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Le ventiquattro orazioni di San Nersete Armeno

LE VENTIQUATTRO ORAZIONI

di San Nersete Armeno detto il Grazioso (Nerses Shnorhali)
(1102-1173)

San Nersete Armeno detto il Grazioso (Nerses Shnorhali)

San Nersete Armeno detto il Grazioso (Nerses Shnorhali)

ISTRUZIONI CATECHETICHE

Invocazione per tutti i Cristiani, per i grandi e per i piccoli, per gli uomini e per le donne, che è opportuno che ciascuno impari e pratichi, e che l’un l’altro reciprocamente si insegnino. E precisamente il sacerdote l’insegni al popolo, il padre ai figli, alle figlie la madre, l’amico all’amico; e la recitino quotidianamente suddivisa in cinque parti; dodici volte genuflettendosi, all’alba, all’ora del pasto, a mezzodì, al vespro, e all’ora del riposo. Ma se qualcuno fosse pigro, e lo infastidisse recitarla cinque volte, la reciti quattro volte, o tre, o due, o una volta sola al giorno; affinché da ciò sia fatto palese ch’egli è cristiano, e lui stesso riconosca se stesso quale creatura di Dio, e suo adoratore. Ma se invero qualcuno avesse fastidio di apprendere a memoria tutte le parole di tale invocazione (vengono appresi tuttavia con grandissima applicazione i canti diabolici), ne apprenda la metà, o meno; infatti anche se avrà imparato di questa orazione solo tre versetti, e tre volte in quel tempo genuflettendosi li avrà recitati, ciò sarà accetto al cospetto di Dio. Ma se qualcuno tra i Cristiani avrà trascurato affatto di apprenderla e recitarla, sia confuso dalle genti di Maometto, che non omettono l’orazione ch’egli insegnò loro neppure in tempo di guerra, tanto meno dunque in tempo di pace. Invero le genti nostre fuor dell’oratorio non si ricordano neppure del nome di Dio, giacché non cercano, così come quelle, la devozione nell’orazione, bensì amano la loquacità piuttosto che le preghiere; e talvolta, se si appressano per pregare ai Sacerdoti, o se ne stanno a bocca chiusa, o l’un con l’altro confabulano, ché davvero non hanno mai appreso le parole d’invocazione, né hanno fatto caso mai ai Salmi e agli altri riti dei Sacerdoti.

Per questo abbiamo composto questa invocazione con parole semplici e chiare, affinché venga agevolmente intesa dagli ignoranti nelle loro orazioni. La quale invocazione è breve quanto a parole, contenendo ventiquattro versetti, proprio come le ore del dì e della notte, e concordando con i libri dei Profeti; ma pure è potente quanto alle cose che vi sono intese; include infatti la richiesta a Dio di molte cose delle quali manchiamo. D’altra parte l’abbiamo data alle nostre genti da imparare, affinché tutte le anime cristiane la conoscano e, ovunque dovessero essere all’ora dell’orazione, parlino a Dio per suo mezzo, sia in Chiesa, sia a casa, sia nel campo, sia quando sono presi dagli affari, sia per la via. Riguardo a quelli poi che l’imparano e recitano attentamente con cuore devoto e con lacrime, tutte le richieste che in essa sono scritte saranno soddisfatte, tanto in questa vita quanto dopo la morte. Coloro che invero la disprezzano e non l’apprendono né la recitano, vedano di persona; lungi ogni colpa da noi dacché abbiamo composto questa invocazione; né quindi proferiscano la fittizia giustificazione, che appunto perché non sanno bene a memoria le preghiere, perciò non pregano. Invero sappiano costoro che il diavolo non fa tanta fatica ad impedire altre buone opere quanta ne fa per impedire l’orazione; egli sa infatti che per tramite delle orazioni nostre egli viene scacciato da noi, e in noi prende dimora Dio.

Noi frattanto invochiamo Dio creatore di tutte le cose buone, che apra a tutti gli occhi della mente perché di buon animo la imparino e recitino con fede, e perché da lui siano esauditi. Recitando questa poi ricordatevi in Cristo di Gregorio, Catholicos degli Armeni, e di suo fratello Nersete, che ha composto quest’invocazione.

Voi, poi, che la trascrivete nei libri, scrivete anche queste parole di esortazione: e coloro che l’avranno scritta, loro stessi siano scritti nel registro della vita eterna; e coloro che l’avranno appresa e recitata, trovino misericordia dal Cristo. Coloro poi che l’avranno insegnata all’amico, ricevano la ricompensa da Dio; e coloro che l’avranno scritta, non aggiungano o tolgano neppure una parola o una sillaba, all’infuori di quanto scrivemmo; affinché non sussistano esemplari che differiscano, ma siano tutti simili, ovunque vengano scritti. Coloro poi che non sono abili a scrivere, la facciano trascrivere da coloro che correttamente l’hanno appresa, affinché sia scritta senza errore.

