Dobbiamo anche sapere che le tristezze esagerate e deprimenti, alle quali l’uomo si abbandona dopo aver peccato o inciampato, non sono che manifestazioni di un orgoglio ferito, di un’alta considerazione di sé e di una stima presuntuosa della propria volontà, le quali fanno sì che consideriamo la caduta indegna dell’alta idea che abbiamo di noi stessi e della forza della nostra volontà. Cerchiamo allora di attirarci le consolazioni e gli incoraggiamenti ingannevoli della gente o del padre spirituale per medicare le piaghe del nostro orgoglio ferito.
La sana posizione dell’uomo di fronte alla caduta è la confessione dell’errore, il ricorso immediato alla conversione, insieme al perseguimento dello sforzo assiduo con l’intento di perfezionare l’abbandono della volontà personale e la sottomissione della propria anima al Signore.
Padre Matta El Meskin
L’esperienza di Dio nella preghiera, Qiqajon, p.228
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