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Gesù ha una moglie? Ma è il solito vangelo di Tommaso…

Tanto fumo per niente? La “grande” scoperta fatta dalla prof. King a partire da un papiro manoscritto in copto e presentata dalla stessa King alla conferenza internazionale di studi copti tenutasi a Roma dal 17 al 22 settembre sa di vecchio. Per lo meno a giudicare dall’analisi filologica e paleografica condotta da Hugo Lundhaug e Alin Suciu, due coptologi di fama mondiale, intitolata “On the So-Called Gospel of Jesus’s Wife. Some Preliminary Thoughts by Hugo Lundhaug and Alin Suciu“. Oltre a esprimere forti dubbi sull’autenticità del manoscritto, i due studiosi di filologia copta affermano che, anche laddove il testo fosse autentico e non un falso moderno, si tratterebbe di un estratto del già noto vangelo apocrifo di Tommaso. L’articolo di Lundhaug e Suciu tradotto qui di seguito.

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Sul cosiddetto vangelo della moglie di Gesù.
Alcuni pensieri preliminari di Hugo Lundhaud e Alin Suciu

Innanzitutto, dovrebbe essere affermato chiaramente che, sebbene nelle seguenti righe esprimeremo dubbi riguardo l’autenticità del cosiddetto vangelo della moglie di Gesù, questi nostri cenni restano ipotetici fino a che l’inchiostro usato nel documento non sarà sottoposto a un corretto esame. In secondo luogo, la nostra analisi non si riferisce né alla figura storica di Gesù né al suo stato civile, che sono al di là del nostro campo di competenza, ma soltanto al frammento letterario scritto in copto, la cui identità è sospetta.

Nel corso del X Congresso internazionale di studi copti, tenutosi dal 17 al 22 settembre 2012 a Roma, il professore di Harvard Karen L. King ci ha presentato un frammento di papiro copto prima sconosciuto.

(fonte foto)

Il suo paper è stato letto martedì, 18 settembre, a partire dalle 19, in una delle aule dell’Istituto Patristico “Augustinianum”. Ad assistere al suo paper saranno stati circa 20 colleghi.

Il testo sembra essere un dialogo tra Gesù e i suoi discepoli. Tuttavia, la sua caratteristica di rilievo è il fatto che Gesù faccia menzione di sua moglie. Nella sua presentazione, Karen King ha già affermato che esistono alcuni dubbi riguardo all’autenticità del frammento. In un articolo in corso di pubblicazione presso la Harvard Theological Review, e che ha cortesemente messo a disposizione sul sito della Harvard Divinity School, ha scritto:

Sebbene l’autenticità non sia assolutamente al di fuori di ogni questione, siamo abbastanza fiduciosi da poter offrire qui i nostri risultati. Anticipiamo che la pubblicazione del frammento al presente stadio faciliterà ulteriori discussioni fra studiosi a proposito dell’autenticità, interpretazione e significato del frammento (King, p.5)

Non tenteremo di riassumere qui l’intera successione degli eventi che è abbastanza nota. Aggiornamenti recenti possono essere letti qui, qui o qui. Basta dire che sin dall’inizio parecchi studiosi hanno espresso dubbi riguardo al documento. Mentre alcuni hanno negato l’autenticità del frammento su basi paleografiche, altri hanno indicato le inconsistenze del testo.

1. Paleografia e datazione

Nel suo articolo, Karen L. King ha affermato di aver chiesto a Roger Bagnall (Università di New York) un esame paleografico del papiro. Dopo alcuni dubbi iniziali, Bagnall ha affermato che il frammento poteva essere autentico:

A una prima osservazione della grafia anche Bagnall l’ha giudicata essere frutto di una mano inesperta e confusa, forse persino quella di un falsario moderno, ma ulteriori osservazioni e riflessioni lo hanno portato a concludere che il problema era il calamo dell’antico scriba (King, p. 7)

Un papiro del quarto secolo? Come si datano i manoscritti letterari copti?

Conscia che la paleografia copta sia ancora una scienza rudimentale, King ha provvisoriamente datato il papiro alla seconda metà del IV secolo. In realtà, allo stato attuale di conoscenza, è sostanzialmente impossibile datare la maggior parte dei manoscritti letterari copti esistenti.

