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Intervista al protagonista di Ostrov (L’isola)

mamonov.jpgIn esclusiva presentiamo l’intervista al protagonista del film russo Ostrov (L’Isola), Petr Mamonov, che interpreta il ruolo dello stareč Padre Anatoli.

L’intervista, in russo, è tratta dal sito ufficiale del film ostrov-film.ru ed è stata tradotta per Nati dallo Spirito da Tamouna
Pataridze alla quale vanno tutti i miei più sinceri ringraziamenti.

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Il regista Pavel Lunguin ha invitato per le riprese del suo film l’attore Petr Mamonov, un ex musicista celebre ai tempi del gruppo rock Zvuki mu «Звуки Му». Molti anni fa questo musicista aveva interpretato il ruolo in un primo film di Lunguin: Taxi bluesТакси-блюз»).

Petr Mamonov è di origine moscovita, un uomo misterioso. E’ da più di dieci anni che vive da eremita nel villaggio di Reviakino (Ревякино). Va in città attirato unicamente dalla prospettiva di presentare uno spettacolo al teatro Staniskavskyi. Soltanto molto di rado accorda interviste.

- Ha esitato molto prima di accettare di collaborare a questo progetto?

- Sì, molto a lungo. Per me tutto è semplice. La fede mi è giunta molto tardi, all’età di 45 anni. Prima di allora vagabondavo, correvo dietro alle cose, bevevo vodka ecc. In più, sa, quando si ha un talento si è sbilanciati una volta da questa parte e una volta dall’altra. E poi la fede, come un colpo d’ascia. La fede è sempre dono di Dio. Non è che se fai uno sforzo crederai, no. Questo modo non dà risultati. Poi, sono evoluto lentamente. Sono già undici anni che sono nella fede.
Insomma, ho ricevuto questa proposta. Pavel Semoinovich mi ha chiamato e mi ha detto «Petenka [1], senza di te non girerò il film. Ho assoluto bisogno di te». E io ho risposto: «Pash [2], no, no, no, come è possibile … interpretare uno stareč [3] santo?». E allora lui mi ha detto: «Mica farai decidere al mio spirito fumoso!». Io ho un padre spirituale, il parroco del nostro paesino. Sono andato da lui e gli ho detto: «Ecco di cosa si tratta, io e uno stareč santo… visto che voi conoscete la mia vita, che sapete che sono un peccatore, che faccio?». Ed egli mi ha detto: «Non ci pensare nemmeno. E’ il tuo lavoro. Fallo!».

- Alcuni dicono che questa storia è in parte autobiografica.

- Si dice sempre così se il ruolo è ben interpretato. Si dice spesso: ecco, l’attore ha interpretato se stesso. Ma che vuol dire? Provate a interpretare voi stessi! Molto semplicemente, come si dice oggi, ero in linea con l’argomento. Io credo in Dio, cerco di cambiare la mia vita, cado, inciampo, mi rialzo e cado di nuovo, mille volte al giorno. Ma per me non c’è più altro cammino, io sono un uomo maturo, ho 55 anni. Non ho altre possibilità, basta così, lo so certamente. Non sta a me dire ora: «No, sono solo deliri, fantasie e racconti. Dio non esiste, vivo come prima». Ovviamente no, non posso fare questo sapendo, per esperienza personale, che il Signore esiste. Ho già sentito come mi aiuta, ho ricevuto il Suo soccorso e la sua potente benevolenza.

- Riesce ad essere neutro sul film e sul suo lavoro e dire ciò che è riuscito e ciò che non lo è?

- Certo che posso è per questo che sono artista. Sa, a questo proposito Antonyi Surojskyi (Антоний Сурожский) [4] dice una cosa molto interessante: se un artista credente si mette a cantare o a dipingere soggetti divini, generalmente produce cose false. Lavori come vuole, seguendo la sua intuizione: la sua fede e il suo Dio resteranno sempre in lui in una maniera o nell’altra. Questo è molto logico e molto importante per me e l’ho imparato quando ho esitato domandandomi se avrei peccato accettando questo progetto. Guardando tutto questo da lontano, posso dirle che per me la moderazione e l’esitazione dell’artista, del regista, dell’attore o del cantante sono segni delle loro prestazioni e competenze. Questo mi piace.

