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Archive for the ‘del non giudicare’ Category
 Le reliquie di Mosè l'Etiope riposano nella chiesa della Vergine nel monastero del Baramos (piRomeos), in Egitto
Il fratello chiese: “Se un uomo colpisce il suo servo per una colpa da lui commessa, cosa deve dire il servo?”.
L’anziano rispose: “Se è servo buono, dirà: – Abbi pietà, ho peccato“.
“Non dirà nient’altro?”
Dice l’anziano: “No. Dal momento in cui prende su di sé il rimprovero e dice: – Ho peccato, il suo padrone ha subito pietà di lui. Conclusione di tutto questo è: non giudicare il prossimo. Infatti quando la mano del Signore uccise ogni primogenito in terra d’Egitto no nrimase casa in cui non vi fosse un morto” (Cf. Es 12,30).
Dice a lui il fratello: “Che cosa significa questo?”
“Significa – dice l’anziano – che, se prestiamo attenzione a guardare i nostri peccati, non vediamo quelli del prossimo. Sarebbe follia se un uomo che ha in casa il proprio morto, lo lasciasse, per andare a piangere quello del prossimo. Morire al prossimo significa che tu porti i tuoi peccati e non ti preoccupi di nessuno, se questo è buono, o quest’altro cattivo. Non fare del male a nessuno, e non pensare contro alcuno nulla di male nel tuo cuore. Non disprezzare chi commette il male, non accondiscendere a chi fa del male al suo prossimo (Cf. Sal 14,3) e non gioire con chi fa del male al suo prossimo. Non dire male di nessuno; di’ invece: – Il Signore conosce ogni uomo (Cf. Gv 2,24). Non essere complice di chi fa maldicenza, non rallegrarti di ciò che egli dice, ma non odiare chi parla male del prossimo (Cf. Sal 100,5). Questo è non giudicare. Non avere ostilità verso nessuno, non conservare inimicizia nel tuo cuore e non odiare chi nutre inimicizia contro il suo prossimo. La pace è questo. In tutto ciò consolati con il pensiero: la fatica dura breve tempo e il riposo per sempre, grazie al Verbo di Dio. Amen”.
Mosè l’Etiope
(anche conosciuto come “Mosè il nero”)
tratto da Vita e detti dei padri del deserto, Città Nuova, p. 330
Di seguito alcuni estratti da un discorso che Pyotr Mamonov, protagonista del film russo Ostrov (L’Isola), fece nel 2006 a Sotsi, sul Mar Nero. Da queste poche frasi si evince chiaramente quanto Mamonov, fine attore e musicista, conosca la vita spirituale e quanto il suo ruolo nel film di Lounguine non fosse affatto casuale.
+ Che tempo perverso è il nostro! I critici hanno recentemente discusso il film di Pavel Lounguine Ostrov e hanno parlato della Chiesa come qualcosa di mitico, come se si trattasse di Ilya Muromets [eroe mitico russo].
+ Come vivrai se non credi a qualcosa? Sono circondato da tutte le parti da gente disorientata.
+ Quando hai fede, malgrado tu possa essere spossato, darai il tuo posto a un’anziana signora su un autobus. Anche questo è cristianesimo. Vai a lavare i piatti senza che nessuno te lo chieda. Questa è un’azione cristiana? Lo è.
+ Non insistere continuamente che hai ragione. Non urlare “la cena è fredda”. Sii paziente due minuti e ti verrà riscaldata. La tua povera moglie può farlo velocemente per te. Anche lei è stanca. Ognuno ha i propri tempi e le proprie preoccupazioni. Perché insistere sul fatto che “la moglie è obbligata a fare questo…” o “il marito merita questo…” ecc.?
+ Amare è camminare con qualcuno per sostenerlo. Se vediamo qualcuno con la faccia a terra, pensiamo subito che sia ubriaco. E se avesse subito un infarto? Foss’anche ubriaco, aiutalo ad alzarsi e dagli protezione perché non si congeli. Ma no, noi continuiamo per la nostra via. Scappiamo persino da noi stessi.
+ Dovremmo vivere non dicendo “dammi” ma “prendi”. Molti non capiscono cosa significa dare la camicia che stanno indossando. Ci siamo abituati a vivere nel passato.
+ Qualunque cosa è gradita a Dio, noi la rifiutiamo.

