Categorie

Archivi

Preghiera di Gesù, mente spirituale e guarigione dei pensieri

I nostri pensieri sul mondo sono ciò che ci controlla e il più delle volte ci colgono di sorpresa. Possiamo essere governati, inconsci, da equivoci creatisi quando eravamo bambini. I pensieri sulle altre persone sono quelle che più degli altri si prestano a essere sbagliati e dannosi. Questi falsi pensieri ci rendono timorosi, avidi e vendicativi; minano alla base la nostra fiducia in Dio e ci espongono a ogni tipo di disfunzione umana. Quando il nous [mente spirituale] è “oscurato” viene facilmente ingannato e auto-ingannato. Il processo di guarigione spirituale deterge il nous, come si ripulisce il vetro di una lanterna dal sudiciume che vi si è depositato.

Qui entra in scena la preghiera [di Gesù]. Con un uso regolare, essa ci apre un piccolo spazio tra noi e i nostri pensieri automatici, così che possiamo filtrarli prima di farli entrare. Essa crea una specie di anticamera in cui i pensieri in entrata devono attendere di essere esaminati prima di poter ottenere il permesso di entrare. Questa guarigione dura tutta la vita perché i nostri pensieri autoreferenziali sono particolarmente esperti nel camuffarsi. Possono, infatti, sfuggire alla scoperta per molti anni. Ma con il tempo, scopriremo che alcuni vecchi pensieri automatici sono semplicemente sbagliati e che non dobbiamo più pensarli. A mano a mano che il nous viene gradatamente guarito, la sua percezione si affina, e diviene meno turbata. Iniziamo ad acquisire “il nous di Cristo” (1Cor 2:16). “Trasformatevi rinnovando la vostra mente [nous]“, dice San Paolo.

tradotto da F. Mathewes-Green, The Jesus Prayer:
the ancient desert prayer that tunes the heart to God,
Paraclete Press, 2009, p. 40-41

Visione luminosa e preghiera di Gesù

PreghieradiGesu-CopertinaPer quel che riguarda la visione luminosa alla quale giungerebbe la preghiera di Gesù, possiamo distinguere quattro casi.

Anzitutto quello della percezione, attraverso organi naturali, di una luce prodotta in modo soprannaturale; questo è accaduto a santi e a peccatori.

Poi, molto al di sopra, come caso-limite, la percezione soprannaturale, ma non sensibile o fisica e quindi trascendente la normale psicologia, di una luce soprannaturale; è la luce della Trasfigurazione vista non attraverso gli organi normali, ma da occhi già trasfigurati.

Al grado più basso della scala, l’uso della parola “luce” è esclusivamente simbolico, perché il nome di Gesù diviene, in senso figurato, il sole dell’anima.

Tra questo caso e il primo considerato vi è ancora posto per un caso intermedio: la pratica costante o frequente della preghiera di Gesù può mettere l’orante in uno stato interiore abituale di “luminosità”. Anche se chiude gli occhi, ha l’impressione di essere penetrato da una chiarezza e di muoversi nella luce. E’ più che un simbolo; è però meno di una percezione sensibile e non è certamente un’estasi; ma è qualche cosa di reale, benché indescrivibile.

tratto da:
Un monaco della Chiesa d’Oriente, La preghiera di Gesù, Nova Millennium Romae, s.d., p. 121-122

Sulla dispersione del pensiero durante la preghiera di Gesù (o preghiera del cuore)

monaco recita la preghiera di Gesù

Secondo Evagrio Pontico (+ 399) “la preghiera è un mettere da parte i pensieri”.

Mettere da parte: non un conflitto selvaggio, non una furiosa repressione, ma una qualche, sia pure costante, azione di distacco. Attraverso la ripetizione del Nome, siamo aiutati a “mettere da parte”, a lasciare andare le nostre futili e dannose immaginazioni e sostituire ad esse il pensiero di Gesù [...]

Quando per la prima volta iniziate la Preghiera di Gesù, non preoccupatevi troppo di eliminare pensieri e immagini mentali. Come abbiamo già detto, lasciate che vostra strategia sia positiva, non negativa. Richiamate alla mente non ciò che deve essere escluso ma ciò che deve essere presente. Non fermatevi sui vostri pensieri e su come eliminarli: pensate a Gesù.

