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Il Figlio e Verbo di Dio, essendo divenuto incarnato, offrì Se stesso nella carne quale sacrifico alla divinità del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo, affinché la prima trasgressione di Adamo potesse essere, con benevolenza, perdonata per mezzo di questa grande e temibile opera, cioè, per mezzo di questo sacrificio di Cristo, e affinché, per mezzo della sua potenza, potesse aver luogo una nuova nascita e una nuova creazione dell’uomo nel Santo Battesimo, nel quale anche noi siamo purificati dall’acqua mescolata allo Spirito Santo.
Da allora gli uomini sono battezzati in acqua, immersi in essa e da essa fatti riemergere tre volte, immagine, questa, dei tre giorni di sepoltura del Signore. In essa essi muoiono a questo mondo cattivo, e nella terza emersione da essa essi sono già vivi, come risorti dai morti, cioè, le loro anime sono portate in vita e ancora ricevono la grazia dello Spirito Santo come Adamo ne godeva prima della trasgressione. Poi sono unti con il Sacro Crisma, e per mezzo di esso sono unti con Gesù Cristo, fragranti in modo sublime.
San Simone il Nuovo Teologo
(949-1022)
La morte non è naturale; piuttosto è innaturale.
E la morte non è di natura; piuttosto è contro natura.
Tutta la natura, in preda all’orrore, grida: “Io non conosco la morte! Io non mi auguro la morte! Io ho paura della morte! Io lotto contro la morte!”
La morte è, in natura, uno straniero senza invito.
Tutta la natura reagisce contro questo straniero senza invito e lo teme. Giacché è simile ad un ladro nel giardino di qualcun altro, che non solamente vi ruba e ne mangia i frutti, ma calpesta, rovina, rompe e sradica ciò che è piantato. E quanto più devasta tanto più si sente soddisfatto.
Quandanche cento filosofi dichiarassero “la morte è naturale!”, la natura tutta vibrerebbe per l’indignazione e urlerebbe: “No! Non so di che farmene della morte! È uno straniero senza invito!”.
E la voce della natura non è un sofisma.
La protesta della natura contro la morte è di gran lunga più forte di tutte le scuse escogitate per giustificare la morte.
E se qualcosa c’è che la natura lotta per esprimere nella sua armonia intatta, facendolo senza eccezioni e all’unisono, ebbene è la protesta contro la morte. È la sua elegia alla morte unanime, disperata fino a scuotere i cieli.
Se, infatti, la morte è innaturale, se essa non è naturale ed è contro natura, sorge allora una domanda: perché è così e da dove la morte si è introdotta nella natura?
Nessun regno di luce e di vita accetta la morte come abitante. Deve essersi infilata furtivamente nei mondi della vita segretamente – strisciando sul ventre e tenendosi nascosta perché non fosse individuata e smascherata – da qualche abisso senza fondo dove faceva troppo freddo e dove c’era troppa solitudine.
La morte era dietro i denti di un serpente morto a se stesso [si riferisce al demonio]. Nessuno al mondo conosceva il bene e il male – esisteva soltanto la beatitudine; e nessuno aveva mai sentito parlare di conoscenza e ignoranza – v’era solo saggezza; nessuno sapeva della vita e della morte – cvera solo uno stato di beata saggia beatitudine.
Ma a causa di un’occasione, che è più spaventosa dell’incubo più orrendo, la bocca del serpente si aprì e apparirono i denti carichi di veleno – e la morte entrò nella natura all’inizio della sua creazione.
San Nikolai Velimirović di Žiča
(1880-1956)
in “Scritti scelti” (in russo) (Minsk, Monastero di Santa Elisabetta, 2004)
Noi tutti che crediamo in Cristo Gesù, siamo chiamati « pietre vive » secondo le parole della Scrittura : « Anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo » (1 P 2, 5).
In effetti, quando si tratta di pietre terrene, sappiamo che si bada a porre in primo luogo nelle fondazioni, le pietre più robuste, più resistenti perché si possa porre, sopra, con fiducia, tutto l’edificio. Le pietre impiegate in seguito, di qualità un pò inferiore, sono poste accanto alle pietre di fondazione : E così via a seconda della resistenza delle pietre… fino al tetto. Occorre comprendere che questo riguarda anche le pietre vive, fra le quali alcune sono nelle fondazioni del nostro edificio spirituale. E quali sono queste pietre poste nelle fondazioni ? « Gli apostoli e i profeti ». Tale è l’insegnamento di Paolo : « Edificati, dice, sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù » (Ef 2, 20).