+ Non esitare ad aiutare i deboli. Per noi, il contrario è vero – noi ce li “inghiottiamo”. I ricchi prendono dai poveri anche quel poco che hanno. Essi rubano più possibile e si nascondono dietro altre staccionate, di modo che gli altri non si prendano le sue cose.
+ Abbiamo una percezione distorta del cristianesimo. Le cose sono semplici. Quanto sangue sei disposto a dare per una persona? E’ scritto: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40).
+ Sedersi il più tempo possibile al capezzale della propria madre sofferente per l’età e la malattia: questo è il luogo e la maniera di morire quotidianamente!
+ Proprio come i ragazzi inviati in Cecenia. Un cretino gettò una granada e un colonnello ci cadde sopra. Non aveva esitato e fu ammazzato. Era comunista, non battezzato. Ma pensava come un cristiano.

+ A cosa serve andare in chiesa se il tuo cuore è ancora vuoto? Vuoto di azioni cristiane? Visiti tutte le Sacre Montagne e veneri tutte le reliquie e poi quando vedi un povero derelitto pensi “deve essere uno di quegli imbroglioni mostrati in televisione”. Dagli 50 kopeck [1/100 di un rublo]. Non diventerai povero. La vera mafia sono quei cinque o sei che manipolano le masse con la televisione.
+ Non dovremmo interrompere gli altri mentre parlano. I Santi Padri ci insegnano a stare di fronte agli altri come se stessimo davanti a un’antica icona.
+ Cosa significa non giudicare? Non condannare. Siamo obbligati ad avere opinioni. Cristo tentò di chiarire certe idee ai Farisei e la sua rabbia era giusta. Fai bene ad arrabbiarti con te stesso perché – per esempio – l’altra notte ti sei ubriacato. Odia il tuo peccato, le tue passioni, e ciò che ti tortura e troverai un rimedio. Soltanto se odi profondamente il peccato puoi provare il gusto della vittoria.
+ Anche se sono adulto, ogni giorno cerco di imparare.
+ Ogni giorno, vado in autobus a Mosca. Due ore di fila. Di fronte a me, una volta, erano seduti due ragazzi, ubriachi. Stavano spergiurando e parlando molto malamente. Stavo rabbrividendo all’idea di dover sopportare questa scena per due ore. Poi ho pensato “Vediamo un po’, chi sono questi giovani? Sono cresciuti in un villaggio? Cosa hanno visto laggiù? Il padre forse era alcolizzato, la madre li picchiava e spergiurava. La televisione era sempre accesa. Questa è la nuova generazione. Cosa gli si può chiedere? Ho forse insegnato loro qualcosa? Ho forse varcato la soglia di casa loro? Ho letto loro un libro?”. Mentre uscivo dal labirinto di questi miei pensieri, ero arrivato a destinazione…
+ Tutto dipende da noi: da come sentiamo, se i nostri occhi sono puri, se le nostre orecchie sono chiuse, se la nostra anima è aperta, se la nostra coscienza è pulita. Abbiamo bisogno di pensare a queste cose.
+ I santi ci insegnano a realizzare la nostra propria salvezza, e questo basta per una vita intera.
+ Qual è il tuo piano d’azione? Avanza, anche solo di un millimetro. Quel millimetro ti porterà maggior luce. Se rimaniamo con solo ciò che troviamo, nulla cambierà. [...]
+ Quando dimentichiamo che il peccato è assenza di luce, gli diamo forma e lo rendiamo tangibile – con le nostre irritazioni, la nostra mancanza di rispetto per gli altri ecc.

+ Cos’è il paradiso e cos’è l’inferno? I nostri Padri ci insegnano che ovunque c’è un oceano di amore divino. Chiunque compia il male è punito dalla sferza dell’amore. Pensaci: un oceano di amore divino in cui il mondo intero è amato. Questo è quello che ci manca nella vita: l’amore. Questo è quindi l’inferno: l’assenza di amore. E se l’oscurità è assenza di luce, l’anima oscura, quando è esposta alla luce, si scioglie.
+ L’unica cosa che voglio offrire è qualcosa che sia tratto dalla mia esperienza personale. Io sono come tutti: debole. Ma sento una certa esigenza. Sento la Verità come qualcosa di urgente, come un nodo in gola. Uno dei nomi di Cristo è “Sole di Verità”. Dobbiamo avvicinarsi a questo sole.
