio, tu sei la porta del cielo: aprici la porta della misericordia (dai tropari dell’ora Terza)
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Sebbene a causa dei nostri innumerevoli peccati non abbiamo alcun diritto,attraverso di te, o Vergine Madre di Dio, osiamo rivolgerci apertamente a colui che tu generasti. Poiché la tua intercessione è grande, efficace ed accetta presso il nostro Salvatore, o pura Madre; non privare i peccatori delle tue intercessioni verso colui che tu hai generato. Infatti, egli è misericordioso e capace di salvarci,poiché ha patito in nostro favore per poterci salvare. Che le tue misericordie ci raggiungano presto, perché ne siamo realmente bisognosi; aiutaci, o nostro Salvatore. Per la gloria del tuo santo Nome ci salverai e ci rimetterai i nostri peccati a causa del tuo santo Nome (dai tropari dell’ora Sesta)
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Tu sei colei che è piena di grazia, Vergine Madre di Dio; noi ti lodiamo, perché attraverso la croce del tuo Figlio l’inferno è stato vinto, e la morte è stata ridotta al nulla. E noi, un tempo morti, siamo stati risuscitati e resi degni della vita eterna, ed abbiamo ottenuto la gioia del paradiso primordiale. Perciò rendiamo gloria con riconoscenza a colui che è potente, al Cristo nostro Dio (dai tropari dell’ora Sesta)
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Quando la Madre vide l’Agnello, il Pastore e Salvatore del mondo sospeso alla croce, disse piangendo: il mondo gioisce perché ha ricevuto la salvezza,ma le mie viscere sono piene d’amarezza vedendo la tua crocifissione, quella che tu hai pazientemente sopportato per tutti, Figlio mio e Dio mio! (dai tropari dell’ora Nona)
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Poiché ho compiuto ogni iniquità con intenzione e volontà, ed ho commesso ogni peccato con bramosia ed intensità, sono meritevole di ogni condanna e di ogni sofferenza. Ti prego, o nostra Sovrana la Vergine, di indurci al pentimento; perciò ti supplico di intercedere in mio favore, e ti domando di aiutarmi, affinché io non sia confuso. E quando l’anima abbandonerà la mia carne,vienimi incontro. Sconfiggi le trame del nemico, e chiudi le porte dell’inferno: che essi non prendano la mia anima, o Sposa senza macchia del vero Sposo (dai tropari dell’ora Undicesima [vespro])
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O Vergine immacolata, stendi la tua ombra sul tuo servo come soccorso efficace. Allontana dalla mia mente le ombre delle idee malvagie. Innalza la mia anima sofferente per le preghiere e la veglia, perché è caduta in un sonno profondo. Perché tu la misericordiosa, l’ausiliatrice e la Madre della sorgente della vita, del mio Re, e mio Signore Gesù Cristo, mia speranza (dai tropari dell’ora Dodicesima [compieta])
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Madre di Dio, finché avremo riposto in te la nostra fiducia, non saremo mai delusi, ma verremo salvati. Poiché abbiamo ottenuto il tuo aiuto e la tua intercessione, o pura e perfetta, non avremo paura, ma respingeremo i nostri nemici: li disperderemo con la tua protezione, e ci serviremo del tuo potente aiuto per difenderci. Ti preghiamo e ti imploriamo, o Madre di Dio, di salvarci per mezzo delle tue intercessioni, e di farci risorgere dal sonno delle tenebre per la glorificazione della potenza del Dio che ha preso la carne da te (dai tropari della preghiera del velo)
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O Vergine Madre di Dio, nostro inespugnabile baluardo: dissipa le trame del nemico, trasforma in gioia la tristezza dei tuoi servi, fortifica la nostra città,proteggi coloro che ci governano, intercedi per la pace del mondo; perché sei tu, o Madre di Dio, la nostra speranza (dai tropari della prima vigilia della preghiera della mezzanotte)
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I cieli ti lodano, tu che sei piena di grazia, sposa senza sposo; anche noi glorifichiamo il tuo ineffabile parto. Madre di Dio, intercedi per la redenzione delle nostre anime (dai tropari della seconda vigilia della preghiera della mezzanotte)
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O porta spirituale della vita, venerata Madre di Dio, salva coloro che cercano rifugio in te con fiducia contro ogni difficoltà, perché in ogni cosa possiamo glorificare il tuo santo parto, per la salvezza delle nostre anime (dai tropari della terza vigilia della preghiera della mezzanotte).