Ho sentito dire ciò a proposito di Visočkyi (Высоцкий): pur essendo un grande maestro, veniva ogni volta sul set come fosse la prima volta, con modestia. Questo è un segno di potenza. Ciò che mi piace del nostro film, che mi piaceva mentre lo giravamo e che mi piace anche nel risultato finale è che è un film molto discreto. Se ci ha fatto caso, non ci sono certezze ostinate, nessuna pretesa che questa cosa è così. Lei sa che c’è un delirio che pretende che soltanto nell’ortodossia ci sia la salvezza, e che tutte le altre denominazioni periranno: i cattolici e gli altri. E’ una cretinata! Da dove proviene ciò? Tu credi, benissimo. Dio per te è così, benissimo. Basta, non scocciare gli altri. Questa modestia è palpabile nel film…

Sono contento del regista che conosco da tanto tempo. Abbiamo lavorato insieme a Taxi Blues. Dopodiché ha fatto dei film, francamente, di tutti i tipi, lei capisce di cosa parlo. Di conseguenza mi sono avvicinato con molta prudenza a questo film. Ho iniziato a imporgli delle mie esigenze, per orgoglio. Pensavo che io capissi tutto e lui no. Uno degli appellativi del diavolo è il Separatore e quando gli uomini sono divisi su qualche cosa, ognuno pensando di possedere la verità, be’ entrambi hanno torto su ciò che li divide. E questo film, in questo lavoro non c’è questa separazione. C’è forse incertezza: ‘cosa abbiamo prodotto?’ ‘com’è il risultato?’ Ma non c’è insistenza, lo spettatore ha spazio per vagare. Mi capisce? E’ molto importante per un artista esprimere la sua posizione ma anche lasciare qualcosa da dire, di non chiudere, lasciare lo spazio allo spettatore, al lettore di modo che avanzi. Se dico tutto, allora sono come quelli che si ritengono degli spiriti lucidi – li ho passati tutti al setaccio – Bergman, Tarkovskyi (Тарковский), Godard perché mi impongono con rigore la loro opinione. A che mi serve? L’arte non è che interrogativi.

- Secondo lei, questo film si inscrive nel nostro tempo o appartiene a un mondo falso e cinico?

- Trovo che riguarda il nostro tempo. Perché il mondo non è simile a quanto lei ha descritto. Le do un piccolo esempio. In un autobus entra un ubriaco fradicio e ti sembra impossibile rimanere su quel bus. Ma ci sono altre 40 persone che sono sedute beatamente senza farci caso. Questo è il nostro mondo oggi. Sembra impossibile viverci ma la gente si sveglia alle 7 e va a lavoro, da da mangiare ai figli, fa tutto tranquillamente, lentamente, ed è invisibile, noi non la vediamo. E’ per questo che la gente si sente male a vivere. E’ per questo che voglio dar loro forza, offrir loro un piccolo aiuto, un minuscolo punto d’appoggio, non so neanche come dire. Io sono il loro deputato, il deputato di una ragazza che fa il controllore a 30 gradi sotto zero, tutta la giornata: «Biglietti, biglietti prego. I vostri biglietti prego». E lo fa per 5000 rubri. Io sono con loro.

- Una domanda: quando penso al suo personaggio, mi sembra che per un uomo che ha commesso un peccato così grande, la possibilità che si penta sia molto debole. La vita vorrebbe che un tale uomo ricadesse ancora. Un uomo oppresso da un peccato simile o non ci pensa più, o scende ancora più in basso, ruba, uccide ecc.

