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Ⲧⲉⲛⲛⲁⲩ (Tennav) ovvero il Canone per la santa Resurrezione (tradizione copta e greca)

Icona della resurrezione. Chiesa di san Shenuti archimandrita. Cairo vecchio.

Il brano che segue è chiamato “Ⲧⲉⲛⲛⲁⲩ Tennav o Canone per la santa Resurrezione” e si canta nella Chiesa copta ortodossa dopo aver finito la preghiera delle tre vigilie di mezzanotte, all’inizio della recita della Santa Salmodia. Ⲧⲉⲛⲛⲁⲩ significa “Contempliamo” e corrisponde alla prima parola dell’inno. Come capita spesso nella pratica liturgica copta, gli inni sono chiamati con la prima parola che compare nel testo.

Nella Chiesa copta è recitato nella Salmodia di mezzanotte della notte della Resurrezione, poi ogni giorno durante la cinquantina pasquale, poi nella Salmodia delle domeniche fino all’ultima domenica del mese di Hatur (metà dicembre, all’incirca). Questo periodo è dedicato alla memoria della Resurrezione e copre un arco che è di quasi metà anno liturgico. Il periodo dell’anno liturgico in cui non si canta questo brano comprende l’Avvento e il Natale (in cui ci si concentra sull’Incarnazione e il Natale di Cristo), il Battesimo e la Quaresima.

Si chiama Canone perché è diviso in versi che si concludono con una dossologia, perché ha la stessa melodia dei canoni cantati dal popolo alla fine delle liturgie e forse anche perché, nella liturgia bizantina, il canone è un canto di lode. Tuttavia non in tutti i manoscritti, così come non in tutti i testi a stampa, Ⲧⲉⲛⲛⲁⲩ è chiamato “Canone”. Ritroviamo altri termini come: madīḥ (lode), psali (canto di lode) o tamgīd (dossologia). Secondo Baumstark[1]  questo canone è stato ritrovato su papiri molto antichi rinvenuti in Egitto, il che farebbe pensare che sia stato redatto originariamente in ambiente alessandrino, forse in greco. Anche il liturgista padre Athanasius el Makari ritiene che la versione più antica del testo sia, allo stato attuale, quella copta, senza specificare se il testo più antico sia stato redatto in copto o in greco. Sta di fatto che attualmente il testo esiste solo in dialetto bohairico. L’uso di una certa terminologia trinitaria, tipicamente nicena, potrebbe far datare il brano alla fine del IV secolo.

Il testo greco-bizantino ci è fornito da ‘Abd al-Masih[2] ed è ancora oggi cantato nella Chiesa bizantina (vedi ‘Abd al-Masih 1950:29-30). Il testo greco diverge leggermente dal testo copto in alcuni punti. Anche la Chiesa latina ha un inno cantato durante gli Improperia del Venerdì Santo noto come “Crucem tuam adoramus” che riprende, quasi alla lettera, una porzione del testo copto, sebbene sembra sia passata per il filtro bizantino: Crucem tuam adoramus, Domine, et sanctam resurrectionem tuam laudamus, et glorificamus. Ecce, enim, propter lignum venit gaudium in universo mundo (‘Adoriamo la tua croce, Signore, e la tua santa resurrezione. Ecco, infatti, per mezzo del legno è entrata la gioia nel mondo intero’).

Per ascoltarlo clicca qui.

TESTO COPTO

TRADUZIONE ITALIANA DEL COPTO

TESTO GRECO[3]

 

1. Contempliamo la resurrezione di Cristo e adoriamo il Santo, Gesù Cristo Signore nostro, l’unico senza peccato.

2. Adoriamo la tua croce, o Cristo. Lodiamo e glorifichiamo la tua resurrezione.

3. Tu infatti sei il nostro Dio, non conosciamo che te e con il tuo nome ci chiamiamo[4].

4. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

Ἀνάστασιν Χριστοῦ θεασάμενοι, προσκυνήσωμεν ἅγιον Κύριον Ἰησοῦν τόν μόνον ἀναμάρτητον. Τόν Σταυρόν σου Χριστέ προσκυνοῦμεν, καί τήν Ἁγίαν σου Ἀνάστασιν, ὑμνοῦμεν καί δοξάζομεν.σύ γάρ εἶ Θεός ἡμῶν, ἐκτός σου ἄλλον οὐκ οἴδαμεν, τό ὄνομά σου ὀνομάζομεν

 

5. *[5] Venite tutti voi fedeli ad adorare la resurrezione di Cristo.

6. * Poiché per mezzo della sua Croce la gioia ha invaso[6] il mondo intero.

7. * Benediciamo il Signore in ogni momento e glorifichiamo la sua resurrezione.

8. * Poiché ha sopportato la morte e l’ha distrutta con la sua morte.

9. * Ora e sempre, e nei secoli dei secoli, amen.

Δεῦτε πάντες οἱ πιστοί προσκυνήσωμεν τήν τοῦ Χριστοῦ ἁγίαν Ἀνάστασιν· ἰδού γάρ ἦλθε διά τοῦ Σταυροῦ, χαρά ἐν ὅλῳ τῷ κόσμῳ. Διά παντός εὐλογοῦντες τόν Κύριον, ὑμνοῦμεν τήν Ἀνάστασιν αὐτοῦ. Σταυρόν γάρ ὑπομείνας δι᾿ ἡμᾶς, θανάτῳ θάνατον ὤλεσεν.

 

10. Gioisci grandemente[7] o Madre di Dio.

11. Infatti, grazie a te[8] Adamo è stato riportato in Paradiso

12. Mentre Eva ha ricevuto consolazione al posto dell’afflizione[9]

13. Ha riottenuto la libertà, grazie a te, e la salvezza eterna.

14. Noi stessi, dunque, ti glorifichiamo[10] come un tesoro della Resurrezione[11] dicendo:

15. Ave o scrigno[12] sigillato[13], grazie al quale abbiamo potuto godere[14] della vita

16. Salve a colei che ci ha generato il Cristo nostro Dio ed egli, per mezzo della sua resurrezione, ci ha donato la vita.

17. Sii benedetto o Signore, insegnami[15] i tuoi giudizi.

 

 

Εὐλογητὸς εἶ, Κύριε, δίδαξόν με τὰ δικαιώματά σου.

 

 

18. * Le schiere angeliche furono stupefatte nel vederti annoverato tra i morti.

19. * Ma tu hai distrutto la forza della morte, o Salvatore.

20. * Ed hai risuscitato Adamo con te, rendendolo libero dagli inferi[16].

21. * Sii benedetto o Signore, insegnami i tuoi giudizi.

Τῶν Ἀγγέλων ὁ δῆμος, κατεπλάγη ὁρῶν σε, ἐν νεκροῖς λογισθέντα, τοῦ θανάτου δὲ Σωτήρ, τὴν ἰσχὺν καθελόντα, καὶ σὺν ἑαυτῷ τὸν Ἀδὰμ ἐγείραντα, καὶ ἐξ ᾍδου πάντας ἐλευθερώσαντα.

Εὐλογητὸς εἶ, Κύριε, δίδαξόν με τὰ δικαιώματά σου.

 

22. «Perché mescolate gli unguenti con singhiozzi e con pianti, o discepole del Signore?»

23. Disse l’angelo[17] sfolgorante presso il sepolcro alle donne mirofore[18]:

24. «Osservate dunque e sappiate che il Salvatore si è levato risorgendo dai morti».

25. Sii benedetto o Signore, insegnami i tuoi giudizi.

Τί τὰ μύρα, συμπαθῶς τοῖς δάκρυσιν, ὦ Μαθήτριαι κιρνᾶτε; ὁ ἀστράπτων ἐν τῷ τάφῳ Ἄγγελος, προσεφθέγγετο ταῖς Μυροφόροις. Ἴδετε ὑμεῖς τὸν τάφον καὶ ἤσθητε· ὁ Σωτὴρ γὰρ ἐξανέστη τοῦ μνήματος.

Εὐλογητὸς εἶ, Κύριε, δίδαξόν με τὰ δικαιώματά σου.

 

26. * All’aurora[19] le mirofore, piangendo, si affrettarono verso il tuo sepolcro.

27. * Ma apparve[20] davanti a loro[21] l’angelo dicendo:

28. * «Il tempo del pianto è finito. Non piangete, ma annunciate agli apostoli la resurrezione».

29. * Sii benedetto o Signore, insegnami i tuoi giudizi.

Λίαν πρωΐ, Μυροφόροι ἔδραμον, πρὸς τὸ μνῆμά σου θρηνολογοῦσαι· ἀλλ’ ἐπέστη, πρὸς αὐτὰς ὁ Ἄγγελος, καὶ εἶπε· θρήνου ὁ καιρὸς πέπαυται, μὴ κλαίετε, τὴν Ἀνάστασιν δὲ Ἀπόστόλοις εἴπατε.

Εὐλογητὸς εἶ, Κύριε, δίδαξόν με τὰ δικαιώματά σου.

 

30. Le mirofore vennero al tuo sepolcro con incenso[22], o Salvatore.

31. E sentirono l’angelo dire loro:

32. «Perché cercate il Vivo tra i morti[23]? Egli in quanto Dio è risorto dal sepolcro».

33. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

Μυροφόροι γυναῖκες, μετὰ μύρων ἐλθοῦσαι, πρὸς τὸ μνῆμά σου, Σῶτερ ἐνηχοῦντο. Ἀγγέλου τρανῶς, πρὸς αὐτὰς φθεγγομένου· Τὶ μετὰ νεκρῶν, τὸν ζῶντα λογίζεσθε; ὡς Θεὸς γάρ, ἐξανέστη τοῦ μνήματος

 

Δξα Πατρί

 

34. * Adoriamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo in unità sostanziale[24].

35. * E gridiamo coi Cherubini: «Santo, Santo, Santo sei tu Signore».

36. * Adoriamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo in unità sostanziale

37. * E gridiamo coi Cherubini: «Santo, Santo, Santo sei tu Signore».

38. * Adoriamo il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo in unità sostanziale

39. * E gridiamo coi Cherubini: «Santo, Santo, Santo sei tu Signore».

 

40. * Ora e sempre, e nei secoli dei secoli, amen.

Προσκυνοῦμεν Πατέρα, καὶ τὸν τούτου Υἱόν τε, καὶ τὸ ἅγιον Πνεῦμα, τὴν ἁγίαν Τριάδα, ἐν μιὰ τῇ οὐσία, σὺν τοις Σεραφίμ, κράζοντες τὸ Ἅγιος, Ἅγιος, Ἅγιος εἶ Κύριε.

Κα νν

 

 

41. Hai generato, o Vergine, il datore della vita.

42. E hai salvato Adamo dal peccato.

43. Hai dato ad Eva la gioia, in cambio della sua afflizione.

44. E ci hai donato la grazia della vita, e la salvezza dalla corruzione e dal cambiamento.

45. Sei diventata per noi una patrona davanti a Dio nostro Salvatore, il quale si incarnò da te.

Ζωοδότην τεκοῦσα, ἐλυτρώσω Παρθένε, τόν Ἀδάμ ἁμαρτίας, χαρμονήν δέ τῇ Εὔᾳ, ἀντί λύπης παρέσχες· ρεύσαντα ζωῆς, ἴθυνε πρός ταύτην δέ, ὁ ἐκ τοῦ σαρκωθείς Θεός καί ἄνθρωπος.

   

λληλούϊα, Ἀλληλούϊα, Ἀλληλούϊα, Δόξα σοι ὁ Θεός (3 x).

 

[1] Anton Baumstark, Liturgie comparée , Éditions de Chevetogne, 1939, pp.107-108.

[2] Abd’al Massih, ‘The Canon of the Resurrection’, Bulletin de la Société d’Archéologie Copte, 14 (1950–57), pp. 23–35

[3] Verranno segnalate solo le differenze più significative tra il testo copto e greco.

[4] Cf. Ger 14,9 Il testo greco “noi invochiamo il tuo nome” in riferimento a Is 26,13 e manca della dossologia finale.

[5] La presenza dell’asterisco indica che il brano è cantato dal coro settentrionale. L’assenza significa che il brano è cantato dal coro meridionale.

[6] Lett. “è entrata, è venuta in”

[7] Lett. “tutte le gioie ti convengono, ti si confanno”. Questo theotokion manca in greco.

[8] Lett. “attraverso di te”. Sullo sfondo dei brani mariani, all’interno dell’inno, così come in tutti i testi liturgici copti, c’è sempre una motivazione di tipo cristologico. I testi della liturgia copta parlano sempre della Vergine Maria per parlare di Cristo e della sua salvezza. Generando l’Emmanuele, Maria ha contribuito in maniera unica e ineguagliabile al piano di salvezza di Dio che però è stato compiuto da suo Figlio.

[9] Lett.: “dolore al cuore”

[10] In copto è un imperativo, non rendibile in italiano.

[11] Poco prima si legge “per mezzo della sua Croce”.

[12] Prima è usata la parola copta, ⲁϩⲟ, poi quella greca θησαυρός. Per differenziare anche in italiano si è usato prima “tesoro” e poi “scrigno”.

[13] Metafora della verginità di Maria.

[14] Qui Brogi (La santa salmodia annuale della Chiesa copta, Centro Francescano di Studi Orientali Cristiani, Il Cairo 1962)traduce “ci siamo riempiti” seguendo erroneamente l’arabo. Il termine greco-copto qui utilizzato ⲉⲣⲁⲡⲟⲗⲉⲩⲓⲛ, viene dal greco ἀπολαύω ed è legato al godimento e al piacere.

[15] Qui Brogi traduce erroneamente “insegnaci”. È un chiaro riferimento al Sal 118 dove si ripete più volte “insegnami” seguito da “i tuoi giudizi, i tuoi comandamenti, i tuoi decreti ecc.” Il termine copto utilizzato, ⲙⲉⲑⲙⲏⲓ, è ambivalente: può significare sia verità sia giudizi, dal momento che ⲙⲉⲑⲙⲏⲓ significa verità ma anche giustizia. È probabile che qui si calchi il greco δικαιώμα che è un termine molto frequente nel salmo 118. Brogi, traducendo, “le tue verità” traduce correttamente. Tuttavia, nel tradurre in questo modo, malgrado ci sia sullo sfondo un senso molto bello e suggestivo, si perde il richiamo salmico. Ci troviamo, infatti, di fronte alla traduzione regolare, nel salterio copto bohairico, del greco δικαιώμα che è molto frequente nel salmo 118. La CEI traduce “leggi, precetti”. Il Salterio dei LXX, secondo la traduzione di Mortari, rende “decreti”.

[16] In copto amenti, lett. “l’Occidente”. Termine comune nella letteratura religiosa egiziana antica per indicare l’oltretomba. Cristo, “l’Oriente che sorge dall’alto” (questa la traduzione letterale del verso del Benedictus, Lc 1,78) è disceso nell’ “Occidente” dell’esistenza, liberando gli uomini prigionieri degli inferi.

[17] Cf. Mt 28,3.

[18] È una delle rare volte in cui appare nella liturgia copta il termine “mirofore”, termine, invece, molto comune nella liturgia bizantina.

[19] Lett. “molto presto”

[20] Lett. “si mise diritto, si rizzò, stette ritto, stette in piedi”

[21] Cf. Lc 24,4 (vers. boh.)

[22] Nel testo greco μύρον “spezie, unguenti” da cui il termine “mirofore”.

[23] Cf. Lc 24,5.

[24] L’uso di questa terminologia, tipicamente nicena, potrebbe far datare il brano alla fine del IV secolo. Questa parte si ripete tre volte, in onore della Santa Trinità.

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