Il testo che segue è la traduzione in italiano della parte forse più bella dell’anafora di San Giovanni “figlio del tuono”, usata nella chiesa copta etiope insieme ad altre numerose anafore. Secondo la tradizione etiope, il nucleo della liturgia fu scritta dagli Apostoli stessi, dopo l’ascensione di Cristo. Questa si chiama “anafora degli Apostoli”. Più tardi, i Padri della Chiesa hanno apportato delle aggiunte con un’altra anafora conosciuta come “del Signore”. Entrambe riflettono gli insegnamenti del Signore stesso e incarnano la precedente tradizione orale a cui si fa cenno in Atti 1:3 (“Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio“). Un’altra anafora detta “dei Trecento” fu scritta dai 318 vescovi riuniti a Nicea nel 325 d.C.. Si crede che l’anafora di San Giovanni “figlio del tuono” sia stata scritta da San Giovanni Evangelista. Il testo è tratto da “The liturgy of the Ethiopian church” translated by the Rev. Marcos Daoud (1959) (www.ethiopianorthodox.org).
Sacerdote: O Signore, a Te innalziamo i nostri occhi, a Te eleviamo i nostri cuori, le nostre coscienze e le nostre menti. Tu sei eterno, esistendo prima che l’universo fosse creato, vivente nei secoli dei secoli.
Non v’è limite alla tua potenza, nessun può capirti completamente, e nessuno può comprendere la pienezza della tua essenza.
Nessuno può comprenderti né vederti. Tu conosci Te stesso, il tuo regno è senza fine, la tua potenza è immutabile, la tua grandezza infinita, ma la tua gloria non è nascosta. A tutti Tu sei invisibile, eppure tutto è visto da te.
Tu non hai inizio, ma a tutto tu metti fine. Infinito Tu sei, ma a tutto metti limite. Tutte le cose sono da Te, tutte le cose sono per mezzo di Te e tutte le cose sono in vista di Te.
Tu sei in tutti, nella tua grandezza sei più eccelso degli eccelsi.
Tu visitasti l’umile per mezzo della venuta di tuo Figlio. Nella tua invisibilità, Tu sei più remoto di tutti i distanti; eppure, per mezzo della Tua compassione, Tu avvicini a Te coloro che sono lontani.
Tu sei dentro di tutti, eppure Tu sei al di là ogni cosa. La tua grandezza è celata in Te, la tua potenza è nascosta in Te. Tu stesso veli Te stesso con Te stesso, e celi Te stesso in Te stesso.
Tuo Figlio, che Tu generasti, ci ha parlato di Te. Egli che fu da te generato, ci ha portato notizie di te. Egli è onorato come Te, che eternamente lo generi.
Tu ci hai parlato di lui del quale tu testimoni per mezzo della tua parola che egli è veramente tuo Figlio e che tu sei veramente suo Padre.
Essi Ti adorano con il tuo Figlio, che ha gloria con colui che lo genera. Non v’è giorno tra Te e lui, e non v’è ora tra il Figlio e il Padre.
Il Padre non è maggiore del Figlio e il Figlio non è minore del Padre. Il pensiero del cuore, pensando profondamente, non può correre più veloce del corriere o essere esaltato più dei veglianti [intende gli angeli], non è in grado di comprendere l’insondabile mistero, entrare a vederti; cercare di conoscerti anche per un’ora, anche per un momento. Nessuno sa cosa c’è tra il Figlio e suo Padre.
Ma il tuo Spirito Santo vivente conosce la profondità della tua divinità. Egli ci ha annunciato la tua natura e ci ha parlato della tua unicità. Ci ha insegnato la tua unità e ci ha aiutato a conoscere la tua Trinità. Ci ha parlato della tua incorruttibile uguaglianza, della tua inseparabile unità e della tua immutabile natura.
Il Padre testimonia del Figlio e dello Spirito Santo. Il Figlio predica sul Padre e sullo Spirito Santo. Lo Spirito Santo insegna del Padre e del Figlio, affinché i tre possano essere adorati in un solo Nome.
Tu rendi nota la tua gloria celata e ineffabile a coloro che Ti lodano e a loro la mostri per mezzo della compassione della tua grazia. Gli eccelsi nei loro gradi, gli angeli nei loro ordini, i veglianti nel loro fulmine, i cherubini con potere, i serafini con gloria, e tutti con timore e tremore, adorano il Signore che è vicino come se fossero lontani.
Diacono: Facciamo attenzione.
