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I 10 comandamenti dell’Incarnazione

Con l’Incarnazione, Dio si fa uomo, soffre con lui. Entrando nella Storia, la trasforma in eternità. In Cristo Dio e l’uomo sono uniti per sempre. La prospettiva su di sé, sul Dio e sul mondo è completamente cambiata. Ecco un decalogo della “rivoluzione copernicana” realizzata dall’Incarnazione di Dio. 

  1. Non avrai altro mediatore tra te e Dio al di fuori del Dio incarnato Gesù Cristo (cf. 1Tm 2,5).

Se rinunci a questo e ti fai altri mediatori al di fuori di Cristo perdi tutto. Perdi l’adozione, perdi i sacramenti, perdi l’eredità del Regno, non puoi contare nemmeno sul perdono dei peccati.

  1. Non cercare un metodo per giungere a Dio perché è Dio a essere venuto a te.

Tu non vai verso Dio se non perché è Dio a essere venuto verso di te. L’Incarnazione significa venuta di Dio nel mondo degli uomini, una venuta personale, mediante la sua Incarnazione. Se rinunci a questo, vuol dire che crei un’altra via diversa da quella creata dal Signore Gesù Cristo. Quando il Signore dice “Io sono la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14,6), significa che non esiste altra via se non Cristo stesso.

  1. Non ridurre la persona di Gesù Cristo a una serie di qualità.

Questo è un punto importantissimo per capire la fede. Misericordia, amore, giustizia, sincerità, fedeltà, potenza, santità, sapienza non sono qualità astratte ma qualità proprie delle ipostasi della Trinità svelate nell’Incarnazione del Figlio unigenito. Noi non ci relazioniamo con qualità ma con una persona che possiede queste qualità. Dio non è una serie di qualità messe insieme che lo farebbero agire Dio. Se noi diciamo che Dio agisce secondo certe qualità diciamo che Dio è una creatura. Io agisco secondo qualità che mi sono proprie perché queste qualità mi definiscono e mi limitano. Ma Dio non è limitato da nulla. “L’incontenibile, l’immutabile, l’eterno” come diciamo nella divina liturgia.

  1. L’amore non è una qualità di Dio ma la sua modalità d’essere.

Perciò non immaginarti l’amore come ti immagineresti qualsiasi altra cosa. L’amore è svelato nell’ipostasi del Dio-Verbo e nello Spirito Santo versato nei nostri cuori (cf. Rm 5,5). L’amore, infatti, è che Dio ha tanto amato il mondo da inviare il suo unico Figlio (Gv 3,16). Dobbiamo soffermarci sul termine “ha inviato” e vedere la meraviglia di questo invio nell’insegnamento di Gesù, nei miracoli, nelle parabole da lui raccontate, nel modo in cui il Signore ha vissuto nel corpo in mezzo a noi, e come questo suo modo di vivere rappresenti per noi una vita nuova e ci faccia conoscere quanto Dio ci ami. Per questo il Signore Gesù ha riformulato i due comandamenti principali “Ama il Signore tuo Dio” e “Ama il prossimo tuo come te stesso” aggiungendo: “Come io vi ho amati” (Gv 15,12). Non si tratta di un amore astratto. Per questo non cercare un amore al di fuori di quello svelato dal Dio incarnato.

  1. Non separare Natività, cioè Incarnazione, Battesimo, Crocifissione, Resurrezione e Ascensione.

Tutti questi eventi hanno avuto luogo mentre il Signore era nella carne. Sono tutte rivelazioni di Dio dal momento in cui è diventato uomo. È vero che c’è uno spazio temporale tra Battesimo e Crocifissione e tra la Croce e la Natività a Betlemme. Ma tutti questi eventi messi insieme sono una rivelazione del Dio incarnato. L’Incarnazione è lo svelamento supremo che prelude tutti questi altri svelamenti divini che hanno tutti un unico e medesimo scopo: rivelare l’amore di Dio per gli uomini.

