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La preghiera, in quanto conversazione con Dio, è di per sé la più grande delle grazie, mentre ciò che l’uomo domanda è secondario e cambia da un giorno all’altro. Così, il Signore misericordioso non esaudisce rapidamente le nostre domande per timore che abbandoniamo la preghiera soddisfatti d’aver ricevuto quelle cose secondarie e che perdiamo così l’immensa benedizione di stare davanti a lui e di parlargli.
Ignatij Brjančaninov
monaco e vescovo russo del XIX sec.
«Che farò? Demolirò i miei magazzini». Perché mai avevano tanto fruttato, le terre di quell’uomo che avrebbe dovuto fare un uso così cattivo della sua ricchezza? Perché vedessimo manifestarsi con più splendore l’immensa bontà di un Dio che diffonde la sua grazia su tutti, perché «fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti, e sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni» (Mt 5:45)… Tali erano i benefici di Dio nei confronti di questo ricco: una terra feconda, un clima temperato, abbondante semina, buoi per l’aratura, e quanto assicura la prosperità. E lui, cosa rendeva in cambio? Cattivo umore, misantropia e egoismo. Così ringraziava il suo benefattore.
Dimenticava che apparteniamo tutti alla medesima natura umana; non ha pensato che occorreva distribuire il suo superfluo ai poveri; non ha tenuto in nessun conto questi precetti divini: «Non negare un beneficio a chi ne ha bisogno, se è in tuo potere il farlo» (Pr 3:27), «Bontà e fedeltà non ti abbandonino» (3:3), «Dividi il pane con l’affamato» (Is 58:7). Tutti i profeti, tutti i sapienti gli gridavano questi precetti, ma lui faceva orecchio da mercante. I suoi magazzini cedevano, troppo stretti per il grano che vi si ammassava, ma il suo cuore non era sazio… Non voleva liberarsi da nulla, pur non riuscendo a immagazzinare tutto. Questo problema non gli dava tregua: «Cosa farò?» ripeteva. Chi non avrebbe pietà un uomo così ossessionato? L’abbondanza lo rendeva infelice…; si lamenteva come gli indigenti: «Che farò? Come nutrirmi, come vestirmi?»…
Considera, uomo, colui che ti ha colmato dei suoi doni. Rifletti un po’ su te stesso: Chi sei? Cosa ti è stato affidato? Da chi hai ricevuto questo incarico? Perché sei stato scelto? Sei il servo del Dio buono; hai la responsabilità dei tuoi compagni di servizio… «Che farò?» La risposta è semplice: «Sazierò gli affamati, inviterò i poveri… Voi tutti che mancate di pane, venite ad attingere i doni accordati da Dio che sgorgano come da una fontana».
San Basilio (circa 330-379)
monaco e vescovo di Cesarea in Cappadocia
Omelia 31 ; PG 31, 261
L’anima dell’uomo umile è come il mare; se si getta una pietra nel mare, turba per un momento la superficie dell’acqua, poi affonda in profondità. Così vengono inghiottite le pene nel cuore dell’uomo umile, perché la forza del Signore è con lui.
Dove abiti, anima umile? Chi vive in te? E a cosa ti posso paragonare? Risplendi, chiara come il sole, ma pur ardendo, non ti consumi (Es 3,2) e riscaldi tutti gli uomini con il tuo ardore. A te appartiene la terra dei miti, secondo la parola del Signore (Mt 5,4). Sei simile a un giardino fiorito, in fondo al quale c’è una casa magnifica dove il Signore ama dimorare.
Ti amano il cielo e la terra. Ti amano gli apostoli, i profeti, i santi e i beati. Ti amano gli angeli, i serafini e i cherubini. Ti ama, nella sua umiltà, la purissima Madre del Signore. Ti ama e in te si rallegra il Signore.
San Silvano (1886-1938)
monaco ortodosso
Il Signore non cessa di paragonare l’anima degli uomini a delle vigne: «Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle» (Is 5:1); «Ho piantato una vigna e l’ho circondata con una siepe» (cfr Mt 21:33). Sono evidentemente chiamate da Gesù come sua vigna, le anime, che egli ha circondate, con i suoi comandamenti e con la custodia dei suoi angeli, come con una siepe. Infatti «l’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono» (Sa 33:8). Poi ha piantato attorno a noi una specie di supporto, stabilendo alcuni nella Chiesa «in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri» (1 Cor 12:28). Inoltre, con gli esempi dei santi che ci hanno preceduto, eleva i nostri pensieri senza lasciarli cadere a terra dove meriterebbero di venire calpestati. Vuole che gli abbracci della carità, come i viticci di una vigna, ci attacchino al prossimo e ci facciano riposare su di lui. Così, tenendo sempre il nostro slancio diretto verso il cielo, ci eleveremo come delle vigne rampicanti, fino ai più alti vertici.
Ci chiede ancora di consentire ad essere sarchiati. Ora un’anima è sarchiata quando si allontana dalle preoccupazioni del mondo che sono un fardello per i nostri cuori. Così colui che allontana da sé l’amore carnale e l’attaccamento alle ricchezze o che ritiene detestabile e disprezzabile la passione per questa miserabile vana gloria è per così dire stato sarchiato, e nuovamente respira, sgombrato dal fardello inutile delle preoccupazioni del mondo.
Ma, per rimanere nella linea della parabola, non occorre produrre soltanto del legno, cioè vivere con ostentazione, né ricercare la lode di quelli di fuori. Occorre portare frutto, riservando cioè le nostre opere per mostrale al vero vignaiolo (Gv 15:1).
San Basilio (330-379)
monaco e vescovo di Cesarea in Cappadocia
Omelia 5 sull’ Hexameron, 6 ; SC 26, 304
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