Sacerdote: Coprono i loro volti con il fulmine, perché il fuoco che consuma non li consumi, e coprono i loro piedi con tizzoni ardenti, perché la fiamma della Potenza non li arda. Volano per i quattro angoli della terra e nei luoghi remoti davanti a Colui che è in ogni estremo della terra. Con grandi, lucenti e meravigliose parole invocano Colui che è invisibile per santificarlo. Con le loro schiere, i lori ordini e la loro congregazione, con i loro ranghi ti glorificano, Padre, e ti adorano; e glorificano il tuo Unigenito Figlio e il tuo Spirito Santo vivente.
Tutti insieme ti rendono grazie per la tua gloria. Rendici eguali a loro così che possiamo dire insieme a loro “Signore ricordati di noi nella tua compassione”.
Diacono: Rispondete.
Popolo: Santo, Santo, Santo, perfetto Signore delle schiere, cielo e terra sono pieni della santità della tua gloria.
Sacerdote: Come loro, Ti ringraziamo e crediamo che Tu sei santo, santo, santo, perfetto Signore delle schiere, e che cielo e terra sono pieni della santità della tua gloria.
Tu sei unico ed eterno, Padre santo. Tu sei unico ed eterno, Figlio santo. Tu sei unico ed eterno, Spirito Santo: tre nomi, un solo Dio.
Tu hai accordato a tutti i tuoi santi, secondo la tua bontà, di essere santi.
Tu creasti tutte le tue creature con il tuo Verbo. Tu, diretto da nessuno, creasti tutte le cose.
Senza affaticarti porti tutte le cose. Senza posa alimenti tutti le cose. Ti ricordi di tutti senza dimenticarti di alcuno.
Dai tutto senza diminuire. Innaffi tutto senza seccarti. Ti ricordi di tutto senza dimenticanza.
Vegli su di tutti senza riposare. Tutti ascolti senza ignorare alcuno. Tutti perdoni, prendendo nulla per te.
Tu sei il Generoso a cui alcuno dà nulla, il Creatore che nessuno dirige, il Sovrano che nessuno nomina, il Signore che nessuno giudica, il Dio a cui nessuno presta, che non è arricchito da nessuno. Tu sei colui che dona dalla sua abbondanza.
Mentre Tu colmi ogni luogo, ci è stato detto di un modo in cui possiamo riceverTi.
Tu inviasti il tuo Figlio a noi. Egli venne senza essere separato da Te. Camminò senza allontanarsi da Te. Egli era con te con tutto il suo corpo e Tu lo inviasti a noi senza essere separato da Te. Egli è dove Tu sei.
Egli fu con suo Padre in paradiso mentre era con noi sulla terra. Egli discese senza sottrarre all’alto e senza aggiungere in basso.
Fu concepito nel grembo eppure il grembo non lo limitò; abitò nel grembo eppure Egli era infinito; il Creatore di ogni carne visse nel grembo.
Colui che siede al di sopra dei cherubini abitò in una figlia di carne; il fuoco che consuma fu messo nella carne; lo Spirito invisible fu rivestito di carne; Egli nacque da ciò che era nascosto verso ciò che era aperto; Colui che dà forma ai bambini nel grembo divenne Egli stesso bambino; lo avvolsero in panni, Lui che era vestito di luce.
Egli abitò nella casa del povero come uno che era poverso; come Re inviò messaggeri perché gli portassero doni da lontano.
Colui che fa conoscere alla mucca il suo proprietario, dormì in una stalla. Crebbe come un bambino e lo adorarono come Signore di tutte le cose. Camminò come uomo eppure operò come Dio.
Volontariamente divenne affamato come figlio dell’uomo e accordò a molti affamati di essere saziati con un piccolo pane, secondo il Suo potere. Fu assetato come un uomo che muore, e trasformò l’acqua in vino come Lui che è capace di dare vita a tutti.
Dormì come i figli della carne, e risvegliò e sgridò i venti come Creatore. Si stancò e riposò come umile, e camminò sulle acqua e come eccelso.
Lo picchiarono sulla fronte come servo ed Egli ci liberò dal giogo del peccato come Signore di ogni cosa. Sopportò ogni cosa. Colui che guarì il cieco con il suo sputo e ci diede lo Spirito Santo ricevette lo sputo degli impuri.
Colui che perdona i peccati, fu accusato da loro come un peccatore. Il giudice dei giudici fu giudicato da loro. Fu crocifisso sull’albero per distruggere il peccato. Fu contato tra i peccatori per annoverarci tra i giusti.
Morì per sua propria volontà e fu seppellito volontariamente. Morì per distruggere la morte. Morì per dare la vita ai morti. Fu seppellito per far risorgere coloro che erano sepolti, per conservare i viventi, per purificare gli impuri, per giustificare i peccatori, per riunire insieme coloro che erano dispersi, e per riportare i peccatori alla gloria e all’onore.