1

In fede confesso e adoro te, Padre e Figlio e Spirito Santo; increata e immortale natura, creatrice degli Angeli e degli uomini e di tutti gli esseri.

Abbi misericordia delle tue creature.

2

In fede confesso e adoro te, indivisibile Luce, Santa consustanziale Trinità e unica Deità, creatrice della luce e dissipatrice delle tenebre; espelli dal mio spirito le tenebre dei peccati e dell’ignoranza, e illumina in quest’ora la mia mente, affinché ti preghi secondo il tuo beneplacito, e da te riceva le cose da me richieste.

Abbi inoltre misericordia di me sommo peccatore

3

Padre celeste, Dio vero, che il tuo Figlio diletto hai mandato a cercare la pecora smarrita: ho peccato verso il cielo e al tuo cospetto; sollevami come il figliuol prodigo,e rivestimi di quella prima veste che persi attraverso il peccato.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

4

Figlio di Dio, Dio vero, che dal seno paterno ti umiliasti e per la nostra salvezza prendesti corpo dalla Santa Vergine Maria, fosti crocifisso e sepolto, e sorgesti dai morti, e ascendesti al Padre: ho peccato verso il cielo e al tuo cospetto; ricordati di me così come del Ladrone, quando verrai nel tuo regno.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

5

Spirito di Dio, Dio vero, che scendesti nel Giordano, e nel Cenacolo, e m’illuminasti con il lavacro del Battesimo: ho peccato verso il cielo e al tuo cospetto; purificami nuovamente col tuo fuoco divino, così come con le lingue di fuoco gli Apostoli.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

6

Increata Natura: ho peccato contro di te con la mia mente, lo spirito e il mio corpo; per il tuo Santo Nome non ricordarti delle mie antiche iniquità.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

7

Osservatore di tutte le cose: ho peccato contro di te col pensiero la parola e l’opera: cancella il resoconto dei miei delitti, e scrivi il mio nome nel registro della vita.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

8

Scrutatore dei pensieri segreti: ho peccato contro di te volontariamente e involontariamente, consciamente e inconsciamente: accorda il perdono a me peccatore, infatti dacché rinacqui a mezzo del lavacro fino al giorno d’oggi ho peccato al cospetto della tua Divinità con i miei sensi e con tutte le membra del corpo.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

9

O provveditore di tutto, Signore: poni il santo timore di te come custodia ai miei occhi, che non vedano cose sconvenienti; e alle mie orecchie, che non ascoltino discorsi cattivi; e alle mie labbra, perché non proferiscano menzogne; e al mio cuore, perché non mediti il male; e alle mie mani, che non operino l’ingiustizia; e ai miei piedi, che non percorrano la strada dell’iniquità; ma dirigi il loro moto affinché siano in ogni cosa conformi ai tuoi precetti.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

10

Fuoco ardente, Cristo: accendi nella mia anima il fuoco del tuo amore che riversasti sulla terra; affinché consumi le scorie del mio spirito, e purifichi la mia coscienza, e cancelli i peccati del mio corpo e accenda nel mio cuore la luce della tua sapienza.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

11

Gesù, sapienza del Padre: dammi sapienza di pensiero e di parola e bontà d’azione al tuo cospetto, sempre: liberami dai cattivi pensieri, parole e opere.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

12

O Signore che vuoi il bene, e dirigi la volontà: non permettere che io proceda secondo i miei desideri; ma guidami ad adempiere la tua volontà, che ama il giusto.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

13

Re celeste: dammi il tuo regno, giacché ai diligenti ti sei promesso; e rafforza il mio cuore perché aborra dai peccati, e ami te solo, ed esegua la tua volontà.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

14

O provveditore delle creature: tramite il segno della tua Croce custodisci lo spirito e il mio corpo dal fascino del peccato, dalle tentazioni dei demoni, dagli uomini iniqui, e da tutti i pericoli dell’anima e del corpo.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

15

Custode di tutte le cose, Cristo: la tua destra mi protegga dì e notte, mentre dimoro in casa e mentre sono in cammino, quando dormo e quando m’alzo; perché io non vacilli .

