Episodi della vita di un santo egiziano contemporaneo…
Padre Andraus El Samu’ili nacque attorno al 1887 in Egitto, nel governatorato di Bani Suef. All’anagrafe fu registrato con il nome di Yusef Khalil Ibrahim. A tre anni perse la vista. In una scuola del villaggio natale, imparò qualche salmo e alcuni versetti tratti dalla Bibbia. Date le scarse opportunità di istruzione nel villaggio, il padre inviò Yusef al monastero di San Samuele (altopiano del Qalamun, sud dell’Egitto) perché potesse imparare qualcosa dai monaci. Yusef, che all’epoca aveva tredici anni, rimase al monastero fino all’età di ventidue anni. Innamoratosi della vita monastica, confessò al suo padre spirituale (l’arciprete Ishaq Maximos) il suo desiderio di farsi monaco. E così, fu consacrato monaco con il nome di Andraus El Samu’ili. Da quel momento ebbe inizio un lungo e meraviglioso viaggio negli abissi dell’amore divino.
Padre Andraus venne ben presto soprannominato “ospite celeste”. Ci cibava di preghiera come i suoi fratelli celesti. Non smetteva mai di innalzare la mente e il cuore a Dio. Talvolta sedeva in hesychia e muoveva le labbra senza emettere alcun suono. Talatra, ripeteva i salmi ad alta voce per molte ore, di giorno o di notte. Prima di imparare un inno, ne studiava la profondità teologica delle parole.
Di lui dice padre Kirollos El Maqari [discepolo di Matta El Meskin e attuale prevosto del monastero di San Macario]: “Il santo padre Andraus visse pienamente la virtù dell’umiltà considerandosi sempre un servitore di tutti”. Per esempio, si vergognava di chiedere a qualche monaco che l’avesse fatto uscire dalla cella di riportarlo indietro. Il suo discepolo racconta di lui: “Una volta padre Andraus era in visita al monastero di San Mena a Maryut (vicino Alessandria). Camminava con l’aiuto di un bastone a causa dell’età avanzata e di alcuni problemi articolari. Gli dissi che l’abate del monastero, il vescovo Anba Mena, gli veniva incontro per salutarlo. Padre Andraus mi rispose con un che di agitazione: ‘Prendi questo bastone e nascondilo subito. Vuoi forse che incontri il vescovo con il bastone in mano?’.”
La vita di questo santo fu un esempio di obbedienza e di docilità. Agli inizi della sua vita monastica, malgrado fosse cieco, fu incaricato di portare al monastero, quotidianamente, l’acqua da un pozzo che si trovava molto distante. Senza mai lamentarsi, fece ciò di cui fu incaricato senza mai chiedere aiuto alcuno. Un giorno, il discepolo di padre Andraus registrò con un mangianastri il monaco mentre intonava un canto. Il discepolo gli chiese di ripetere più volte alcune parti del canto e padre Andraus non si rifiutò mai, obbedendo senza esitazione, senza nemmeno chiedergli il perché.
Padre Andraus visse al monastero per tanti anni ma nessuno lo sentì mai lamentarsi di nulla. Persino durante la sua malattia e il suo ricovero, che durò cinque anni, nonostante i dolori lancinanti che lo colpirono e le numerose operazioni pericolose a cui fu sottoposto, i medici e gli infermieri non lo videro mai lamentarsi. Al contrario, si meravigliavano della sua abnorme sopportazione del dolore per il quale, docilmente, ringraziava sempre Dio.
Padre Andraus era un eterno bambino. Gioiva di tutto, anche delle cose apparentemente più banali e credeva a tutto, proprio come un bambino. Ciononostante, era un uomo di una rara saggezza. La sua sola presenza in un dato luogo incuteva una sorta di timore reverenziale che si prova soltanto quando si è davanti agli uomini saggi. Padre Andraus parlava soltanto quando interrogato e allora rispondeva con poche parole che erano vere perle di saggezza.