- Le rispondo con una citazione. Efrem il Siro disse nel IV secolo: «La chiesa è un’assemblea di peccatori che si pentono». Ecco cos’è la chiesa. Tutti i nostri peccati in un oceano di misericordia divina fanno un granello di sabbia. Il Signore accoglie tutti e perdona tutti: gli assassini, le persone più spaventose, se soltanto il nostro cuore si rivolge totalmente a lui. Nella vita ciò accade spesso e vicinissimo a noi. E’ successo a me, a colui che è di fronte a lei. Ecco la ragione della mia certezza quando ne parlo. Facevo un sacco di scemenze e poi il mio cuore si è completamente rivolto a Dio. Il Signore mi ha perdonato tutto e mi ha ricoperto del suo amore. Poi, disarmato, stupefatto, mi sono fermato.

 


 

 

 

 

[1] Петенька diminutivo di Petr
[2] Паш diminutivo di Pavel
[3] старец letteralmente: « anziano », viene usato per i santi monaci
[4] Antonio di Suroj, metropolita del patriarcato russo a Mosca, recentemente scomparso.

È bello insegnare se chi parla opera

Impegnatevi a riunirvi più di frequente nell’azione di grazie e di gloria verso Dio. Quando vi riunite spesso, le forze di Satana vengono abbattute e il suo flagello si dissolve nella concordia della fede. Niente è più bello della pace nella quale si frustra ogni guerra di potenze celesti e terrestri.

Nulla di tutto questo vi sfuggirà, se avete perfettamente la fede e la carità in Gesù Cristo, che sono il principio e lo scopo della vita. Il principio è la fede, il fine la carità. L’una e l’altra insieme riunite sono Dio, e tutto il resto segue la grande bontà. Nessuno che professi la fede pecca, nessuno che abbia la carità odia. «L’albero si conosce dal suo frutto» (Mt 12:33). Così coloro che si professano di appartenere a Cristo saranno riconosciuti da quello che operano. Ora l’opera non è di professione di fede, ma che ognuno si trovi nella forza della fede sino all’ultimo.

È meglio tacere ed essere, che dire e non essere. È bello insegnare se chi parla opera. Uno solo è il maestro (Mt 23:8) e «ha detto e ha fatto» (Sal 32:9) e ciò che tacendo ha fatto è degno del Padre. Chi possiede veramente la parola di Gesù può avvertire anche il suo silenzio per essere perfetto, per compiere le cose di cui parla o di essere conosciuto per le cose che tace. Nulla sfugge al Signore, anche i nostri segreti gli sono vicino. Tutto facciamo considerando che abita in noi templi suoi ed egli il Dio che è in noi.

Sant’Ignazio d’Antiochia (morto nel 110)
vescovo et martire

La preghiera

La preghiera, o dialogo con Dio, è un bene sommo. È infatti, una comunione intima con Dio.
Come gli occhi del corpo vedendo la luce ne sono rischiarati, così anche l’anima che è tesa verso Dio viene illuminata dalla luce ineffabile della preghiera. Deve essere, però, una preghiera non fatta per abitudine ma che proceda dal cuore. Non deve essere circoscritta a determinati tempi od ore, ma fiorire continuamente, notte e giorno. Non bisogna infatti innalzare il nostro animo a Dio solamente quando attendiamo con tutto lo spirito alla preghiera. Occorre che, anche quando siamo occupati in altre faccende, sia nella cura verso i poveri, sia nelle altre attività, impreziosite magari dalla generosità verso il prossimo, abbiamo il desiderio e il ricordo di Dio, perché, insaporito dall’amore divino, come da sale, tutto diventi cibo gustosissimo al Signore dell’universo. Possiamo godere continuamente di questo vantaggio, anzi per tutta la vita, se a questo tipo di preghiera dedichiamo il più possibile del nostro tempo.