+ Ho letto da qualche parte: “Non viviamo mai il momento. Anche quando ci sediamo a tavola, i pensieri prendono il volo, verso i cetrioli, verso il kvas, verso la zuppa. Prova, almeno per un minuto al giorno, quando non hai null’altro da fare, a raccoglierti in te stesso e ‘vivi il momento’ in quel preciso minuto. E’ difficilissimo. Ma con quello sforzo potrai sentire la presenza di Dio”.
+ Mi sento un attore? Sono Pyotr Nikolaevich Mamonov. Cerco di fare il mio lavoro al meglio. In ogni momento do tutto ciò che posso. Tra cinque anni quando mi guarderò indietro dirò: “Come facevi a recitare così male?”. Ma avrò la coscienza a posto, perché in quello momento ho fatto ciò che potevo. Questo è quello che è capitato con Ostrov. Ha fatto successo. Ho cercato di aiutare me stesso e quelli che mi erano intorno. Quando Cristo entrò a Gerusalemme su un asino, lo ricevettero con i fiori e lo salutarono con acclamazioni. L’animale credette che i fiori e le acclamazioni fossero indirizzate a lui. Anche noi spesso ci comportiamo come quell’asino che portò Cristo. Ho molti talenti ma li ho forse per i miei meriti? Una mano generosa li ha piantati… e io vivo con essi. Cerco di non dimenticarmelo e di non tradire questo. Non ho orgasmi con il mio “ego”. Capisco che io, Pyotr Mamonov, non ho fatto niente per mio merito. Di cosa dovrei vantarmi? Dio richiede tutto ciò che dà.
+ Dobbiamo vivere tutti nel modo più puro possibile.
Il personaggio interpretato da Pyotr Mamonov, padre Anatoli, è basato sulla vita di un santo, un “pazzo per Cristo”, il beato Feofil del monastero delle grotte di Kiev. Una breve biografia del santo a questo link (in inglese): http://www.roca.org/OA/53-54/53e.htm
tradotto da johnsanidopoulos.com
In un monastero c’erano due notevoli fratelli che meritarono ben presto di vedere la Grazia di Dio discendere l’uno sull’altro. Ora, un giorno accadde che uno di loro uscì dal monastero di venerdì e, vedendo uno che mangiava di buon mattino, gli disse: “Perché mangi a quest’ora di venerdì”? In seguito, ci fu la sinassi [assemblea] come di consueto. Ora suo fratello vide che la Grazia si era ritirata dall’altro, e ne fu rattristato. Quando furono ritornati nella loro cella, il primo disse al secondo: “Fratello mio, cosa hai fatto? In verità, non vedo la Grazia di Dio su di te come di consueto”. E l’altro gli rispose: “Non sono a conoscenza di alcun male che io abbia compiuto, né in opere né in pensiero”. Suo fratello gli disse: “Hai pronunciato qualche parola?”. Poi, l’altro si ricordò e disse: “Ieri vidi uno che mangiava fuori dal monastero di buon mattino e gli dissi ‘Perché mangi a quest’ora di venerdì?’. Questo è il mio peccato. Sforzati con me per due settimane, pregando che Dio mi perdoni”. Fecero ciò e alla fine delle due settimane uno dei fratelli vide la Grazia di Dio riscendere sull’altro e, così consolati, resero grazie a Dio.
tratto da “The Wisdom of the Desert Fathers”
C’è una serie di meravigliosi aspetti in questa breve storiella. Uno di questi è la troppo comune occasione di giudicare l’altro. E’ una rivelazione sapere che persino persone di una tale santità come quelli della storia, che restano incessantemente in preghiera, possano trovarsi a confrontarsi con la semplice tentazione di correggere la pratica del digiuno di qualcun altro. Non si tratta della storia di un neoconvertito ultrazelante, ma di un padre del deserto. Tra i fedeli, tentazione e peccato non conoscono stranieri.
Un’altra meraviglia è che questi buoni padri “vedono la Grazia di Dio”. Non ci viene detto “come” essi vedano la Grazia, e nemmeno cosa significhi esattamente “vedere la Grazia di Dio sopra di loro”. Per me è interessante che la storia dice che essi meritarono di “vedere la Grazia di Dio discendere l’uno sull’altro”, che è enormemente distante dal “vedere la Grazia di Dio discendere su loro stessi”. Credo che la prima sia una benedizione mentre la seconda possa essere una tentazione pericolosa se non di disastrosa.
