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I Santi Padri e la guerra – II sec. (3)

Nati dallo Spirito propone una serie di riflessioni dei Santi Padri sulla guerra e sulla pace, divisi per secoli.

Essi [i cristiani] amano tutti gli uomini e sono perseguitati da tutti [...] Sono messi a morte, eppure sono pieni di vita [...] Mancano di ogni cosa, eppure abbondano in ogni cosa. Sono disonorati, eppure nel disonore sono glorificati. Si parla male di loro, eppure sono vendicati. Sono vituperati ed essi benedicono; sono insultati ed essi rispettano. Nel far del bene, sono puniti come malfattori; nell’essere puniti, essi gioiscono come fossero, in un tal modo, ravvivati dalla vita.

Mathetes 

I testi qui pubblicati sono tratti dalla rivista
“In Communion” inverno/2009

I Santi Padri e la guerra – I sec. (2)

Nati dallo Spirito propone una serie di riflessioni dei Santi Padri sulla guerra e sulla pace, divisi per secoli.

Lodiamo, con inni di pace, la Pace Divina [...] Dio è fonte di ogni pace, che porta insieme tutte le cose in un’unità senza confusione [...] Non c’è bisogno di dire come la tenerezza amorosa di Cristo si bagni nella pace. Perciò dobbiamo imparare a smettere di litigare, sia contro noi stessi che contro gli altri, contro gli angeli invece di lavorare insieme, anche con gli angeli stessi, alla realizzazione della Volontà di Dio, in accordo con lo scopo provvidenziale di Gesù che opera tutte le cose in tutti e dona la pace, ineffabile e preordinata ab aeterno, riconciliandoci a Sé e, in Sé, al Padre.

Dioniso l’Areopagita

I testi qui pubblicati sono tratti dalla rivista
“In Communion” inverno/2009

I Santi Padri e la guerra – I sec. (1)

Nati dallo Spirito propone, a partire da oggi, una serie di riflessioni dei Santi Padri sulla guerra e sulla pace, divisi per secoli.

Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due popoli [giudei e gentili] uno e ha demolito il muro di separazione [...] Ed egli venne per annunziare la pace a voi che eravate lontani e a quelli che erano vicini [...] Non fate le vostre vendette, cari miei, ma lasciate posto all’ira di Dio, perché sta scritto: «A me la vendetta, io renderò la retribuzione, dice il Signore». [...] «Se dunque il tuo nemico ha fame dagli da mangiare, se ha sete dagli da bere».

San Paolo

I testi qui pubblicati sono tratti dalla rivista
“In Communion” inverno/2009

Gli studenti non conoscono la Bibbia

Chiedo scusa per non aver avuto il tempo necessario a tradurre questa interessante notizia pubblicata dalla BBC.

The Poet Laureate says it is becoming increasingly difficult to teach English Literature because students do not know the Bible or classical mythology.

Andrew Motion told BBC Radio 4’s Today programme the lack of knowledge made it “difficult to even get beyond go” when teaching some of his recent students.

John Mullan, professor of English at University College London, said it was up to academics to solve the problem.

He said the key was natural curiosity, rather than a huge body of knowledge.

Mr Motion told the BBC: “I’ve always been concerned about the levels of not-knowing since I started teaching, but quite recently I had a very bad experience of trying to teach some of my, in other respects, extremely good students about Paradise Lost.

“They knew so little about the context in which the poem was written and about the references that the poem itself makes that it was very difficult even to get beyond go in talking about it.”

He said he believed the issue was not simply that students were unaware of some of the more esoteric characters in classical literature, but that it was “more of a general problem”.

The Poet Laureate said: “I’m not trying to give them a dusty and bitter pill to swallow here, I’m just saying that these stories achieve archetypal status because they tell us recurring truths about human nature that is a pleasure and an important thing in and of itself.”

Mr Mullen told the programme he believed the problem was one that had been around for some time and one “that academics can’t just lament but have to do something about”.

He said his University College London English Literature course included a module through which students are brought up to speed with the classical texts.

He added: “I recently have interviewed quite a lot of candidates who have done Measure for Measure, Shakespeare’s play, for ‘A’ level.