La preghiera è luce dell’anima, vera conoscenza di Dio, mediatrice tra Dio e l’uomo. L’anima, elevata per mezzo suo in alto fino al cielo, abbraccia il Signore con amplessi ineffabili. Come il bambino, che piangendo grida alla madre, l’anima cerca ardentemente il latte divino, brama che i propri desideri vengano esauditi e riceve doni superiori ad ogni essere visibile. La preghiera funge da augusta messaggera dinanzi a Dio, e nel medesimo tempo rende felice l’anima perché appaga le sue aspirazioni. Parlo, però, della preghiera autentica e non delle sole parole.

Essa è un desiderare Dio, un amore ineffabile che non proviene dagli uomini, ma è prodotto dalla grazia divina. Di essa l’Apostolo dice: “Non sappiamo pregare come si conviene, ma lo Spirito stesso intercede per noi con gemiti inesprimibili” (Rm 8:26). Se il Signore dà a qualcuno tale modo di pregare, è una ricchezza da valorizzare, è un cibo celeste che sazia l’anima; chi l’ha gustato si accende di desiderio celeste per il Signore, come di un fuoco ardentissimo che infiamma la sua anima.

Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà mediante la pratica della preghiera. Rendi splendida la tua abitazione con la luce della giustizia; ornale sue pareti con le opere buone come di una patina di oro puro e al posto dei muri e delle pietre preziose colloca la fede e la soprannaturale magnanimità, ponendo sopra ogni cosa, in alto sul fastigio, la preghiera a decoro di tutto il complesso. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia. Egli ti concederà di trasformare la tua anima in tempio della sua presenza.

San Giovanni Crisostomo
(Om. 6 sulla preghiera; PG 64,462-466)
La preghiera è luce per l’anima

(via sanmarcoefeso)

Kirill nuovo Patriarca russo

metropolitan-kirill-of-smolensk.jpg

Auguri di cuore ai fratelli russi.
Preghiamo Dio tre volte santo che il nuovo Patriarca
sia una benedizione per il mondo intero.

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http://www.corriere.it/esteri/09_gennaio_27/patriarca_ortodosso_russia_a08acc6e-eca5-11dd-be73-00144f02aabc.shtml

Salirà al «Soglio» di Mosca domenica prossima

Russia, Kirill è il nuovo Patriarca
L’alfiere del dialogo con Roma

Ha 62 anni. In precedenza ricopriva il ruolo di ministro degli Esteri della Chiesa Ortodossa russa

Kirill di Smolensk e Kaliningrad (Epa)
Kirill di Smolensk e Kaliningrad (Epa)

MOSCA – E’ il nuovo capo della Chiesa Ortodossa russa e potrebbe diventare il Patriarca dell’incontro con il Papa: il metropolita Kirill di Smolensk e Kaliningrad è stato scelto dal Conclave riunito martedì a Mosca, nella Cattedrale di Cristo Salvatore, battendo in rush finale Kliment di Kaluga e Borovsk. Si è aggiudicato 508 voti. Per essere eletto doveva ottenere oltre il 50% dei consensi, ossia almeno 352 schede a favore, su un totale di 702 votanti.

«INTRONISAZIA» – Salirà al Soglio domenica prossima Kirill, al secolo Vladimir Gundiaiev, in una cerimonia solenne indicata in russo con la parola «Intronisazia». Già da qualche settimana aveva assunto la guida ad interim della Chiesa Ortodossa russa e locum tenens della sede patriarcale di Mosca, rimasta vacante dopo la morte del Patriarca Alessio II. Paladino del dialogo con Roma, il 16esimo Patriarca di Mosca e di tutte le Russie è nato il 20 novembre 1946 a Leningrado, come il capo di Stato Dmitri Medvedev, il premier Vladimir Putin e il suo predecessore Alessio II. Ha 62 anni. In precedenza ricopriva il ruolo di ministro degli Esteri della Chiesa Ortodossa russa. E’ particolarmente noto nel Paese come telepredicatore e il suo volto è familiare al pubblico grazie a una serie di apparizioni nei programmi tv.