Ancora un’altra meraviglia è l’umiltà con la quale il fratello che ha giudicato accetta di sapere che la Grazia non è su di lui “come era di consuetidine”. Ciò ci porta all’ultima meraviglia – la semplice affermazione che essi pregarono insieme per due settimane perché uno dei due fosse perdonato. Il nostro mondo religioso è spesso infettato da un immaginario legalistico di peccato e perdono – immaginario che ci rende istanteamente colpevoli e istantaneamente perdonati. Tale immaginario non ci permette di contemplare il vero effetto del peccato nelle nostre vite, né ci permette di capire il vero scopo del perdono che è guarigione.
Ma questi benedetti padri del deserto capirono tante cose. Non mettono in dubbio l’amore di Dio o la sua misericordia ma non si adoperano per il perdono come mera questione legale. Il perdono rappresenta, anche, la guarigione dell’anima e la restaurazione della nostra vita con Dio. Forse dovrei aggiungere un’ultima meraviglia alla mia lista: Dio ascoltò la loro preghiera e la Sua Grazia ridiscese sopra di lui.
Possa Dio ascoltare la nostra preghiera e possa la sua Grazia discendere su di noi.
tratto dal blog “Glory to God for all things” di p. Stephen
Se qualcuno si adira vedendo peccare un suo prossimo, dimentica di essere egli stesso peccatore.
Se qualcuno si adira vedendo peccare un suo prossimo, crede di essere Dio, protettore della Legge e delle virtù. Ciò, malgrado Dio veda i nostri peccati e taccia. La falsa divinità che è in noi ci spinge a vedere, ad adirarci e a giudicare i peccati degli altri. Ognuno di noi diventa un falso giudice.
Si racconta di un anziano che aveva dato a un monaco e a una monaca un posto dove dormire la notte. I due finirono per commettere adulterio. L’anziano aveva sentito tutto ciò che era successo. Il mattino seguente, il monaco e la monaca si prepararono a partire. Per strada, i due si chiesero: l’anziano avrà forse sentito quello che abbiamo fatto ieri? Tornarono dall’anziano, dunque, per chiederglielo. Ed egli rispose: “Sì, ho sentito”. Essi gli domandarono: “Perché allora sei rimasto in silenzio?”. Ed egli: “Ero ai piedi della Croce a piangere con la madre di Gesù”.
L’ammonimento non crea una vera metanoia. Solo il contatto con l’amore di Dio crea il fuoco dell’amore che genera a sua volta una corretta metanoia. La metanoia che nasce dalla paura è malata e lo è finché non guarisce nel fuoco dell’amore divino.
(*) ritaglio senza data né titolo
(lettera 35a)
Amato da Dio,
non dirmi che ti sei arrabbiato per la mia ultima lettera. Verrà il giorno in cui capirai che nel cuore di Filemone, questo tuo fratello vecchietto, non c’è che l’amore di Cristo di cui ti vuole rendere partecipe perché quest’amore cresca e diventi il legame eterno con cui vivremo nei Cieli.
Tu ti trovi in una situazione spirituale difficile. Ti giungono voci contro il Vangelo da parte dei tuoi studenti di teologia e di alcuni docenti. E ti arrabbi, e questo è normale. Ti dico una cosa: sai chi insulta Cristo? Chi ama la forza. Chi ama la forza? Te lo dico: il debole. Il debole ama la forza perché essa fa da scudo alla sua debolezza spirituale e fisica. Da noi c’è un proverbio che dice: “Chi il dolore sente pesante è un gigante”. E’ il dolore a dirigerne la vita.