Per prepararti più attivamente, tu che mi ascolti, alla costruzione di questo edificio, per essere una pietra vicina al fondamento, devi sapere che lo stesso Gesù è il fondamento dell’edificio che descriviamo. È ciò che afferma l’apostolo Paolo : « Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già si trova, che è Gesù Cristo » (1 Cor 3, 11). Beati dunque coloro che hanno costruito edifici religiosi e santi su quel nobilissimo fondamento !
Origene (185-253)
Padre della Chiesa
Omelia IX, 1-2: PG 12, 871-872
Остров – Ostrov – L’Isola.
Il film (in DVD) di Pavel Longin è disponibile, con i sottotitoli in italiano, in allegato all’edizione del 2 novembre 2008 di “Famiglia Cristiana”, in vendita anche nelle normali edicole.
Invito tutti voi che seguite con affetto questo blog ad acquistare questo film meraviglioso.

Dobbiamo anche sapere che le tristezze esagerate e deprimenti, alle quali l’uomo si abbandona dopo aver peccato o inciampato, non sono che manifestazioni di un orgoglio ferito, di un’alta considerazione di sé e di una stima presuntuosa della propria volontà, le quali fanno sì che consideriamo la caduta indegna dell’alta idea che abbiamo di noi stessi e della forza della nostra volontà. Cerchiamo allora di attirarci le consolazioni e gli incoraggiamenti ingannevoli della gente o del padre spirituale per medicare le piaghe del nostro orgoglio ferito.
La sana posizione dell’uomo di fronte alla caduta è la confessione dell’errore, il ricorso immediato alla conversione, insieme al perseguimento dello sforzo assiduo con l’intento di perfezionare l’abbandono della volontà personale e la sottomissione della propria anima al Signore.
Padre Matta El Meskin
L’esperienza di Dio nella preghiera, Qiqajon, p.228
Discorso di san Serafim di Sarov con un suo discepolo sull’acquisizione dello Spirito Santo:
Serafim: “Entrambi ci troviamo ora, batjuška, nello Spirito divino!… Perché mai non mi guardate?”
Discepolo: “Non riesco a guardarvi, batjuška, perché dei lampi sprizzano dai vostri occhi. Il vostro volto è diventato più splendente del sole e gli occhi mi fanno male!…”
Serafim: “Non abbiate timore, illustre amico di Dio! Anche voi ora risplendete come me. Anche voi vi trovate ora nella pienezza dello Spirito divino, altrimenti non vi sarebbe possibile vedermi in questo stato… Che cosa provate ora?”
Discepolo: “Mi sento straordinariamente bene!”
Serafim: “Come sarebbe a dire bene? Che cosa provate esattamente?”
Discepolo: “Avverto una tale quiete, una tale pace nell’anima mia che non sono assolutamente in grado di esprimere a parole!”
Serafim: “Illustre amico di Dio, si tratta precisamente di quella pace di cui il Signore ha detto ai suoi discepoli: ‘Vi do la mia pace, non come il mondo la dà’… quella pace che ’supera ogni intelligenza’… E che cosa provate ancora?”.
Discepolo: “Una senzazione di straordinaria dolcezza!”
…
Serafim: “Quando lo Spirito divino discende sull’uomo e lo illumina con la pienezza delle sue effusioni, allora l’anima dell’uomo si colma di una gioia ineffabile. Lo Spirito divino, infatti, contagia con la sua gioia qualunque cosa sfiori… I pegni di questa gioia ci sono dati ora, e se da essi deriva tanta dolcezza, benessere e gioia nelle nostre anime, che dire allora di quella gioia che è stata preparata lassù, nei cieli, per coloro che piangono quaggiù in terra? Ebbene, anche voi, batjuška, avete pianto abbastanza nella vostra vita sulla terra, e guardate un po’ con quale gioia il Signore vi consola già in questa vita”
Serafim di Sarov, Colloquio con Motovilov
il colloquio con Motovilov può essere letto per intero qui
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