  1. Non temere più il tempo ma riscattalo a favore dell’eternità (cf. Ef 5,16).

Il Signore Gesù Cristo ha sottoposto il tempo al suo dominio. Ha ricevuto il potere di sottoporre al suo dominio ciò che è in cielo e ciò che è sulla terra, un potere ricevuto dove aver portato a termine la sua missione e aver rinnovato l’umanità. In questo senso, le feste sono occasioni di rinnovamento e di gioia che rinnovano nel cuore la bellezza della fede. Ma esse stanno lì anche per ricordarci una verità che dimentichiamo spesso: l’unione della divinità e dell’umanità nella persona di Gesù Cristo ha messo fine al tempo che è diventato un elemento relativo nella nostra relazione personale con Dio. Cristo, infatti, per fede abita nei nostri cuori (cf. Ef 3,17). “In lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità e voi partecipate della pienezza di lui” (Col 2,9-10). Siamo diventati partecipi della pienezza della nuova vita creata dal Figlio mediante la sua Incarnazione.

  1. Non dimenticare che Cristo è sempre il Dio-con-te.

Il Signore Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre (cf. Eb 13,8). Anche dopo essere entrato nella gloria non ha perduto la sua natura umana, né la sua conoscenza dell’umano e dei sentimenti umani. Egli sente nella carne ciò che noi sentiamo. Soffre nella carne ciò che noi soffriamo, senza separarsi dalla sua divinità. E mediante queste sofferenze ci prepara una via di salvezza.

  1. Tu sei libero in Cristo Gesù.

L’Incarnazione annuncia a ogni uomo la libertà da ogni sistema. Se credi nel Dio incarnato, non renderti schiavo di alcun sistema e non dare a qualunque sistema o legislazione un potere superiore a quello di Cristo, un potere tale da plasmare e formare la tua vita. Gesù Cristo, il Dio incarnato, fratelli e sorelle, è venuto a liberare gli esseri umani da ogni forma di schiavitù. Ha preso la forma di schiavo ed è stato riconosciuto come uomo (cf. Fil 2,6) per liberare questo schiavo e renderlo figlio di Dio. Tu sei libero in Cristo Gesù.

  1. Non dipendi più da un’appartenenza etnica.

Dio, incarnandosi, ci ha resi liberi dalla nostra appartenenza etnica. “Io sono meridionale, sono settentrionale, sono greco, sono inglese, turco, così, colà”. Non c’è più né schiavo, né libero, né uomo, né donna (Gal 3,28). La vita nuova è una vita indipendente dall’appartenente etnica. Oso anche dire questo: dopo la Resurrezione dai morti, il Signore Gesù Cristo, nato dalla discendenza di Abramo, non è più ebreo e non appartiene più ad Abramo o a Davide. È diventato il Signore della gloria, assiso sui Cherubini. Il suo corpo umano preso dalla Vergine Maria è diventato corpo di gloria che trae la sua forza non dall’appartenenza etnica, né da una qualsiasi categoria umana, ma dalla sua divinità affinché anche noi possiamo ottenere questa stessa forza dalla sua divinità. Per questo san Paolo dice: “Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge […] E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!” (Gal 4,5.6). Ecco la mia indipendenza: io non traggo la mia identità profonda dalla mia appartenenza a un certo gruppo umano. Traggo la mia forza, la mia nuova esistenza, dalla mia appartenenza a Cristo.

  1. La tua pratica spirituale e liturgica è una risposta all’amore di Dio e non un obbligo religioso.

L’Incarnazione divina ha cancellato tutti i sistemi. La Chiesa non è un sistema, la liturgia non è un sistema. La liturgia è un ordinamento e l’ordinamento non è un sistema. La liturgia svela il mistero divino mediante la simbologia, la postura del corpo, l’incenso, le candele, le preghiere, il canto ecc. Nella liturgia, infatti, partecipiamo alle nozze divine. Per questo “il Regno di Dio non è questione di cibo o di bevanda (il sistema sociale) ma giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo” (Rm 14,17).

George Habib Bebawi
al-wasaya al-‘ashr al-khassa bil-tagassud

Un commento

  1. io credendo in dio con cuore sincero e al figlio gesu sono stato rigenerato ispirito santo ed e un vero e proprio incontro spirituale m e successo di mattina so dire anche i giorno e lora verso le 10.30 la mia vita e camniata accettate gesu nella vostra vita deisderatelo rchiedete il perdono die peccati cristo gesu e pregate anche il padre

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