Gloria, onore e gratitudine a Te per sempre.
Diacono: Guardate verso oriente.
Sacerdote: Per i morti che Tu risuscitasti, per i vivi che Tu conservasti, per gli impuri che Tu purificasti, per gli ingiusti che Tu giustificasti, per i dispersi che Tu riunisti, per i peccatori che Tu riportasti, Tu devi essere creduto. Amen.
Noi Ti adoriamo e Ti glorifichiamo, Tu che sei l’oggetto della saggezza, la parola del consiglio, il tesoro del soccorso, la dimora della beatitudine, la fonte del guadagno, la fontana della profezia, il meraviglioso torrente, glorificato dagli Apostoli, il pozzo di onore, l’ornamento del regno, la pura corono del clero, Tu sei il Re che ha la corona della gloria, Che essi adorano. Tu sei l’origine della gloria, la luce dell’onore,
indumento non tessuto, vestito che non fu filato, via verso il Padre e porta verso Colui che lo generò, tesoro che fu scoperto, perla che fu trovata, talento che fu moltiplicato, lievito che lievita il tutto, sale che dona sapore a chi non ha sapore,
Tu sei la luce che distrugge le tenebre, la candela che illumina il mondo intero, la fondazione inamovibile, la fortezza che non può essere distrutta, la nave che non può affondare, l’abitazione che non può essere minacciata, il facile giogo, il fardello leggero: questo è Gesù Cristo che è potere e saggezza di suo Padre.
Egli pensa a tutti, nutre tutti, dà al cieco luce per vedere, aprendo le finestre che erano chiuse, fa sentire al sordo e fa in modo che l’orecchio sordo senta, toglie dal corpo l’abito della lebbra e lo copre con l’abito della carne.
Rafforza la mano secca e fa camminare il piede zoppo. Rimette in sesto l’anima nel suo corpo e mette lo spirito nella sua abitazione. Affoga il branco di porci per la legione di demoni e toglie la malattia dal corpo malato.
O Sole di giustizia, dalle tue ali, o Sole di giustizia, sorge una fontana di bene.
Gloria, onore e gratitudine a Te per sempre. Amen.
Tu, o Signore, che hai inclinato i cieli; tu che sei disceso e ti sei fatto uomo per la salvezza del genere umano. Tu sei colui che siede sul Cherubino e sul Serafino, e osserva le cose umili. Tu anche ora, nostro Sovrano, sei colui al quale noi leviamo gli occhi dei nostri cuori, o Signore che rimetti le nostre iniquità e salvi le nostre anime dalla corruzione. Adoriamo la tua ineffabile compassione e ti preghiamo di concederci la tua pace; infatti ci hai dato ogni cosa.
Possiedici, Dio nostro Salvatore, poiché non conosciamo altri allíinfuori di te, e pronunciamo il tuo santo Nome. Volgici, o Dio, al tuo timore ed al desiderio di te; compiaciti che noi abitiamo nel godimento dei tuoi beni. Coloro che hanno chinato i loro capi sotto le tue mani, esaltali nella condotta ed adornali di virtù, e faí che noi tutti siamo degni del tuo regno che è nei cieli, per il beneplacito di Dio, il tuo buon Padre, con il quale tu sei benedetto assieme allo Spirito Santo vivificante, consustanziale a te, ora e sempre, etc.
preghiera di assoluzione del rito copto
alla fine della levata d’incenso mattutina
In occasione della festa della Dormizione della Vergine secondo il calendario copto, proponiamo alcuni inni e glorificazioni della Madre di Dio secondo la tradizione copta, dove è possibile corredati del relativo testo copto e di una registrazione. Per l’inno “Atai Parthenos (Questa vergine)” è possibile ascoltare, in basso, una registrazione realizzata dal coro dell’Istituto di Studi Copti del Cairo. Il testo è tratto da tasbeha.org

Oggi questa vergine ha ricevuto onore. Oggi questa vergine ha ricevuto gloria. Il suo abito è intessuto d’oro e adorno di molti colori.