I FUNERALI – E’ stato lui ad officiare i funerali del defunto Alessio II, lo scorso dicembre, nonchè del primo presidente russo Boris Eltsin (all’epoca Alessio era già malato). Da sottolineare: nel dicembre 2007 Kirill ha guidato uno dei rari incontri di una delegazione ortodossa russa da Benedetto XVI in Vaticano. Ed è noto il suo ottimismo crescente per un miglioramento delle relazioni con Roma. Nonchè la sua posizione ferma sui temi come l’eutanasia: di recente ha scritto una lettera al Granduca Henri di Lussemburgo che il primo dicembre si è rifiutato di firmare una legge sulla «dolce morte». Norma che è stata comunque adottata dal Parlamento lussemburghese. «Sono convinto che la fedeltà ai valori tradizionali dei popoli del continente europeo ci aiuterà a preservare le fondamenta stesse della nostra casa comune» ha specificato nella missiva Kirill. E questo potrebbe essere anche uno dei punti forti del dialogo con Roma. Il nuovo patriarca guiderà una chiesa che conta almeno 165 milioni di fedeli in tutto il mondo. Il suo ruolo sarà particolarmente strategico nei rapporti con la Chiesa cattolica. Il tanto agognato incontro tra Alessio II e il Papa infatti, non si è mai tenuto e ora la cristianità torna a guardare a un evento epocale.

You were there (Avalon)

I wonder how it must have felt
When David stood to face Goliath on a hill
I imagine that he shook with all his might
Until You took his hand, and held on tight

‘Cause You were there, You were there
In the midst of danger’s snare
You were there, You were there always
You were there when the hardest fight
Seemed so out of reach
Oh, You were there, You were always there
You were always there

So there he stood upon that hill
Abraham with knife in hand was poised to kill
But God in all his sovereignty had bigger plans
And just in time, You brought a lamb

‘Cause You were there,
You were there
In the midst of the unclear
You were there, you were there always
You were there when obedience
Seemed to not make sense
You were there, You were always there
You were always there

So haven’t I learned that my ways
Aren’t as high as Yours are
And You alone keep the universe
From crumbling into dust
You are God and though we would
Not have understood You
There You were

Hanging blameless on a cross
You would rather die than leave us in the dark
Every moment, every planned coincidence
Just all makes sense
With Your last breath

You were there, You were there
During history’s darkest hour
You were there, You were there always
You were the Victor and the King
You were the power in David’s swing
You were the calm in Abraham
You are the God who understands
You are the strength when we have none
You are the living, Holy one
You were, You are and You will always be
the Risen Lamb of God
You were, You are and You will always be
The Risen Lamb of God

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Mi chiedo come deve essersi sentito
Davide quando era di fronte a Golia su un’altura
Immagino che tremasse tutto
Fino a che Tu non gli ha preso la mano, stringendogliela forte

Perché Tu c’eri, Tu c’eri
In mezzo ai lacci del pericolo
C’eri, ci sei sempre stato
C’eri quando il cimento più duro
sembrava così al di sopra della nostra portata
Sì, Tu c’eri, ci sei sempre stato
Ci sei sempre stato

Eccolo in piedi su quella collina
Abramo, il coltello nella mano, sul punto di uccidere
Ma Dio in tutto la suo regalità aveva progetti più grandi
E giusto in tempo, Tu portasti un agnello

Perché Tu c’eri,
Tu c’eri
In mezzo all’incertezza
Tu c’eri, ci sei sempre stato
Tu c’eri quando l’obbedienza
sembrava senza senso
Tu c’eri, ci sei sempre stato
Ci sei sempre stato

Quando capirò che le mie vie
Non sono alte quanto le Tue?
Tu solo fai in modo che l’universo
Non si sgretoli in polvere
Tu sei Dio e sebbene non
Ti capiamo talvolta
Tu ci sei