Per stabilire l’età di un dato manoscritto è necessario che: A) questo sia datato nel colofone (fatto raro), B) deve o implicare una data dal suo contesto archeologico (documenti datati riutilizzati per consolidare la rilegatura, manufatti databili, come monete o ceramiche, scoperti insieme al manoscritto), o C) per mezzo del paragone con altri manoscritti che sono stati già datati mediante uno dei due metodi precedenti. Alcuni studiosi ritengono che il paragone con simili manoscritti greci databili può anche portare a buoni risultati, ma questo metodo è abbastanza soggettivo e non accettato universalmente.

FOTO: Esempio di un codice copto datato. Il manoscritto fu completato l’8 del mese di Parmute 571 Era dei Martiri (=3 aprile 855 d.C.).

Ora, il manoscritto copto datato più antico è il codice Pierpont Morgan M579, che è stato trascritto nell’anno 823 d.C. (cioè, prima metà del IX secolo). Prima di quella data, esistono sono solo alcuni esempi di manoscritti databili con un certo grado di sicurezza. Un’eccezione è il codice Nag Hammadi VII nelle cui copertine sono stati scoperti tre frammenti di papiri datati rispettivamente 341, 346 e 348.

Di conseguenza, questi anni devono costituire il terminus post quem per la produzione del codice Nag Hammadi VII o, perlomeno, per le sue copertine. In modo analogo, dalla legatura del Berolinensis Gnosticus 8502 (=BG 8502), che contiene la versione copta del ben noto vangelo di Maria, sono stati recuperati alcuni frammenti di papiri che alcuni studiosi hanno datato alla fine del terzo / inizi del quarto secolo. Tuttavia, sembra che la legatura fosse ritagliata in parti più piccole e riutilizzata in una data successiva per la produzione del codice ora a Berlino. Per quanto concerne la grafia del BG 8502, è stata approssimativamente datata all’inizio del V secolo ma, di nuovo, senza prove evidenti. Infine, James Goehring trovò alcune rassomiglianze tra il coperchio della giara nella quale furono scoperti i codici di Nag Hammadi (oggi nella collezione Schøyen) e una simile terrina del primo periodo romano, dissotterrato nella basilica pacomiana di Pboou. Da un punto di vista tipologico, tali terrine possono essere datate al quarto o quinto secolo d.C. Se è così, ciò ci offre un terminus post quem approssimativo per il sotterramento della biblioteca di Nag Hammadi. Sfortunatamente, queste sono tra le pochissime prove che abbiamo in possesso per datare antichi manoscritti copti su basi più o meno solide. Gli esempi summenzionati chiariscono quanto poco sappiamo sull’età dei manoscritti letterari copti che sono in nostro possesso.

Inoltre, per concludere questa questione, è sostanzialmente impossibile datare il nuovo frammento su basi paleografiche non solo perché i manoscritti copti sono normalmente difficili da datare, ma anche perché non assomiglia a nessun manoscritto copto antico che è databile con un certo grado di sicurezza.

La grafia è antica?

Nella grafia del papiro c’è qualcosa che colpisce chiunque abbia una certa familiarità con gli antichi manoscritti copti. Prima di tutto, l’aspetto generale del documento sembra goffo. Ciò è dovuto principalmente al fatto che nel nostro manoscritto ci mancano le caratteristiche naturali della scrittura (ductus) di un antico scriba. Le lettere sono vergate rozzamente, alcune di esse con una forma inusuale, e non sembra provenire dalla penna di una persona che scrive in copto molto spesso. In secondo luogo, il copista è stato molto incoerente nello scrivere. Sono notevoli le diverse forme della lettera shai, omega ed epsilon. E’ stato già suggerito in discussioni private durante il Congresso di coptologia a Roma (da parte di Christian Askeland, Victor Ghica, Alin Suciu e altri) che il documento sia stato scritto con un pennello invece di una penna da scriba (calamus). A suffragare tale ipotesi c’è almeno un esempio interessante: alla linea 6, si trova una epsilon dove appaiono evidenti i segni di un pennello.

La prima lettera ingrandita dovrebbe essere una epsilon.

(fonte della fotografia)

Il frammento mostra perlomeno una caratteristica interessante sconosciuta tra i manoscritti copti autentici. Sulla riga 4, prima delle parole “Gesù disse loro”, c’è una barra obliqua.

Malgrado la funzione di questo simbolo non sia chiara, sembra indicare che in questo punto inizia una nuova frase. La sua presenza è ancora più inusuale dato che nella porzione di testo conservata mancano tutti gli altri segni di interpunzione. La nostra conclusione provvisoria dopo una prima disamina del materiale è che il papiro possa essere antico ma che la grafia probabilmente non lo sia.