Davide pizzicò la prima corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Alla tua destra alla tua destra è la regina o Re” (Salmo 45,9)
Poi pizzicò la seconda corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Ascolta, fanciulla, guarda e porgi l’orecchio; dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre” (Salmo 45,10)
Poi pizzicò la terza corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Tutta splendore è la figlia del re di dentro; la sua veste è tutta trapunta d’oro” (Salmo 45,13)
Poi pizzicò la quarta corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Ella sarà condotta al re, seguita dalle vergini sue compagne” (Salmo 45,14)
Poi pizzicò la quinta corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Grande è il Signore e degno di somma lode nella città del nostro Dio, sul suo monte santo” (Salmo 48,1)
Poi pizzicò la sesta corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Le ali della colomba coperte d’argento e come le sue piume d’oro risplendente” (Salmo 68,13)
Poi pizzicò la settima corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Un monte di Dio è il monte di Bashan, un monte dalle molte cime è il monte di Bashan” (Salmo 68,15)
Poi pizzicò la ottava corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Il suo fondamento è sui monti santi. Il Signore ama le porte di Sion” (Salmo 87,1-2)
Poi pizzicò la nona corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Cose gloriose son dette di te, o città di Dio” (Salmo 87,3)
Poi pizzicò la decima corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Poiché il Signore ha scelto Sion, egli l’ha desiderata per sua dimora” (Salmo 132,13)

In occasione della festa della Dormizione della Vergine secondo il calendario copto, proponiamo alcuni inni e glorificazioni della Madre di Dio secondo la tradizione copta, dove è possibile corredati del relativo testo copto e di una registrazione. Per l’inno “Anok nim (Chi sono)” è possibile ascoltare, in basso, una registrazione realizzata dal maestro Gad Louis.
Chi sono io, il più debole sulla terra, per parlare del tuo onore, o Maria, figlia di Gioacchino?
Il Verbo, il Creatore, venne e da te si incarnò. Tu gli desti i natali e rimanesti vergine, o Maria, figlia di Gioacchino.
Barachia ti chiamò il vero Oriente da cui Cristo ha brillato su di noi, o Maria, figlia di Gioacchino.
Il bastone [di Aronne] fiorì senza seme e senza innaffiamento e divenne simbolo della Vergine, o Maria, figlia di Gioacchino.
Tu fosti esaltata più di tutto il genere umano e delle schiere celesti, o Maria, figlia di Gioacchino.
Poiché il Signore che è senza inizio ti prescelse perché tu diventassi il Suo trono, o meravigliosa Sposa, o Maria, figlia di Gioacchino.
Davide disse che il Signore Dio scelse Sion per venire ad abitare. Sion è la vergine, o Maria, figlia di Gioacchino.
Daniele ti chiamò la montagna accorta. Tu sei una montagna inamovibile, o Maria, figlia di Gioacchino.
Il primitivo stato di Adamo e il luogo in cui abitava, Cristo li ha ristabiliti per te, o Maria, figlia di Gioacchino.
Quale credente saggio e prudente non ha parlato della tua beatitudine, o Maria, o figlia di Gioacchino?
In occasione della festa della Dormizione della Vergine secondo il calendario copto, proponiamo alcuni inni e glorificazioni della Madre di Dio secondo la tradizione copta, dove è possibile corredati del relativo testo copto e di una registrazione. Per l’inno “Shashf Ensop (Sette volte)” è possibile ascoltare, in basso, una registrazione realizzata al Monastero dei Siriaci (Dayr El Suryan) nel Wadi El Natrun.
Sette volte al giorno
loderò il Tuo Santo Nome
con tutto il mio cuore
o Dio di tutti.
Ho ricordato il Tuo Nome,
e ne sono stato consolato,
o Dio dei secoli,
Dio degli dei.
Gesù Cristo, nostro vero Dio,
che è venuto
per la nostra salvezza
e si è incarnato.
Si è incarnato
dallo Spirito Santo
e da Maria,
la Sposa purissima.
E ha trasformato la nostra pena
e le nostre tribolazioni
in gioia del cuore
ed esaltazione.
Veneriamolo,
e cantiamo a Sua madre,
la Vergine Maria
la bella colomba.
Proclamiamo tutti,
con voce gioiosa, dicendo
Ave Maria,
Madre dell’Emmanuele.
Ave Maria,
salvezza di nostro padre Adamo.
Ave Maria,
madre del Rifugio.
Ave Maria,
gioia di Eva.
Ave Maria,
gioia di tutte le generazioni.
Ave Maria,
gioia del giusto Abele.
Ave Maria,
vera Vergine.
Ave Maria,
salvezza di Noè.
Ave Maria,
pura e senza macchia.
Ave Maria,
grazia di Abramo.
Ave Maria,
corona imperitura.
Ave Maria,
salvezza del santo Isacco.
Ave Maria,
Madre del Santissimo.
Ave Maria,
gioia di Giacobbe.
Ave Maria,
miriadi di miriadi.
Ave Maria,
vanto di Giuda.
Ave Maria,
Madre del Signore.
Ave Maria,
predicazione di Mosè.