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

16

Mio Dio: che apri la tua mano e riempi ogni creatura della tua misericordia, ti raccomando l’anima mia: abbi tu cura e prepara il necessario per lo spirito e per il mio corpo a partire da adesso e fino al secolo futuro.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

17

Tu che riconduci gli erranti: riconducimi dalle mie cattive consuetudini alle buone abitudini; e imprimi nel mio spirito il tremendo giorno della morte, e il timore dell’inferno, e l’amore per il tuo Regno; affinché io faccia penitenza dei peccati, e operi la giustizia.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

18

Fonte immortale: fa’ fluire dal mio cuore, come dalla peccatrice, lacrime di penitenza; per lavare i miei peccati prima di andarmene da questo mondo.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

19

Largitore di misericordia: concedimi che io venga a te attraverso la fede ortodossa, attraverso le buone opere e per la santa comunione del tuo corpo e del tuo sangue.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

20

Signore benefico: affidami al buon Angelo, perché io renda l’anima mia soavemente, e passi incolume attraverso la malizia dei demoni che stanno sotto il cielo.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

Luce vera, Cristo; rendi il mio spirito degno, che nel giorno della chiamata esso veda festante la luce della tua gloria, e fino al gran giorno del tuo avvento riposi nella speranza dei buoni, nella dimora dei giusti.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

22

O giusto Giudice: quando sarai venuto con la gloria del Padre a giudicare i vivi e i morti, non entrare in giudizio col tuo servo; ma liberami dal fuoco eterno, e fa’ che io oda la beata chiamata dei giusti al tuo regno celeste.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

23

Signore misericordioso: abbi misericordia di tutti coloro che credono in te, dei miei e degli estranei, dei noti e degli ignoti,dei vivi e dei morti: concedi anche ai miei nemici ed avversari il perdono per i torti che mi hanno fatto, e convertili dall’ingiustizia che mostrano verso di me, affinché siano anch’essi degni della tua misericordia.

Ed abbi misericordia delle tue creature, e di me grandissimo peccatore.

24

Signore gloriosissimo: accogli queste preghiere del tuo servo, e benignamente corrispondi alle mie richieste per l’intercessione della Santa Deipara e di Giovanni Battista e di Santo Stefano protomartire e del nostro San Gregorio l’Illuminatore e dei santi Apostoli e Profeti e Dottori e Martiri e santi Patriarchi ed Eremiti e Vergini e di tutti i tuoi Santi del cielo e della terra.

E a te, santa e indivisibile Trinità, gloria e adorazione nei secoli dei secoli. Amen.

qui la fonte

«Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto diventeranno bianchi come neve»

A chiunque di vero cuore si converta a Dio sono aperte le porte, e il Padre accoglie il figlio, purché sia veramente pentito, col cuore pieno di gioia. La vera penitenza poi non è solo non ricadere di nuovo nelle stesse colpe, ma strapppare del tutto dall’anima quei peccati per i quali ci si riconosce rei di morte. Tolti questi, Dio abiterà di nuovo con te. Cristo dice infatti che in cielo, quando un peccatore si converte e fa penitenza, per il Padre e gli angeli è sommo e incomparabile gaudio (Lc 15:10). Per questo proclama : « Voglio l’amore e non il sacrificio » (Os 6:6; Mt 9:13). « Io non godo della morte dell’empio, ma che l’empio desista dalla sua condotta e viva » (Ez 33:11). «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto diventeranno bianchi come neve, se fossero rossi come porpora diventeranno come lana » (Is 1:18).

Solo Dio può cancellare i peccati e non imputare i delitti, poiché a noi pure Dio comandò di perdonare ogni giorno ai fratelli pentiti. Che se noi, pur essendo cattivi sappiamo fare del bene (Mt 7:11), quanto più  « il Padre delle misericordie » (2Co 1:3). Il Padre buono da cui viene ogni consolazione, pieno di misericordia e molto benigno, sa usare un’estrema pazienza aspettando chi si converte. Convertirsi sinceramente significa smettere di peccare, né più rivolgersi verso le cose passate… E pentirsi significa questo: aver dolore dei peccati commessi e chiedere con insistenza che il loro ricordo sia cancellato dal Padre: lui solo può per la sua misericordia distruggere il passato come non fosse avvenuto, e cancellare con la grazia dello Spirito il male della vita passata.