In un periodo, il monastero di San Samuele cadde in disgrazia. Tutti i monaci lo abbandonarono e cercarono di portarsi con loro anche padre Andraus, ma invano. Egli, infatti, si rifiutò di andarsene dicendo: “Non lascerò mai il mio monastero. Mai! Se lo facessi, sarei un uomo pessimo!”. E così, rimasto solo all’interno del monastero, malgrado la cecità e la difficoltà a muoversi da solo, chiuse il portone del monastero dall’interno [molti monasteri egiziani non possono essere aperti o chiusi che dall'interno] e due volte al giorno andava a suonare la campana per dare l’impressione ai beduini stanziatisi nell’area circostante, che avevano attaccato il monastero nel corso della sua storia, che il monastero era ancora abitato. Il monaco Andraus visse per quattro mesi solo cibandosi di pane secco e acqua salata finché l’abate non tornò con i fondi per ricostruire il monastero. Nessuno potrà mai sapere quale destino avrebbe atteso il monastero se i beduini l’avessero trovato abbandonato e con il portone aperto.
Durante il ricovero, il suo discepolo andò a trovarlo. Era di domenica e quando lo vide padre Andraus gli disse: “Dov’eri padre, noi abbiamo celebrato la Liturgia e ci siamo comunicati!’. Il discepolo rabbrividì perché aveva capito che era stato visitato dagli spiriti pellegrini.
Un giorno, padre Atanasio, un sacerdote di Alessandria, gli chiese se e quanto amasse San Samuele il Confessore. Padre Andraus rispose: “Una volta, quando ero da solo al monastero, gli dissi [a San Samuele]: ‘metti che i beduini vengono e mi uccidono. Che farai tu?’ E lui mi rispose: ‘Non possono niente contro di te’”.
Per un periodo, un monaco trattava padre Andraus con prepotenza e con una severità inaudita. Mentre era immerso nella tristezza, la Vergine gli apparve e lo consolò. Padre Andraus testimonia dell’evento con queste poche parole: “L’ho vista due volte. E’ bellissima! Una volta mi è apparsa mentre ero un po’ triste. Ho sentito che mi segnava la testa con la croce e mi ha chiamato per nome dicendomi ‘Non lasciare mai il monastero’. Gli ho risposto ‘Ma Vergine, Madonna, tu lo sai che padre Tizio mi rattrista sempre’. E lei ‘Non ti preoccupare. Tu non abbandonare il monastero. Quel monaco cambierà presto’. Dopo qualche tempo, il monaco in questione si ammalò. Mi mandò a chiamare nella sua cella e mi disse ‘Non mi perdoni? Da oggi non ti rattristerò più’. Uscii dalla cella e dopo pochissimo tempo quel monaco passò a miglior vita.
Un giorno, mentre era al monastero di San Mena, il vescovo abate distribuì delle figurine ai monaci. Presa la sua figurina, il discepolo domandò a padre Andraus: “Chi c’è sulla foto, padre?” Rovesciò la foto che teneva sottosopra e poi disse: “E’ raffigurata la Risurrezione di nostro Signore, padre”.
Un giorno al monastero di San Mena, un operaio ebbe un incidente sul lavoro, si fratturò il coccige e subì una paralisi parziale del corpo. Fu trasportato allo stesso ospedale in cui era ricoverato padre Andraus e lì rimase due mesi senza alcun miglioramento. Allora il padre dell’operaio fece visita al monaco e gli chiese di pregare per il figlio. Padre Andraus pregò su dell’acqua e gliela diede dicendogli di fargliene bere un po’. Dopo tre giorni, l’operaio uscì dall’ospedale camminando normalmente.
Morì il 7 febbraio 1989, alle 22. Pochi mesi dopo la sua dipartita, un monaco sacerdote al monastero di San Mena raccontò che mentre celebrava la Liturgia nella chiesa di San Samuele vide padre Andraus, vestito di bianco, davanti all’altare dove rimase fino alla fine della celebrazione.
Padre Andraus continua ancora oggi a operare miracoli in molte parti del mondo.
La benedizione e le preghiere di padre Andraus El Samu’ili siano con tutti noi. Amen.
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Segue un video raro in tre parti in cui appare padre Andraus nella sua cella circondato da alcuni ospiti (audio in arabo):
1 parte
2 parte
3 parte
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