2. Il contenuto del testo

Il vangelo della moglie di Gesù e il vangelo di Tommaso

Già durante le nostre conversazioni private a Roma, sembrava ovvio che qualsiasi futura discussione sul nuovo frammento di papiro sarebbe stata inestricabilmente legata ai rapporti tra il documento e il vangelo di Tommaso. Francis Watson all’Università di Durham ha rapidamente indicato le somiglianze con il vangelo di Tommaso nelle righe 1-5 e 8 nel vangelo della moglie di Gesù. Il parallelo del vangelo di Tommaso con la linea 7, a nostra conoscenza, è stato realizzato per primo da Päivi Vähäkangas (in una conversazione privata su Facebok) e più recentemente da Mark Goodacre.

L’unica riga che non sembrava avere un parallelo nel Gos. Thom. (vangelo di Tommaso), fino a poco fa, era la riga 6. Tuttavia, Oli Homron, Andrew Bernhard and Päivi Vähäkangas hanno capito, independentemente l’uno dall’altro, che questa riga risale a materiale tratto dal Gos. Thom. Invece di riferirsi a persone che “si inorgogliscono” usando il termine  che non è attestato da nessuna parte nel Gos. Thom. e sembra abbastanza inusuale, la riga 6 può essere di fatti essere spiegata anche sulla base di questo testo, cioè come un tentativo fallito di adattare parole e frasi dal Gos. Thom. 41.1-3. In questo caso,  potrebbe semplicemente essere un’errata grafia per e colui che ha trascritto il testo potrebbe aver tentato di scrivere “Che i maligni tirino […]” basato su  (Gos. Thom 41.1-3): “un maligno tira fuori cose cattive dal suo cattivo deposito”.

Inoltre, un’analisi ravvicinata di  nel manoscritto mostra che il copista ha corretto la prima epsilon, possibilmente a partire da una iota (come detto precedentemente, crediamo che qui si riconoscano chiaramente tratti di un pennello e non di un calamo). Il risultato, se correggiamo il testo di conseguenza, è, comunque, grammaticalmente scorretto e non apparirebbe in un manoscritto autentico. Se leggiamo  come una grafia sbagliata per avremmo, dunque, un parallelo con Gos. Thom. anche per quanto riguardo la riga 6 del vangelo della moglie di Gesù, ma ciò è possibile solo supponendo che si tratti di un falso moderno.

Qui di seguito una panoramica dei paralleli tra Gos. Thom. e il vangelo della moglie di Gesù.

Da quanto esposto, si nota quanto il vangelo della moglie di Gesù si basi chiaramente sul vangelo di Tommaso. Inoltre, come affermato da Francis Watson, è difficile capire come il testo sul frammento possa essere credibilmente tenuto insieme come un testo continuo usando un numero di caratteri tanto piccolo quanto quelli che sarebbero forniti dalle parti presunte disperse di ogni riga di testo, laddove il frammento fosse veramente tratto da un codice letterario.

Inoltre, il grado di chiara unità di senso offerto da ogni riga del frammento (e quasi tutte le righe offrono un messaggio importante, sia da sole che nell’insieme), è notevole. Possiamo trarre le seguenti conclusioni da ogni riga del frammento:

1. Gesù ha ricevuto la vita dalla madre.
2. Gesù è in dialogo con i suoi discepoli.
3. I discepoli affermano che Maria è indegna, o Gesù afferma che Maria è degna.
4. Gesù è sposato e ha una moglie.
5. Gesù afferma che [Maria] può divenire la sua discepola.
6. Ci sono persone cattive che si oppongono a Gesù.
7. Gesù vive insieme a sua moglie e dice ai suoi discepoli perché.

La probabilità di trovare un testo così su un frammento talmente piccolo rappresenta un grande interrogativo. Sfidiamo chiunque a tentare di tagliare un pezzo di queste dimensioni da un qualsiasi codice letterario della tarda antichità e ottenere un risultato che abbia senso e sia così facilmente interpretabile come in questo caso. Quest’altra caratteristica del frammento suggerisce che potremmo trovarci davanti a un falso.

In conclusione, sia l’apparenza fisica del frammento, in particolare le sue caratteristiche paleografiche, e il suo testo offrono motivi per avere seri dubbi sulla sua autenticità. 

 

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