Un giorno è venuto da noi in monastero un ospite con una radiolina. Ascoltava una cantante. L’abate lo ha ripreso dicendogli: “Vergognati fratello! La radio è vietata al monastero!”. Questo fratello se l’è presa. Allora me lo sono portato nella mia cella e gli ho chiesto: “Senti un po’, fratello, cosa ascolti?” E lui: “Ascolto Umm Kulthum [una delle cantanti arabe più note di tutti i tempi, N.d.T.]“. Allora gli ho risposto: “E chi sarebbe?” “Come? Non l’hai mai sentita?!” E io: “No”. Al che lui mi ha replicato: “Beh è una cantante che ha una voce meravigliosa. Parla sempre di amore.” E io: “Bene! Fammi sentire.” Allora l’ho sentita cantare: “Sei la mia vita”. Ho esclamato: “Santo cielo! Esiste davvero gente in questo mondo che può dire una cosa del genere a un essere umano? O Signore Gesù, se io ti dicessi così e ti amassi come ama questa donna, io sarei in cielo!”. L’ho detto a voce alta perché il fratello mi sentisse. Allora si è messo a piangere e mi ha detto: “Cioè, io posso dire a Cristo ‘sei la mia vita’?”. E io: “Digli tutto quello che senti in questa canzone e se lo realizzerai nel tuo cuore entrerai in cielo, di corsa!”
Passato qualche giorno, questo fratello ritorna. Con la radiolina. E mi fa: “Vuoi sentire una bella canzone adatta ai monaci?”. E io: “Certo”. Mi fa ascoltare una canzone che dice: “Schiaccia il mondo sotto i tuoi piedi, camminaci sopra: non ci siamo che io e te, amore”. Allora dico: “Santo cielo! Quanto mi piacerebbe schiacciare il mondo insieme al Signore che ha schiacciato il sepolcro, gli inferi, la morte e il demonio!”.
Vedi, fratello, l’uomo che vive nella legge, vieta cose potenzialmente utili. La legge fa presto a vietare. Ma chi vive con amore, vede, con questi occhi, ciò che può essere utile. Gesù aveva questa visione “amorosa”che gli faceva cercare ciò che era utile per poi realizzarlo. L’uomo debole, invece, si nasconde dietro alla legge e dà ordini alla gente. Il debole trova forza nel comandamento non di vita ma di divieto. Ma sgridando non si insegna a nessuno, neanche agli asini.
Fratello, ti prego – con amore – di non giudicare le persone anche se sono esse stesse a giudicarti. Non ricordarti dei loro peccati, mai, né nel cuore, né nella mente, né a parole. Se te ne sovvieni, chiedi perdono per te. Non dire di alcuno che non è cristiano perché eticamente è riprovevole. Se la sua fede è corretta, non è lontano dal Signore. Noi non siamo cristiani se ci comportiamo bene ma per fede. Se c’è fede, anche quanto un granello di senape, essa è capace di donare un comportamento irreprensibile.
C’è una notevole differenza tra peccatore e incredulo. Il peccatore, a causa di debolezza e di un amore lacunoso, pecca, nonostante la sua fede. L’incredulo, invece, a causa di una fede e di un amore lacunosi, cammina sulla via che conduce alla morte. Per questo dice l’Apostolo che esiste un peccato di morte ed è il peccato di incredulità.
Non dire ad alcuno: tu non sei cristiano, perché così facendo ti metti al posto di Cristo. Sarà solo nell’ultimo giorno che sapremo chi è stato cristiano. Colui i cui peccati sono pubblici non bisogna né attaccarlo né insultarlo. Ciò lo spingerà a mettersi sulla difensiva e ritarderà la sua metanoia. Così facendo, noi fungiamo da apostoli di Satana. “L’amore non cerca le cose proprie”, cioè non cerca i suoi diritti e non fa pendere la spada della legge sulla testa dei peccatori. Perché il Signore non è venuto a far perire i peccatori ma a salvarli. Salva te stesso e gli altri con la potenza dell’amore di Gesù.
Ricordati di tuo fratello nelle tue preghiere. Il Signore Gesù ti preservi nel suo nome.
Indegnamente.
Filemone.
(lettera 28a, 3 agosto 1969)

Amato fratello,
pace a te nel Signore Gesù il quale è l’unica fonte della pace perché non sottopone a processo i peccatori. Egli, invece, ne guarisce la sofferenza e l’afflizione portate dal peccato quando questo indurisce l’uomo frammentandone il cuore nei riguardi di se stesso e degli altri.
Non so perché ti ho scritto molto sul ‘non giudicare’.
1. Perché il Signore che ha detto ‘non uccidere’ è lo stesso che ha detto ‘non giudicate’;
2. perché chi giudica l’altro dimentica che è peccatore. Ciò significa che non è pentito e che perderà la grazia di Dio;
3. il giudicare è la più funesta forma di orgoglio, veleno invisibile. Facendo questo, ci accaparriamo il posto di Dio e ci sediamo sul trono del Giudice supremo che conosce tutte le cose celate. Rendiamo noi stessi, e non Dio, l’unità di misura del bene e del male, noi stessi, e non Dio, la legge del bene e del male;
4. ciò che penso in questo momento è che siamo avvezzi a pensare e a giudicare nella Chiesa secondo i criteri dell’islam perché viviamo con e in mezzo ai musulmani. L’islam è loro. Noi, invece, abbiamo un’altra legge, la legge del Vangelo.
La legge dell’islam riguarda le cose esteriori evidenti (per esempio, l’abluzione prima della preghiera). Quanto molto più facile è rispetto alla purificazione del cuore e del pensiero! La legge vede, ascolta, sente, tocca. Essa non giudica il cuore ma ciò che appare all’esterno.
Ciò è facile. La legge, infatti, non è in grado di stabilire le intenzioni e gli scopi occulti del cuore ma giudica solo atti o un comportamenti visibili. Perciò, fratello, il Signore disse: “Chi guarda una donna…” specificando l’intenzione e lo scopo. Perché il ‘guardare’ ha uno scopo. Dopo si legge che desiderare è commettere adulterio del cuore. Padre Zaccaria usava dirci: tutti gli uomini sono adùlteri e peccatori perché tutti gli uomini hanno desiderato di commettere adulterio fosse anche una sola volta nella vita.
Giudicare gli altri, anche se giustamente, indurisce e avvizzisce il cuore, semina l’odio e non dà alla comunione l’occasione di vivere. Ho timore che tu sia come molti: dall’esterno cristiani e dentro musulmani. Vale a dire: proclami le parole del Vangelo ma poi detesti i peccatori come l’islam che vede nel peccato un’apostasia rispetto alla legge e a Dio. Il cristianesimo, invece, considera il peccato una debolezza, una malattia che necessita di una terapia, della vita. Perché il peccato è morte e i morti non tornano a vivere imponendo loro una pena da scontare. Non giudicare nessuno, fratello, secondo il suo comportamento perché ciò che ci spinge a fare questo è il nostro desiderio di comandare e di emettere ordini. E questi non sono che rami dell’albero dell’orgoglio.
Un proverbio dice: “A giudice si erge chi è vuoto”. Un giudice il cui cuore è colmo di ogni cosa tranne che di Spirito santo. Perciò è di fatto vuoto e giudica secondo la sua legge del bene e del male.
Perdonami. Ti parlo con franchezza a causa dell’amore di Gesù Cristo, nostro Redentore.
Indegnamente.
Filemone.
(lettera 32a, inizio di Avvento, 1969)
Sant’Efrem ha composto una piccola e incisiva preghiera che la Chiesa Ortodossa (ma anche i cattolici delle eparchie di tradizione greco-cattolica) recita ogni giorno nelle sue ufficiature quaresimali.
Da essa si comprende la prospettiva nella quale si pone il cristiano ortodosso Tutto ciò che ripiega la persona su se stessa (ozio, curiosità, superbia, loquacità, giudizio del fratello) viene rigettato. Viene fermamente richiesto quanto appartiene alla pura oblatività (saggezza, umiltà, pazienza, amore) nella serena considerazione della propria creaturalità (vedere le mie colpe).
Signore e Sovrano della mia vita, non darmi uno spirito di ozio,
di curiosità, di superbia e di loquacità.
Segue una grande metania
(prostrazione)
Concedi invece al tuo servo uno spirito di saggezza,
di umiltà, di pazienza e di amore.
Segue una grande metania
Sì, Signore e Sovrano, dammi di vedere le mie colpe e di non giudicare il mio fratello; poiché tu sei benedetto nei secoli dei secoli.
Amen.
Dopo questo versetto altre 12 piccole metanie dicendo per ciascuna:
O Dio, sii propizio a me peccatore e abbi pietà di me.
Di nuovo una grande metania e l’ultimo versetto della preghiera:
Sì, Signore e Sovrano,
dammi di vedere le mie colpe e di non giudicare il mio
fratello; poiché tu sei benedetto nei secoli dei secoli.
Amen.
(attraverso sanmarcoefeso)
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