Concentrate il vostro intero io, tutto il vostro ardore e devozione sulla persona del Salvatore; sentite la sua presenza; parlategli con amore. Se l’attenzione divaga, come indubbiamente accadrà, non scoraggiatevi: con gentilezza, senza esasperazione o rabbia interiore, riportatela indietro. Se essa vaga di nuovo, di nuovo riportatela indietro. Ritornate al centro, il centro vitale e personale che è Gesù Cristo.

Guardate all’invocazione, non tanto come preghiera vuota di pensieri, ma come preghiera piena dell’Amato. Lasciate che sia, nel senso più ricco della parola, una preghiera di affetto – sebbene non di eccitamento emotivo autoindotto. Poiché, mentre la Preghiera di Gesù è certamente molto più che una preghiera affettiva, nel senso tecnico occidentale, è con sentimento di amore che noi dobbiamo correttamente iniziare. Il nostro atteggiamento interiore, quando incominciamo l’invocazione, è quello di S. Riccardo di Chichester:

O mio misericordioso Redentore,
amico e fratello,
possa vederTi più chiaramente,
amarTi più teneramente,
e seguirTi più da vicino

Kallistos Ware, La potenza del nome, Il leone verde, pp. 40-44
P.S. La potenza del nome è un libro meraviglioso che
non ci stancheremo mai di consigliare.

Una notte nel deserto della Sacra Montagna (VIII)

UNA NOTTE NEL DESERTO DELLA SACRA MONTAGNA
Metropolita Hierotheos di Nafpaktos

VIII puntata

continua il viaggio nella meravigliosa preghiera di Gesù

I frutti della Preghiera di Gesù

- Ti menzionerò alcuni dei frutti della preghiera di Gesù, dal momento che ti vedo così desideroso di apprendere. All’inizio la preghiera di Gesù è il pane che sostenta l’atleta, poi diviene olio che addolcisce il cuore e, infine, vino che inebria l’uomo, cioè, crea estasi e unione con Dio. Per essere più specifico: il dono che Cristo dona all’uomo di preghiera è la consapevolezza dei suoi peccati. Egli smette di credere che è “buono” e si considera “l’abominazione della desolazione … posta nel luogo santo” (Mt 24:15). Come la lama dentata di un chirurgo che taglia l’osso, così la parola affilata dello Spirito penetra negli abissi dell’anima. C’è così tanta impurità in noi. La nostra anima puzza. A volte le persone vengono nella mia cella ed emanano un cattivo odore a causa della loro lordura interiore. Dunque, tutto ciò che era sconosciuto prima all’atleta, ora gli è rivelato attraverso la preghiera di Gesù. Come risultato egli si considera al di sotto di tutte le persone e pensa che l’Inferno è la sua unica eterna abitazione e inizia a piangere. Piange per il suo sé morto. E’ forse possibile piangere per il morto dei vicini e non per il morto che è nella propria casa? Così anche l’atleta della preghiera di Gesù non vede i peccati degli altri ma solo la sua propria morte. Gli occhi gli divengono fontane di lacrime che scorrono dall’afflizione del suo cuore. Piange come un condannato e al contempo grida “abbi misericordia di me”, “abbi misericordia di me”, “abbi misericordia di me”. Con queste lacrime, come detto prima, inizia la purificazione dell’anima e del nous. Come l’acqua pulisce le cose sporche, come la pioggia pulisce cadendo il cielo dalle nuvole e la terra dalla lordura, così le lacrime puliscono e imbiancano l’anima. Le lacrime sono l’acqua del secondo battesimo. La preghiera di Gesù, dunque, porta i frutti più dolci della purificazione.

– L’uomo è completamente purificato quando la grazia divina gli fa visita?

– Non è completamente purificato, ma è sempre alla ricerca di purezza del cuore perché la purificazione è uno sforzo incessante. San Giovanni Climaco segnala questo detto che lui udì da un monaco che aveva raggiunto la dispassione: “La perfetta perfezione del perfetto è ancora incompiuta”. Più uno piange più uno è purificato; più uno vede in profondità gli strati di peccato più sente il bisogno di piangere ancora. San Simone il Nuovo Teologo chiarisce bene questo punto:

Frequenti preghiere, parole ineffabili
fiumi di lacrime; così purificano le loro anime.
Allorché vedono le loro anime purificate, sono posti sul fuoco con amore, fuoco di desiderio,
per vederlo perfettamente puro.
Ma non potendo trovare la perfezione della luce il processo è incompleto. Più sono purificato più io, peccatore, sono illuminato, più Egli appare, Spirito che dona purezza. Ogni giorno, sembra che ricominci a rendermi puro, per vedere chiaro.In un abisso infinito, in un paradiso smisurato,chi può trovare un mezzo o una fine?

Come capisci l’uomo si perfeziona e si purifica continuamente. E’ l’aspetto passivo dell’anima a essere purificato per primo e poi la potenza intelligente dell’anima. I fedeli sono dapprima liberati dalle passioni della carne; poi – attraverso una preghiera e una lotta più intensa, dalle passioni dell’odio, dell’ira e del rancore. Quando l’uomo riesce a essere liberato da ira e rancore, è ovvio che l’aspetto passivo della sua anima è stato piuttosto purificato. Poi l’intera battaglia riguarda l’aspetto intelligente e si combatte contro l’orgoglio, la vanagloria e contro tutti i pensieri vani. Questa battaglia lo accompagnerà fino alla fine della sua vita. Ma tutto questo corso di purificazione ha luogo con l’aiuto e l’energia della grazia, cosicché il fedele diventa vaso recettivo di una ricca grazia divina.

Ancora San Simeone scrive:

Ché l’uomo non può vincere le sue passionia meno che la Luce non venga in nostro soccorso.Anche allora, ciò non avviene tutto in una sola volta.L’uomo per natura non può ricevere tutto all’improvviso, lo spirito di Dio.Ma molto deve essere realizzato, tutto nel suo potere.Distacco dell’anima, spoliazione dei beni, separazione dall’ego,abbandono della volontà, rinuncia al mondo,pazienza nelle tentazioni, preghiera, dolore,povertà, umiltà, dispassione.

– Come si fa a capire che la propria anima sta iniziando a purificarsi?

– E’ facile, a ciò ha risposto il saggio eremita. Diviene percettibile molto presto. Esichio usa una bella immagine. Così come il cibo avvelenato che entra nello stomaco causando disturbo e dolore, esce quando prendiamo le medicine, e lo stomaco è liberato e e l’uomo prova sollievo, così accade con la vita spirituale. Quando l’uomo accetta cattivi pensieri e, conseguentemente, fa esperienza della loro amarezza e della loro pesantezza, egli “vomita facilmente ed espelle i cattivi pensieri completamente” attraverso la preghiera di Gesù, percependo, quindi, che la purificazione è in atto. Inoltre, l’uomo di preghiera diventa conscio della purificazione, perché le ferite interne che causano le passioni smettono di sanguinare. Nel Vangelo dell’Evangelista Luca leggiamo di una donna emorroissa la quale “si avvicinò di dietro e toccò il lembo del suo vestito, e in quell’istante il suo flusso di sangue si arrestò”. (Lc 8:44) Quando ci si avvicina a Gesù Cristo, si è immediatamente guariti – “il flusso di sangue si arrestò”: il sangue delle passioni cessò di fluire. Voglio dire che immagini, circostanze, persone che ci scandalizzavano adesso smettono di farlo. In altre parole, quando varie persone o cose ci disturbano, è ovvio che rimaniamo feriti dagli attacchi del demonio. E’ dentro di noi che cova lo scandalo. Purificati attraverso l’aiuto della preghiera di Gesù, vediamo tutte le persone e tutte le cose come creature di Dio. Consideriamo, specialmente gli umani, come immagini di Dio Che è pieno di amore. Chiunque, quindi, è vestito della grazia di Cristo vede anche gli altri vestiti con tale grazia, anche se sono nudi. Mentre coloro che sono privi di grazia divina, vedono anche coloro che ne sono rivestiti come fossero nudi! A questo punto vorrei rileggerti da San Simone il Nuovo Teologo.

– E’ davvero un teologo. Ho letto alcune sue opere e ne sono stato molto colpito.

– Ti esorto a leggere tutte le sue opere perché così sarai in grado di acquisire un gusto per la teologia mistica, del modo apofatico [l'apofatismo (dal greco ἀπό φημι che significa non dire) è un metodo teologico secondo il quale Dio è del tutto inconoscibile attraverso la razionalità, perché trascende la realtà fisica e le capacità cognitive umane] dell’esperienza ascetica. Ebbene, il padre che ha fatto esperienza della theoria dice:

Il santo, pio Simeone lo Studitanon si vergognava di vedere le parti del corpo di qualsiasi personao di vedere persone nude, né si vergognava di essere visto nudo;poiché Cristo era pienamente in lui; tutto se stesso era Cristoe tutte le sue membra e di tutti gli altrisepartamente o tutte insieme, le avrebbe sempre viste come Cristo le avrebbe viste;sarebbe rimasto immobile, intatto e dispassionato,perché era in tutto Cristo e aveva visto tutti quelliche si battezzavano, indossare Cristo.E se sei nudo e, essendo carne, toccando la carneti ecciti come un asino o un cavallo,come osi calunniare il santo e bestemmiare contro Cristo che si è unitocon noi e ha donato la dispassione ai suoi santi servi?

– Come puoi vedere, egli continua, l’uomo dispassionato, colui che è purificato attraverso la preghiera di Gesù, non cade in tentazione, qualunque cosa possa vedere. Al contempo, il demonio è sconfitto. Questo è il frutto della preghiera di Gesù. L’atleta della preghiera di Gesù riconosce il nemico e le sue trappole e facilmente li caccia fuori dalla sua anima. Avverte anche delle preparazioni belliche del demonio e agisce giusto in tempo. Vede le frecce del demonio scagliate verso l’anima e, prima ancora che esse la colpiscano, le distrugge. San Diodoco dice che quando le frecce raggiungono la superficie del cuore, sono distrutte lì, perché dentro vi è la grazia di Cristo. Inoltre, come dicevamo prima si realizza l’integrazione della persona completa. Mente, desiderio e volontà sono uniti e combinati in Dio.

Le origini egiziane e la pratica egiziana della preghiera di Gesù sino a oggi

stanthony.jpgProponiamo un intervento del Prof. Philippe Luisier, docente di lingua e letteratura copta al Pontificio Istituto Orientale di Roma, letto ad Alessandria d’Egitto lo scorso anno. Vi emergono le origini egiziane della preghiera di Gesù.

Scrive Luisier: «Ancora più interessante il consiglio di abba Ammonas [IV sec.] ad un monaco tentato da tre idee, quella di andare errando nel deserto, quella di fuggire all’estero dove nessuno lo conoscerà oppure di vivere in recluso senza vedere nessuno ; Ammonas replica : “Nessuna di queste tre cose ti giova. Rimani piuttosto nella tua cella, mangia un po’ ogni giorno, medita incessantemente nel tuo cuore la parola del pubblicano, e potrai salvarti” . Ora, la parola del pubblicano è quella di Lc 18,13 : “O Dio, abbi pietà di me peccatore” : siamo quasi arrivati alla formula della preghiera di Gesù, tanto cara alla tradizione esicasta ! »

Prosegue Luisier:  «Quindi la preghiera monologistos risale almeno agli inizi del secolo VI . Ne abbiamo un po’ meno di due secoli dopo una altra testimonianza, alquanto straordinaria, poiché si tratta di un’ iscrizione parietale dentro una cella del sito monastico di Kellia. Fu scoperta nel 1965, copiata e pubblicata ; oggigiorno, non resta quasi nulla del sito, totalmente trasformato dalle coltivazioni. La versione copta dell’iscrizione non è sempre chiara , ma esiste una versione araba del testo . Si tratta d’un apoftegma nel quale un anziano dice di non dar retta ai demoni che criticano la preghiera indirizzata soltanto a Gesù, come se trascurasse il Padre e lo Spirito Santo. Sulla base di tali testimonianze ed altre, gli studiosi possono determinare che la preghiera di Gesù era molto praticata nei monasteri della regione a sud di Alessandria durante lunga parte del medioevo, in particolare in quello di San Macario.»

Luisier termina la sua rassegna sulla preghiera del cuore con “uno dei migliori figli della chiesa copta di oggi”, Padre Matta al-Miskin.

Ma vale la pena di leggere tutto l’intervento ricchissimo di straordinari detti dei Padri del deserto.

L’intervento è disponibile in PDF.

Esichia e preghiera di Gesù

pell.JPGSto pensando in questi giorni alla quiete [in greco esichia], all’ordine e alla calma nella propria mente e nella propria anima. È qualcosa di cui ho disperato bisogno ma che, dati il mio lavoro e i miei interessi, trovo difficile individuare e raggiungere. Ho letto un libro intitolato “L’istinto di guarire” dello psichiatra David Servan-Schreiber [The Instict to Heal], che esamina l’efficacia delle terapie non tradizionali. Sono stato particolarmente colpito dal suo capitolo sulle scoperte mediche che riguardano il ruolo che ha il cuore nell’aiutare a governare il sistema nervoso. È stata una rivelazione scoprire che è clinicamente dimostrabile che il metodo e la pratica della preghiera di Gesù, che è una parte fondamentale della spiritualità cristiana ortodossa, possa guarire. Non fraintendermi. Il dottor Servan-Schreiber non menziona mai la preghiera di Gesù. Ma si parla di sorprendenti risultati che i medici hanno riscontrato nelle persone che fanno il tipo di respirazione ritmica e la meditazione che è richista quando si prega la preghiera di Gesù alla maniera dei Padri del deserto. C’è qualcosa di fisiologico che accade; è come se il cuore aderisse, e il sistema nervoso venisse riavviato e riorientato dalla pratica di esichia e meditazione. Il risultato è che “State quieti e sappiate che io sono Dio” [salmo 46:10 secondo la versione King James; la Nuova Diodati traduce: Fermatevi e riconoscete che io sono Dio] è in realtà una buona ricetta di base per la salute.

Quando ero sulla via verso l’Ortodossia, ero molto fedele nel dire la preghiera di Gesù ogni giorno, per quasi mezz’ora. Essa ha avuto un impatto incredibile sulla mia salute fisica e mentale. Mia moglie mi ha detto che allora ero una persona diversa – che ero molto più calmo e concentrato, in contrapposizione al mio solito carattere litigioso. Naturalmente, come di consueto con me, mi ha preso la pigrizia, e ho smesso di pregarla, con il risultato che mi attendevo. Ma ultimamente, dopo aver letto il libro di Servan-Schreiber e dopo aver parlato con un medico amico circa l’importanza dell’esichia, sono ritornato alla preghiera di Gesù. Non la raccomandarò mai abbastanza, non solo per la tua anima, ma anche per il tuo corpo.

Ho scritto in “Crunchy Cons” circa l’esperienza di vivere da solo un inverno in casa di un amico in campagna. Non c’erano né TV né giornali. Ciò accadde prima che esistesse Internet, per cui l’unico contatto che avevo con il mondo era il telegiornale della NPR che andava in onda due volte al giorno (per poi trasmettere musica classica tutto il resto del giorno). C’eravamo solo io, i miei libri, il mio pensiero e il mio rosario. Venendo da Washington D.C. il periodo di disintossicazione fu difficile. Ero teso tutto il tempo, con un disperato bisogno di stimoli. Ma alla fine, mi sono abituato alla tranquillità. Mi sono abitutato alla preghiera, e a concentrarmi a leggere, e sul silenzio quale stato normale. E’ stato come svegliarsi da un sogno. Capii attraverso l’esperienza come la mia vita quotidiana nel mondo non serviva ad approfondire la mia comprensione, ma piuttosto a evitare di comprendere e di instaurare una connessione più profonda e questo a causa di infinite distrazioni. Ero diventato dipendente da un costante apporto di stimoli, e ciò rendeva difficile la ricerca della verità e il vivere l’armonia interiore e la partecipazione alla vita di Dio.  [...]

Una notte nel deserto della Sacra Montagna (VII)

UNA NOTTE NEL DESERTO DELLA SACRA MONTAGNA
Metropolita Hierotheos di Nafpaktos

VII puntata

continua il viaggio nella meravigliosa preghiera di Gesù

 

– Gerondas, permettetemi di porvi alcune domande che sono sorte mentre parlavate degli stadi della preghiera di Gesù. Cosa intendete con la parola “cuore”?

– Secondo gli insegnamenti dei Santi Padri, il cuore è il centro del mondo spirituale. Tra le tante opinione dei Padri sull’argomento ne ricorderò una peculiare di Sant’Epifanio, vescovo di Constanza di Cipro: “Per questa ragione, non abbiamo bisogno, in alcun modo, di definire né di accertarci in quale parte dell’uomo sia realizzata l’immagine di Dio; dobbiamo invece confessare che l’immagine di Dio esiste nell’uomo, così che non disprezzeremo la grazia di Dio e non rifiuteremo di credere in Lui. Perché qualunque cosa Dio dica è vera, sebbene la Sua parola sia, in un certo senso, sfuggita la nostra capacità di concepirla”. Proprio con un raggio che, quando cade su un prisma è riflesso su tutti i lati, allo stesso modo anche l’anima si esprime attraverso tutto l’essere umano. Quando diciamo la preghiera di Gesù noi fissiamo l’attenzione sull’organo fisico, sul cuore, così che ci distraiamo dal mondo esterno e lo riportiamo dentro di noi stessi, dentro il “cuore profondo.” Così il nostro nous – l’occhio dell’anima – ritorna a casa dove si unisce alle altre forze.

– Permettetemi una seconda domanda. Tutti quelli che sono incantati dal piacere di Dio seguono questo corso che mi avete appena descritto?

– Sì, la maggior parte di loro. Ci sono alcuni che cercano, sin dall’inizio, di unire il nous con il cuore facendo esercizi di respirazione. Respirano quando dicono “Signore Gesù Cristo” ed espirano quando dicono “abbia pietà di me”. Seguono l’aria che scende dal naso fino al cuore e lì si riposano un po’.

Questo, ovviamente, viene fatto per permettere che il nous si fissi sulla preghiera. I Santi Padri ci hanno tramandato un altro metodo. Respiriamo dicendo tutte le parole della preghiera di Gesù ed espiriamo ripetendole. Questo metodo, tuttavia, richiede maturità nello sviluppo spirituale. Usare questo modo di respirare può causare molti difficoltà, molti problemi; è per questo che andrebbe evitato, se non si è guidati da un padre spirituale. Può essere usato, comunque, semplicemente per fissare il nous sulle parole della preghiera cosicché il nous non si distragga. Ripeto, ciò necessita di una speciale benedizione (permesso) da un padre competente.

– Prima avete detto, Gerondas, che lo scopo della preghiera di Gesù è di riportare il nous al cuore, cioè l’energia all’essenza. Possiamo fare esperienza di ciò specificamente al terzo stadio di questo santo cammino. Quando, tuttavia, avete parlato del quinto stadio, avete citato San Basilio il Grande: “Colui che ama Dio, avendo evitato tutti questi, si lancia verso Dio”. Come può il nous rientrare nel cuore e lanciarsi verso Dio? C’è forse una contraddizione?

– No, il santo eremita ha risposto. Come insegnano i Santi Padri Teofori , coloro che pregano sono in vari stadi. Ci sono principianti così come esperti; essi sono meglio noti, negli insegnamenti dei Padri, come i ‘pratici’ e i ‘teoretici’. Per i pratici, la preghiera nasce dal timore di Dio e da una ferma speranza in Lui, mentre per i teoretici, la preghiera è generata da un intenso desiderio di Dio e da una totale purificazione. La caratteristica del primo stadio – quello dei pratici – è la concentrazione del nous nel cuore; il nous prega a Dio senza distrazione. La caratteristica del secondo stadio di preghiera – quello dei teoretici – è il rapimento del nous da parte della Luce divina, così che non è conscio né del mondo né di se stesso. Questa è l’estasi del nous; in questo stadio, il nous si lancia verso Dio. I Padri Teofori che hanno fatto esperienza di questi stadi beati descrivono l’estasi divina. San Massimo scrive: “E’ il rapimento del nous da parte della divina e infinita luce, così che esso non è conscio né di se stesso né di alcun altra cosa creata ma solo di Lui Che, attraverso l’amore, ha risvegliato un tale splendore nel nous.”

– Permettetemi un’altra domanda. Non ho ben compreso la citazione che avete fatto prima: “Io dormivo, ma il mio cuore vegliava” (CC 5:2). Me la potete spiegare? Come è possibile che il cuore continui a pregare mentre l’uomo dorme?

– Questo passaggio è scritto nel libro dell’Antico Testamento che è chiamato “Cantico dei Cantici”. Non è difficile da spiegare. Il profeta Davide dice che il cuore dell’uomo è profondo. Tutti gli eventi, tutte le impressioni del giorno e le occupazioni della mente penetrano nelle profondità del cuore, in quella che oggi chiamiamo il subconscio. Così, in qualunque cosa l’uomo sia occupato durante il giorno, il cuore sarà occupato nelle medesime cose durante la notte, quando la mente e le energie umane riposano. E questo appare evidente nei nostri sogni.

San Basilio dice che “in buona parte, le fantasie notturne (sogni) sono un’eco (riflesso) dei nostri pensieri diurni”. Le cattive occupazioni e i cattivi pensieri del giorno creano brutti sogni. Lo stesso accade con le opere buone. L’ascetico o l’uomo di Dio, in generale, pensa a Dio tutto il giorno, attraverso la preghiera di Gesù. Il ricordo di Dio, attraverso la ripetizione della preghiera di Gesù, è il suo diletto. Egli fa tutto, che sia mangiare o bere, per la gloria di Dio secondo la parola dell’Apostolo. E’ naturale, dunque, che il suo cuore pensi a Dio e che preghi persino durante le poche ore del riposo notturno. Il suo cuore è sempre veglio.