Appeso senza colpa su una croce
Preferisti morire piuttosto che lasciarci nelle tenebre
Ogni momento, ogni coincidenza pianificata
Tutto ebbe senso
Quando esalasti il tuo ultimo respiro

Tu c’eri, Tu c’eri
Nei momenti più bui della storia
Tu c’eri, ci sei sempre stato
Eri Vittoria e Re
Eri potenza nel colpo di Davide
Eri quiete di Abramo
Sei Dio che comprende
Sei forza quando non ne abbiamo
Sei il Vivente, il Santissimo
Eri, sei e sempre sarai
L’Agnello risorto di Dio

Eri, sei e sempre sarai
L’Agnello risorto di Dio

“La Chiesa non deve immischiarsi con la vita politica” (Cirillo di Smolensk)

cirillo_smolensk.jpgIn occasione della sua omelia del 22 gennaio, festa di San Filippo, metropolita di Mosca, assassinato per ordine dello zar Ivan IV, il metropolita Cirillo di Smolensk, locum tenens del seggio patriarcale russo, a dichiarato che dovere della Chiesa è “avere l’audacia e la forza interiorre di annonciare soltanto la verità di Dio, alle autorità, all’esercito, ai ricchi, ai mezzi di comunicazione di massa”. Ha anche osservato: “La Chiesa non può, per definizione, avere posizioni politiche“. “Noi non dobbiamo dire ciò che piace agli uomini, ciò che essi si aspettano da noi o ciò per cui riceveremmo ricompense terrene, ma proclamare la verità di Dio, come faceva San Filippo, metropolita di Mosca, di fronte allo zar Ivan il Terribile, perdendo la vita”.

(via Orthodoxie.com)

Gran Bretagna: autista si rifiuta di guidare autobus con cartello ateo

Ron Heather

 Ron Heather

Avrete sicuramente sentito parlare di questa campagna pubblicitaria promossa da alcune associazioni atee che è sbarcata anche in Italia. In Gran Bretagna, dove tutto ha avuto inizio, pare che un autista si sia rifiutato di guidare l’autobus che recava l’ormai famoso cartello che recita, sugli autobus inglesi: “There’s probably no God. Now stop warrying and enjoy your life” (mentre su quelli italiani dice: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”…via il ‘probabilmente’, gli italiani, soprattutto se atei, capiscono sempre tutto!).

Si tratta del signor Ron Heather, cristiano, di Southampton, Hampshire, che in preda a shock e orrore alla vista del messaggio sabato scorso si è rifiutato di salire sull’autobus per prendere servizio.

Heather ha affermato alla radio della BBC: “E’ stato lo scorso sabato. Avevo già sentito parlare di questi autobus a Londra e speravo che non arrivassero a Southampton dove vivo perché non volevo opporre resistenza”.

“Stavo per salire. Quando ho visto il cartello di fronte a me, la mia reazione è stata shock e orrore”.

“Ho pensato che non avrei potuto guidare quell’autobus. Ne ho parlato con i miei superiori che mi hanno detto che non ne avevano un altro. Così mi sono detto che avrei fatto meglio a tornare a casa. E così è stato”.

“Credo che fosse stata la ‘crudezza’ di questa pubblicità che diceva che Dio non esiste”.
Tornato a lavoro lunedì, è stato richiamato dai superiori. In seguito ad una riunione ha accettato di ritornare a lavorare con la promessa che avrebbe guidato gli autobus con la pubblicità soltanto se non ce saranno altri senza disponibile.

L’idea che mi sono fatto è che tutta questa campagna e le reazioni che ha scatenato, pro o contro, ha avuto l’effetto contrario a quello sperato dai promotori e cioè forzare le persone, in un clima di inquietante distrazione dalle questioni fondamentali dell’essere umano, a interrogarsi sul senso profondo della vita e della morte. Come recita un antico proverbio arabo: la magia ha travolto i maghi.

fonte della notizia:  http://news.bbc.co.uk/1/hi/england/hampshire/7832647.stm