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P. André Louf è passato da questo mondo al Padre

Padre André Louf

Il 12 luglio è passato da questo mondo al Padre, nel suo monastero di Mont-des-Cats (Francia), p. André Louf, monaco trappista e autore spirituale tra i più noti anche in Italia. Era nato a Leuwen (Belgio) nel 1929 ed era entrato in monastero nel 1947, poco dopo la II guerra mondiale. Nel 1963 è eletto abate di Mont-des-Cats, ministero che svolgerà per 34 anni, guidando la sua comunità con sapienza e discernimento negli anni del concilio Vaticano II e del successivo “aggiornamento” teso a una rinnovata fedeltà del monachesimo alle sue istanze evangeliche. Con la sua paternità spirituale ha formato generazioni di monaci, alcuni dei quali divenuti a loro volta abati di altri monasteri. Lasciata la carica abaziale nel 1997 si era ritirato a vivere da eremita presso le suore benedettine di Santa Lioba in Provenza, e da lì non mancava di far udire la sua voce discreta e sapiente con la parola e gli scritti. Uomo nutrito alle fonti dei padri d’oriente e d’occidente, da “innamorato” competente aveva anche tradotto alcune perle del pensiero siriaco di Isacco di Ninive e di autori della mistica fiamminga.

Nel 2004, su invito di papa Giovanni Paolo II, p. André Louf aveva composto le meditazioni per la Via Crucis del Venerdì santo al Colosseo.

Vogliamo in questo momento ricordare con commozione, accanto al grande “spirituale”, soprattutto l’amico e il fratello che negli ultimi 15 anni almeno una volta all’anno faceva una sosta prolungata a Bose, sia per dar voce alla spiritualità del monachesimo occidentale in occasione dei Convegni internazionali di spiritualità ortodossa, (era un “anziano” un “kalògheros”, uno” staretz-pnefmatikòs” molto stimato e amato da tutti i fratelli dell Chiese ortodosse per la vasta dottrina, l’umile saggezza e la pace profonda che irradiava e che andava oltre ogni divisione) sia – e ancor più –per vivere semplicemente la vita fraterna quotidiana nella nostra povera realtà, esercitando un autentico ministero di condivisione del suo davvero unico bagaglio di conoscenze. Molti di noi si rivolgevano a lui in semplicità per consigli spirituali, per una parola di conferma nel cammino monastico, per una esortazione di fiducia e di speranza, trovandolo costantemente disponibile.

Uomo senza confini e tenace ricercatore della Bellezza e dei suoi riverberi nella realtà, ci hanno sempre colpito in lui una straordinaria capacità di ascolto – nella cui qualità terapeutica credeva fermamente -, la potente forza di intercessione e la fedeltà alla preghiera di ogni giorno, il suo incessante ministero di consolazione, il discernimento penetrante sempre pronto a stendere il mantello del perdono sul male, il primato assoluto della misericordia e della condiscendenza (synkatàvasis) nei rapporti fraterni e verso i fatti della vita. Rispetto a questi ultimi, ha sempre messo in guardia dallo sconfinare nell’amarezza, ammetteva la possibilità di momenti di tristezza che vanno ospitati con magnanimità e sorriso, e tuttavia, progressivamente di più, si affermava in lui la ricerca sempre più acuta della Luce, che egli trovava nei piccoli fatti quotidiani e nelle persone che incontrava, quali tracce della Luce increata, della Luce divina di cui ora è finalmente avvolto. Ha vissuto un’attitudine crescente allo sguardo di limpidezza e di sincerità, su di sé e sugli altri, di stupore e di meraviglia verso tutto il creato, nella convinzione che il bene rimane più profondo del male più profondo.

L’ora della sua morte è anche il momento dello svelamento e della verità, e così possiamo sentire finalmente rivolte anche a lui, nella communio sanctorum, alcune osservazioni sull’umile amore che aveva riscontrato presso i monaci della santa Montagna, l’Athos:
“Vorrei concludere questo capitolo (“A proposito di alcuni frutti dello Spirito” in Sotto la guida dello Spirito ) sui frutti dello Spirito con il ricordo personale di un pellegrinaggio presso alcuni eremiti del Monte Athos. C’è poco da dire, se non che  me li ero immaginati completamente diversi: magari come uomini rudi e duri, degli eroi dell’ascesi e della solitudine, restii a ogni contatto umano. La realtà è stata tutt’altra: raramente ho potuto sperimentare un amore simile, un amore mite e umile che mi ha immediatamente fatto sentire accolto nella loro preghiera e mi ha trascinato, come mio malgrado, verso Dio. Raramente mi son anche sentito così vicino agli uomini, immesso nel cuore stesso del mondo che non cessa di battere per Dio e che così pochi, purtroppo, sanno ascoltare.”

Adesso capiamo perché il suo desiderio di un nuovo pellegrinaggio all’Athos restava solo un sussurro: ora finalmente questa attesa è compiuta, le sorgenti e le profondità sono definitivamente raggiunte e non c’è più che luce, pace e comunione senza fine davanti al volto del Signore. Grazie p. André: chiediamo la sua intercessione al Signore per tutti noi, per la Chiesa, per il monachesimo, per ogni uomo e ogni creatura!

Il priore fr. Enzo e i fratelli e le sorelle di Bose vogliono trasmettere ai fratelli di Mont-des-Cats la loro vicinanza fraterna, l’assicurazione della preghiera e la gratitudine al Signore e alla loro comunità per questo grandissimo dono: Deo gratias!

(tratto dal sito del Monastero di Bose)

Puntata radio sull’anziano Paisios del Monte Athos

paisios.jpgDomani, domenica 21 giugno 2009, alle ore 8.00, la trasmissione “Orthodoxie” di Radio France, sarà dedicata all’anziano Paisis del Monte Athos. L’ospite in studio sarà Yvan Koenig che ha tradotto un libro sulla vita del monaco.

La trasmissione potrà essere seguita in diretta qui e ascoltata, fino al 5 luglio, qui.

(via orthodoxie.com)

3° anniversario della scoparsa di P. Matta al-Meskin

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20.9.1919 – 8.6.2006

prega per noi

Donazioni (e rosari ortodossi)

Un annuncio a tutti i lettori:

abbiamo aperto uno spazio per donazioni libere (trovate il pulsante sulla sinistra) che verrano destinate alla continuazione del sito e all’acquisto di libri utili all’arricchimento dello stesso.

A chiunque faccia una donazione verrà spedito a casa un rosario ortodosso (chotki, komboskini, sibha) fatto a mano composto da 33 o 50 grani in legno, in segno di ringraziamento e amicizia.

In Cristo.

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In ritiro…

Nel deserto recondito dei padri, nei luoghi dello spirito, là dove l’angoscia mortale degli uomini è innalzata ogni giorno al cielo in preghiere ferventi davanti a quel Dio d’Amore che ha desiderato ardentemente morire inchiodato a una Croce purché tutto il suo creato potesse riavere la Vita, e potesse averla in abbondanza.

In questi luoghi santi, benedetti da Dio e dalla presenza di uomini, presenti e passati, che, uniti a Gesù nel corpo e nello spirito, pregano all’unisono perché ogni uomo possa giungere alla “misura della statura della pienezza di Cristo”.

Lì mi ritirerò per qualche tempo, purtroppo troppo breve. E con me il blog.

A presto.

Buona Pasqua di Risurrezione.

Christos Anesti.

Gli studenti non conoscono la Bibbia

Chiedo scusa per non aver avuto il tempo necessario a tradurre questa interessante notizia pubblicata dalla BBC.

The Poet Laureate says it is becoming increasingly difficult to teach English Literature because students do not know the Bible or classical mythology.

Andrew Motion told BBC Radio 4′s Today programme the lack of knowledge made it “difficult to even get beyond go” when teaching some of his recent students.

John Mullan, professor of English at University College London, said it was up to academics to solve the problem.

He said the key was natural curiosity, rather than a huge body of knowledge.

Mr Motion told the BBC: “I’ve always been concerned about the levels of not-knowing since I started teaching, but quite recently I had a very bad experience of trying to teach some of my, in other respects, extremely good students about Paradise Lost.

“They knew so little about the context in which the poem was written and about the references that the poem itself makes that it was very difficult even to get beyond go in talking about it.”

He said he believed the issue was not simply that students were unaware of some of the more esoteric characters in classical literature, but that it was “more of a general problem”.

The Poet Laureate said: “I’m not trying to give them a dusty and bitter pill to swallow here, I’m just saying that these stories achieve archetypal status because they tell us recurring truths about human nature that is a pleasure and an important thing in and of itself.”

Mr Mullen told the programme he believed the problem was one that had been around for some time and one “that academics can’t just lament but have to do something about”.

He said his University College London English Literature course included a module through which students are brought up to speed with the classical texts.

He added: “I recently have interviewed quite a lot of candidates who have done Measure for Measure, Shakespeare’s play, for ‘A’ level.

“Not a single one of them seemed to have known the title comes from Christ’s Sermon on the Mount and that might make a difference to what the play’s about.”
fonte: http://news.bbc.co.uk/1/hi/entertainment/7894563.stm