“Not a single one of them seemed to have known the title comes from Christ’s Sermon on the Mount and that might make a difference to what the play’s about.”
fonte: http://news.bbc.co.uk/1/hi/entertainment/7894563.stm

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La tiepidezza spirituale (3)

Coloro che trascorrono la loro vita nelle opere del corpo sono estranei a questo genere di prova. Ma capita loro un altro genere di accidia, che è comune a tutti, e che agisce in modo totalmente diverso rispetto alle tentazioni appena descritte.
La santità e la guarigione di colui che è così provato sono procurate dall’esichia. E’ lì la consolazione. Nessuno riceve mai dalla frequentazione degli uomini la luce della consolazione, né è mai guarito dalle relazioni che intrattiene con loro.
L’accidia si placa un momento ma ritorna subito all’attacco, con maggior violenza. Allora, abbiamo bisogno di un uomo illuminato che abbia esperienze di queste cose, per ricevere da lui luce e forza ogniqualvolta sia necessario, ma non sempre. Beato colui che sopporta tali tentazioni restando tra le mura della sua cella. Poiché, come dicono i Padri, giungerà a dimorare nella quiete e sarà rivestito di forza. Tuttavia, non è in un’ora né subitaneamente che una simile lotta si allontana. Non è nemmeno in una volta né in tutta la sua perfezione che la grazie ritorna e dimora nell’anima, ma poco a poco. Dopo la grazia, ritorna la prova. V’è un tempo per la prova e un tempo per la consolazione. L’uomo deve aspettarsi questo fino alla sua dipartita [dal mondo]. Non speriamo di divenire quaggiù totalmente estranei a questo genere di prova, né di ottenere la consolazione perfetta. Poiché è piaciuto a Dio che la nostra vita su questa terra si svolgesse in questo modo, e che tali prove capitassero a coloro che camminano sulla vita. A lui sia la gloria, nei secoli dei secoli. Amen.

Isacco il Siro (o di Ninive)
discorso 57 tratto da Discours ascétiques selon la version greque,
ed. Monastère Saint-Antoine-Le-Grand, 2006

La tiepidezza spirituale (2)

Quanto a te, uomo, ecco ciò che ti propongo e ti consiglio: se non hai la forza di riprendere il controllo di te e di buttarti faccia a terra per pregare, copriti la testa con il mantello e dormi, finché non sia allontanata da te quest’ora di tenebre, ma non uscire di casa. Questa tentazione prova soprattutto coloro che desiderano vivere secondo la condotta spirituale e coloro che cercano, lungo il loro viaggio [terreno], la consolazione della fede. E’ per questo che quest’ora in cui il pensiero è in preda al dubbio li fa soffrire e li mette soprattutto in pena. Poi viene la bestemmia, che li attacca con forza. Talvolta vengono dei dubbi in merito alla risurrezione, talaltra altre cose di cui non v’è bisogno di parlare. Noi abbiamo fatto spesso l’esperienza di tutto questo ed è per la consolazione di molti dei nostri fratelli che abbiamo descritto questa lotta.

Isacco il Siro (o di Ninive)
discorso 57 tratto da Discours ascétiques selon la version greque,
ed. Monastère Saint-Antoine-Le-Grand, 2006

La tiepidezza spirituale (1)

isacco.jpgFratelli, vediamo se abbiamo nelle nostre anime, nel momento della preghiera, la divina visione (theoria) quando meditiamo i versetti [dei salmi] e quando preghiamo. Poiché la visione divina viene dalla vera esichia [1]. Ma allorché ci succede di essere nelle tenebre, soprattutto se non ne siamo noi stessi la causa, non turbiamoci. Considera che queste tenebre ti sono state disposte dalla provvidenza di Dio per delle ragioni che soltanto Lui conosce. Effettivamente, la nostra anima talvolta soffoca, è come sommersa dalle onde. Che ci si dedichi alla lettura delle Scritture, o alla sua liturgia [2], o a tutt’altra occupazione, non ci sono che tenebre su tenebre. L’uomo abbandona allora la preghiera, e spesso non riesce neanche più ad avvicinarvisi. Non crede affatto che questo stato possa cambiare e che egli possa ritrovare la pace. Questo tempo è colmo di disperazione e timore. La speranza in Dio, la consolazione della fede, sono state completamente sciacciate via dall’anima. Quest’ultima è ricolma di dubbio e paura. Tuttavia, coloro che sono stati provati dall’assalto di queste onde sanno, per esperienza, che esso avrà fine e che sarà seguito da un cambiamento. Dio non lascia mai l’anima un giorno intero in un simile stato, perché essa perirebbe, avendo perduto la speranza dei cristiani. Ma la fa uscire da questo stato rapidamente. Anche se lo smarrimento in cui ti gettano simili tenebre si prolungasse, aspettati che prontamente sopraverrà, al posto loro, un cambiamento che ti farà rivivere.

[1] esichia in greco vuol dire quiete. Si consiglia la lettura dell’articolo a questo link: http://www.esicasmo.it/ESICASMO/esicasmo_e_preghiera_di_gesu.htm . Vale la pena di esplorare a fondo il sito esicasmo.it che contiene dei tesori.
[2] la parola ‘liturgia’ indica qui, come quasi ovunque in Isacco, l’ufficio divino che l’anacoreta recita solo, nella sua cella.

Isacco il Siro (o di Ninive)
discorso 57 tratto da Discours ascétiques selon la version greque,
ed. Monastère Saint-Antoine-Le-Grand, 2006