Clemente di Alessandria (150-215)
patriarca copto ortodosso e Padre della Chiesa
Omelia « Quale ricco si salverà ? », 39-40

Foglio ortodosso (06/08)

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Padre Cleopa (chiesa rumena) sulla preghiera

Una notte nel deserto della Sacra Montagna (VI)

UNA NOTTE NEL DESERTO DELLA SACRA MONTAGNA
Metropolita Hierotheos di Nafpaktos

VI puntata

continua il viaggio nella meravigliosa preghiera di Gesù

– Ho letto, Gerondas, alcuni libri e articolo che riferiscono a quest’opera che è piena di grazia, l’opera del’esichia noetica, il richiamo incessate del nome di Gesù. Ma, siccome mi hai mostrato il suo significato, vorrei che condividessi con me alcuni pensieri a proposito di ciò a partire dalla tua esperienza personale e dalla conoscenza dei Padri. Non voglio imparare semplicemente per curiosità ma per il mio zelo di far esperienza, per quanto posso, di questo stato. Ti prego, non respingere questo mio desiderio.

Gli stadi della preghiera di Gesù

– Prima ho fatto riferimento ad una cosa. La preghiera noetica richiede, principalmente, rinuncia al mondo, sottomissione a un Geronda, la decisione, da parte del monaco, di rimanere in esilo e di conservare i comandamenti di Cristo a lungo. All’inizio la nostra attenzione deve concentrarsi sulla realizzazione dei comandamenti di Cristo e deve essere occupata nella pratica dell’astinenza e dell’obbedienza. Sappiamo, dagfli insegnamenti dei nostri Santi Padri, che le virtù non uniscono l’uomo a Dio in maniera perfetta, ma creano il clima adatto affinché giunga la preghiera la quale unisce l’uomo a Dio, la Santa Trinità. Le virtù sono il prerequisito per ottenere molta grazia, e sono esse stesse latrici di grazia. Ora, quando il Geronda, il quale possiede l’esperienza della preghiera di Gesù, si rende conto che la volontà del suo discepolo è stata sradicata e purificata dalle basse passioni, solo allora decide di iniziarlo alla preghiera di Gesù. Persino allora, comunque, non gli dice tutto ma solo ciò che egli può sopportare e realizzare. Lo guida poco a poco per evitare che egli possa essere spinto verso la delusione o l’errore.

– Quali sono queste tappe? Quali sono le tappe mistiche che ci portano all’unione perfetta con Cristo e alla gioia della grazia deificante?

– Lo scopo principale della preghiera di Gesù è unificare l’uomo “che è divenuto frammentato”.

 

– Perdona la mia interruzione. Cosa significa “unificare l’uomo”?

– L’uomo, secondo la Scrittura, è stato creato “ad immagine di Dio” (Col 3:10). Dio è Trinità, cioè un’essenza in tre ipostasi (Padre, Figlio e Spirito Santo). L’anima, dunque, essendo creata ad immagine di Dio, è singola ma è anche molteplice. Ha tre poteri: il potere appetitivo, il potere intellettivo e il potere iracondo. Tutti e tre devono essere uniti e diretti verso Dio. Secondo San Massimo, il loro sviluppo secondo natura è, per il potere intellettivo, avere la conoscenza di Dio, per il potere appetitivo desiderare ed amare solo Dio e per il potere iracondo realizzare la volontà del Signore. In questo modo, viene compiuto il comandamento: “”Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” (Mr 12:30). Quando il nous rimane in Dio, esso innalza il potere appetitivo ad amare Lui e il potere irascibile a combattere contro lo spirito maligno e a cercare purificazione. Così, l’unione esiste perché esiste un impeto verso Dio. Bene allora! Il peccato distrugge l’unione dei tre poteri dell’anima. Il nous inizia ad ignorare Dio, il potere appetitivo ama le creature e non il Creatore e il potere iracondo è sottomesso alla tirannia delle passioni. Quindi, abbiamo la schiavizzazione completa dell’anima. San Gregorio Palamas descrive questo stato molto bene:

In primo luogo, il nuovo si allontana da Dio e si rivolge ad altre creature: “quando apriamo la porta alle passioni, il nous si disperde immediatamente, errando tutto il tempo attorno alle cose carnali e mondale, a molteplici piaceri e pensieri passionali che vanno insieme a loro”.

In secondo luogo, il nous, caduto lontano da Dio, svia il desiderio lontano da Dio e dai suoi comandamenti: “quando il nous si rebella, il desiderio si disperde in fornicazione e pazzia”.

In terzo luogo, la volontà è sottomessa alle passioni, è tormentata e diviene incollerita: “l’uomo che, destinato a divenire figlio di Dio, diviene invece un assassino, divenendo quindi non solo paragonabile alle bestie, ma anche ai rettili e agli animali velenosi, egli stesso diventa uno scorpione, un serpente, un covo di vipere”.

Quindi, i tre poteri dell’anima si allontano da Dio ma, al contempo, perdono la loro unità reciproca. