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Oggi ho visto tutta la creazione avvolta in una grande luce (dossologie copte del Natale)

Dossologia del Paramoni di Natale

Oggi ho visto tutta la creazione avvolta in una grande luce per la grande visione divina (theoria) che ci è stata svelata.

Poiché il disincarnato[1] ha preso carne, partorito, come tutti, [ma] dalla Vergine, essendo Dio e uomo.

Betlemme, città di Davide, si pregia con esultanza, perché ha sorretto corporalmente colui che [siede] sui Cherubini.

L’Essente che era, l’unico Creatore, colui che ha sciolto il laccio del peccato, è stato avvolto in panni.

La Vergine Maria, Giuseppe e Salome[2], sono rimasti stupiti dalle cose che hanno visto[3].

Le schiere celesti lodano sulla terra intonando questo santo inno gridando e dicendo:

“Gloria nei luoghi eccelsi a Dio e pace sulla terra e benevolenza negli uomini, poiché egli è venuto e ci ha salvati”[4].

I pastori che erano nei campi sono venuti e lo hanno adorato. Anche noi lo adoriamo e gli rendiamo testimonianza

Che egli è venuto nel mondo, è nato dalla Vergine e ha salvato il genere umano[5] dal diavolo maligno.

Lo lodiamo e lo glorifichiamo, lo esaltiamo, in quanto Buono e Amico degli uomini[6]. Abbi compassione nella tua grande compassione.

Seconda dossologia di Natale

L’uno della Trinità, il consustanziale al Padre, quando ha visto la nostra umiliazione e la nostra amara schiavitù

Piegò i cieli dei cieli, e venne nel grembo della Vergine, divenendo uomo come noi, eccetto il solo peccato.

Nacque a Betlemme, secondo le voci dei profeti, ci guarì e ci salvò, poiché noi siamo il suo popolo.

Colui che non ha smesso di essere Dio venne e si fece figlio dell’uomo. Ma egli è il vero Dio: è venuto e ci ha salvati[7].

 

 

[1] Si è preferito “disincarnato” al più elegante “incorporeo” perché in copto c’è un gioco di parole con la parola greca σάρξ ‘carne’.

[2] Salome è secondo alcuni apocrifi, come il Protovangelo di Giacomo, una donna presente durante la Natività e la fuga in Egitto della Sacra Famiglia. Viene talvolta identificata con la madre dei figli di Zebedeo (Mt 20,20; 27,56) e con una delle Marie che stettero sotto la Croce. Nella tradizione copta è considerata una cugina della Vergine Maria ed venerata come santa. Il Sinassario (Martirologio) copto, pur non dedicandole un giorno specifico, la ricorda ben quattro volte: nella festa di Natale (29 kiahk), nella festa di sant’Anna (11 hatur), di santa Elisabetta (16 amshir) e nella commemorazione dell’entrata della Sacra Famiglia in Egitto (24 bashans).

[3] L’arabo traduce liberamente dicendo “da colui che hanno visto”. Ma il copto è chiaramente al plurale, indicando “cose”, “scene”, “eventi”.

[4] È interessante come la dossologia metta insieme la lode angelica dell’evangelista Luca (Lc 2,13-14) con un’antifona liturgica copta.

[5] Lett.: “la nostra razza”, “la nostra stirpe”

[6] “Amico degli uomini” (in copto Pimairomi, in greco Philánthropos, in arabo Muḥibb al-bašar) è uno degli epiteti di Cristo più ricorrenti nella liturgia, nell’innologia e nella salmodia copte.

[7] Questa dossologia è identica all’ottavo brano della Theotokia del giovedì.

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