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Dossologia del digiuno del profeta Giona

La Chiesa copta ortodossa inizia domani (28 tuba 1728 = 6 febbraio 2012) il digiuno di Ninive o del profeta Giona che commemora il digiuno di tre giorni di Giona nella pancia della balena. Per i Cristiani, questi tre giorni sono una prefigurazione e una profezia dei tre giorni che Cristo trascorse nel sepolcro come Gesù stesso rivelò: “Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Quelli di Nìnive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno, perché essi si convertirono alla predicazione di Giona. Ecco, ora qui c’è più di Giona!” (Mt 12,39-41) e “Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. Poiché come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione [...] Quelli di Nìnive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui.” (Lc 11,29-31,32). Questo digiuno inizia di lunedì, due settimane prime del lunedì di inizio Quaresima ed è molto sentito dai copti. Il quarto giorno è la festa del profeta Giona. Il digiuno è stato probabilmente mutuato dalla tradizione siriaca.

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Dossologia del digiuno del profeta Giona

Il profeta Giona rimase nel ventre della balena tre giorni e tre notti, come la sepoltura del nostro Salvatore.

* Il Signore Iddio, lo mandò agli uomini di Ninive e predicò loro secondo la sua parola, e fecero penitenza.

Per tre giorni e per tre notti, in preghiere e digiuni, in doglie e lacrime, gli uccelli e gli animali.

* Accolse la loro penitenza Iddio ed ebbe pietà di loro, distolse da loro la Sua collera e rimise loro i loro peccati.

Ti chiediamo, o Misericordioso, fa’ con noi peccatori come coi niniviti, abbi compassione di noi secondo la tua grande pietà.

* Poiché tu sei un Dio misericordioso di grande compassione e pietà, paziente e buon amico degli uomini.

Poiché tu non vuoi la morte del peccatore, ma che torni e viva (cfr. Ez 33,11): accoglici ed abbi pietà di noi e rimetti i nostri peccati.

* Chiedi per noi, o predicatore dei niniviti, profeta Giona, che ci rimetta i nostri peccati.

Affila le armi della lotta spirituale con il digiuno (Giovanni Crisostomo)

Come al finir dell’inverno torna la stagione estiva
e il navigante trascina in mare la nave,
il soldato ripulisce le armi e allena il cavallo per la lotta,
l’agricoltore affila la falce,
il viandante rinvigorito si accinge al lungo viaggio
e l’atleta depone le vesti e si prepara alle gare;
così anche noi, all’inizio di questo digiuno,
quasi al ritorno di una primavera spirituale
forbiamo le armi come i soldati,
affiliamo la falce come gli agricoltori
e, come nocchieri riassettiamo la nave del nostro spirito
per affrontare i flutti delle assurde passioni,
come viandanti riprendiamo il viaggio verso il cielo
e come atleti prepariamoci alla lotta
con lo spogliamento di tutto.

II fedele è agricoltore, nocchiere, soldato, atleta
e perciò viandante.
San Paolo dice:
«La nostra battaglia non è contro la carne e il sangue,
ma contro i Principati e le Potenze…
Prendete dunque l’armatura di Dio» (Ef 6,12-13).

Ecco l’atleta, ecco il soldato.
Se sei atleta, è necessario che ti presenti nudo alla lotta;
se sei soldato, devi entrare nei ranghi perfettamente armato.
Come è possibile?
Spoglio e non spoglio?
Vestito e non vestito?
Come?

Ecco: lascia gli affari terreni e sarai atleta,
rivesti gli abiti spirituali e sarai soldato.
Spogliati dalle preoccupazioni materiali;
ecco il momento della lotta.
Rivestiti delle armi spirituali.
Abbiamo ingaggiato una terribile guerra
contro i demoni, bisogna quindi essere spogli
per non dare alcun appiglio al nemico che ci combatte;
bisogna armarsi, d’altra parte, interamente,
e non esporsi a ferite mortali.
Coltiva la tua anima, strappa le spine,
semina la parola di Dio, pianta i germi della sana filosofia,
lavora con ogni diligenza ed eccoti agricoltore.

Ascolta ancora san Paolo:
«Il contadino, che lavora duramente,
dev’essere il primo a cogliere i frutti della terra» (2Tm 2,6).
Anch’egli trattava quest’arte,
tanto che scrivendo ai Corinti dice:
«lo ho piantato, Apollo ha irrigato,
ma era Dio che faceva crescere» (1Cor 3,6).
Affila la falce;
l’hai ammaccata con la voracità,
devi affilarla con il digiuno.

Giovanni Crisostomo
Omelie al popolo antiocheno 3