Ave Maria,
Madre del Signore.
Ave Maria,
onore di Samuele.
Ave Maria,
vanto di Israele.
Ave Maria,
fermezza di Giobbe il Giusto.
Ave Maria,
pietra preziosa.
Ave Maria,
Madre dell’Amato.
Ave Maria,
Figlia del Re Davide.
Ave Maria,
amica di Salomone.
Ave Maria,
esaltazione dei giusti.
Ave Maria,
salvezza di Isaia.
Ave Maria,
guarigione di Geremia.
Ave Maria,
sapere di Ezechiele.
Ave Maria,
grazia di Daniele.
Ave Maria,
potenza di Elia.
Ave Maria,
grazia di Eliseo.
Ave Maria,
Madre di Dio.
Ave Maria,
Madre di Gesù Cristo.
Ave Maria,
bella colomba.
Ave Maria,
Madre del Figlio di Dio.
Ave Maria,
di cui tutti i profeti hanno testimoniato
dicendo:
Ecco, Dio Verbo si è incarnato da te,
in indescrivibile unità.
Veramente sei esaltata
più del bastone di Aronne,
o piena di Grazia.
Cos’altro rappresenta il bastone,
se non Maria,
perché esso è il simbolo
della sua verginità.
Ella concepì e partorì
senza uomo
il Figlio dell’Altissimo,
il Verbo stesso.
Per le sue preghiere
e intercessioni, o Signore
aprici le porte della Chiesa.
Ti supplico,
o Madre di Dio,
apri ai fedeli
le porte della Chiesa.
Chiediamole
di intercedere per noi
presso il suo Amato
affinché ci perdoni.
Vergine Maria,
tu sei stata chiamata
il santo fiore dell’incenso
che è sbocciato
e fiorito
dalla radice dei patriarchi
e dei profeti
come il bastone
del sacerdote Aronne
che è sbocciato
e ha portato frutto.
Ché tu desti i natali
al Verbo senza seme di uomo
e la tua verginità
rimase incorrotta.
Perciò ti glorifichiamo
come Madre di Dio,
chiedi a tuo Figlio
di perdonarci.
 Raafat Moussa, durante la Divina Liturgia nella grotta in cui visse e pregò Sant'Antonio il Grande, nel deserto orientale egiziano
Vi presentiamo un’intervista che abbiamo fatto a un giovane studioso di liturgia, Raafat Moussa.
Raafat Moussa è nato al Cairo e da qualche anno si trova a Roma per svolgere un dottorato di ricerca presso il PIO (Pontificio Istituto Orientale) il cui oggetto è la liturgia della Settimana santa nella Chiesa copta ortodossa.
Diacono, Raafat Moussa è un degno figlio della grande tradizione alessandrina la cui bellezza non manca mai di sottolineare. A Raafat ci lega una grande amicizia. Le nostre conversazioni sono sempre fonte di rara ispirazione e di grandi scoperte.
Che il nostro Dio Triuno lo protegga e compia in lui la Sua volontà.
1. Che posto ha il digiuno di Avvento nel calendario liturgico copto?
Il digiuno di Avvento nella Chiesa copta inizia quarantatré giorni prima del Natale. Questo numero ha un significato particolare. Infatti esso si compone di 40 + 3 giorni. Il numero 40 indica sempre il tempo dell’attesa del compimento della promessa del Signore.
Mosé, infatti, rimase sul monte Sinai quaranta giorni prima di ricevere le tavole della Legge di Dio e, parimenti, il popolo di Israele girovagò per quarant’anni nel deserto del Sinai, terra di attesa e di smarrimento, prima di entrare a Canaan, terra della promessa. Nello stesso modo in cui Mosé ricevette il Verbo di Dio in forma scritta così noi, dopo quaranta giorni, gioiamo facendo memoriale del Verbo di Dio fattosi carne il quale ha abitato in mezzo alla gente, l’Emmanuele che interpretato vuol dire “Dio [è] con noi”.
Per quel che concerne, invece, i tre giorni aggiuntivi, essi riguardano un evento eccezionale nella storia della Chiesa copta. Questi tre giorni ricordano il miracolo dello spostamento del monte Muqattam (Il Cairo) avvenuto al tempo del califfo fatimide Al-Mu’izz li-Din Allah nel X secolo d.C. nell’era del patriarcato di Abram Ibn Zar’a. Accadde che il vizir ebreo Ya’qub Bin Killis informò il califfo del fatto che i cristiani avessero un insegnamento che diceva che “se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà”. Racconta la tradizione che il vizir provocò il califfo contro i cristiani con queste parole: “Se la religione dei Copti è vera, che spostino la montagna che è ai confini della nuova città che vuoi costruire [Il Cairo, N.d.T.]“. Il califfo convocò il patriarca e gli ordinò di spostare la montagna. Se i Copti non fossero riusciti a fare ciò, avrebbero dovuto scegliere tra la morte o la conversione all’islam. Il patriarca impose ai fedeli un digiuno totale di tre giorni. Alla fine dei tre giorni la Vergine Maria apparve al patriarca indicandogli un uomo santo chiamato Simone il conciatore (in arabo Samaan al-Dabbagh) per mezzo del quale sarebbe avvenuto il miracolo. Il patriarca, i vescovi e i fedeli si riunirono di fronte alla montagna, pregarono e innalzarono incenso al Signore. Mentre dicevano Kirie Eleison il monte si mosse ed ebbe luogo un grande terremoto. In commemorazione di questo grande miracolo, ha chiesa conserva fino a oggi questo digiuno di tre giorni.
2. La chiesa copta in quale data festeggia il Natale e perché?
La Chiesa copta festeggia il Natale il 29 del quarto mese (chiamato Kiahk) del calendario copto. La Chiesa copta possiede, infatti, un suo proprio calendario, il calendario copto appunto, detto “dei martiri”, che non segue né quello gregoriano né quello giuliano. Si tratta dell’antico calendario faraonico (solare) legato alle stagioni della semina e del raccolto. Il Natale è stato dunque fissato il giorno 29 del mese di Kiahk. Fino al XVI secolo, in cui fu introdotto il calendario gregoriano, cioè all’epoca dell’uso del calendario giuliano, il 29 di Kiahk corrispondeva al 25 dicembre. Quando fu introdotto il calendario gregoriano, il calendario che oggi è in uso nella maggior parte dei paesi, il 29 di Kiahk non corrispose più al 25 dicembre. Oggi il 29 di Kiahk cade il 7 gennaio. Talvolta può corrispondere all’8 a seconda del fatto che l’anno sia di 365 o 366 giorni.
3. Perché nelle chiese orientali il Natale è considerato una festa minore rispetto alla Pasqua?
Prima di tutto, dobbiamo distinguere la celebrazione ecclesiastico-liturgica dalle celebrazioni popolari, o costumi popolari. In tutte le chiese tradizionali, la Pasqua occupa il più importante posto liturgico nel calendario poiché la Risurrezione rappresenta l’annuncio del mistero dell’amore del Figlio di Dio fattosi carne; senza la Croce e senza la Risurrezione non potremmo comprendere il mistero della Nascita.
Quanto alle usanze popolari, un noto storico musulmano del XV secolo, Taqi al-Din al-Maqrizi, riporta la maniera in cui i Copti facevano festa e ci racconta anche la maniera in cui festeggiassero il Natale che, pare, fosse molto simile a quella occidentale. Afferma, infatti, al-Maqrizi:
Ritengono [i cristiani] che questo sia il giorno in cui nacque Cristo il qual giorno cade di lunedì. La vigilia del Natale illuminano e decorano le chiese. Il Natale lo celebrano il 29 di Kiahk. Essa è a tutt’oggi una festa nota in tutte le terre d’Egitto. All’epoca della dawla fatimida venivano distribuiti a tutti i funzionari statali i dolci cairoti, dolci fatti di semola, il giulebbe [acqua di rose, N.d.T.], la zalabiya [frittelle dolci tipiche egiziane, N.d.T.] e il pesce della specie nota con il nome di muggine. Una tradizione dei cristiani è quella di fare fuochi di artificio. Nella città del Cairo e nelle altre provincie il Natale è una grande festa nella quale si vendono lanterne ben decorate e statuine di buona fattura, a gran prezzo. Ma ognuno, sia appartenente a un livello sociale superiore che inferiore, necessariamente ne acquista per i suoi figli e per la sua famiglia. Queste lanterne sono chiamate fawanis – il cui singolare è fanus – e vengono appese nelle botteghe nei mercati. Sono questi manufatti che si trovano in gran numero e sono di grande bellezza tanto che le persone fanno a gara nel venderli al prezzo maggiore. Una di questi che io vidi finì per costare millecinquento dracme d’argento.
Al contrario, quando al-Maqrizi ci parla delle celebrazioni della Pasqua non menziona abitudini popolari particolari. Forse questi festeggiamenti sono andati sparendo a causa della mancanza di giorni di congedo dal lavoro o di libertà di espressione per cause storiche e politiche che vanno ben al di là dell’argomento della nostra conversione. I costumi popolari sono spariti o sono divenuti limitati ma sono rimaste le celebrazioni liturgiche. E’ proprio a causa della ricchezza e della varietà degli eventi di cui si fa memoria nella Pasqua che il Natale appare di un tono più modesto.
4. Brevemente, quanti e quali eucologi (messali) utilizza la Chiesa copta ortodossa?
La Chiesa copta ha tre anafore [liturgie dell'eucarestia]: l’anafora di San Marco l’Evangelista, conosciuta con il nome di San Cirillo, è considerata una delle anafore più antiche del mondo cristiano; l’anafora di San Basilio, vescovo di Cesarea; l’anafora di San Gregorio il Teologo. L’elemento che più di tutti caratterizza l’anafora di San Gregorio è il fatto che, in essa, ci si rivolge in preghiera all’ipostasi del Figlio. Per questo la Chiesa lo utilizza nelle commemorazioni delle feste che riguardano direttamente la persona di Gesù Cristo.
5. Come legge la Chiesa copta l’evento salvifico dell’incarnazione del Verbo e come lo esprime nella sua liturgia? Può darci degli esempi concreti tratti dai testi liturgici stessi (liturgia della parola, preghiera della frazione, inni liturgici ecc..)?
Nella liturgia della parola si leggono i primi versetti della lettera agli Ebrei nella quale l’Apostolo definisce il Cristo come Verbo di Dio inviato per portare l’ultimo definitivo annuncio di Dio. Il Vangelo parla della visita dei Magi per confermare l’universalità della Salvezza: i Magi dell’Oriente, non ebrei, incontrano il Verbo di Dio e Gli offrono doni che esprimono la loro fede e la fede della Chiesa tutta: il figlio della mangiatoia è il Re dei re, il Sommo Sacerdote che ha offerto se stesso a Dio Padre. La preghiera di frazione è la stessa che si recita durante il digiuno di Avvento. Si legge:
Sovrano Signore nostro Dio, il Creatore, l’Invisibile, l’Infinito, l’Immutabile e l’Incomprensibile, Colui il Quale inviò la sua vera Luce, il suo unigenito Figlio Gesù Cristo, il Verbo eterno. Egli, Che è nel seno del Padre in ogni tempo, scese e prese dimora nel verginale grembo immacolato. Ella, essendo vergine, lo diede alla luce, e la sua verginità fu suggellata. Gli angeli lo lodano e le virtù celesti cantano a lui gridando e dicendo: “Santo, Santo, Santo il Signore sabaoth. Il cielo e la terra sono pieni della tua santa gloria”. Allo stesso modo, rendi degni assieme a loro anche noi, miseri e peccatori, o nostro Sovrano buono e Filantropo, di lodarti con cuore puro con lui e con lo Spirito Santo, Trinità consustanziale, e di innalzare gli occhi a te nostro Padre santo che sei nei cieli e dire: Padre nostro…
Questo è l’evento salvifico: stare insieme alle potenze celesti e lodare insieme il Signore assoluto perché il Signore degli angeli è ora con noi, in mezzo a noi.
Gli inni liturgici sono numerosissimi. Ricordiamo, per esempio, un inno che viene cantato nella Salmodia della vigilia di Natale:
Venite o tutti voi che attendete la venuta di Dio. Con gioia andiamo verso Betlemme. GuardiamoLo disteso in una mangiatoia, vestito della nostra carne la quale è stata affrancata dal peccato perché potesse rinnovarsi unendosi a Lui secondo la sua immensa misericordia, affinché noi Lo lodassimo proclamando e dicendo: Gloria a te, o Filantropo! Perché tu sei venuto e ci hai salvati! Oggi a Betlemme siamo testimoni di un mistero ineffabile: vediamo Dio avvolto in panni, che dorme in una stalla. Vediamo i pastori che cantano senza posa, benedicono nel Tuo nome e innalzano lodi spirituali. Quale essere non si meraviglierà nel vedere gli angeli mescolati in mezzo ad uomini peccatori i quali insieme, a una voce, dicono: Gloria a Dio nel più alto del Cieli, pace sulla terra e benevolenza tra gli uomini. Poiché Egli è venuto e ci ha salvati, secondo la sua immensa misericordia. Oggi ci è apparso un mistero ineffabile che è presente dall’eternità: Colui che creò i Cieli per mezzo di un Suo comando è disceso nel ventre di una giovane vergine e da lei è nato. A Lui crediamo senza dubbio alcuno. Prostriamoci dunque a Lui. A Lui gloria sempiterna, ora e sempre e nei secoli dei secoli, amen.
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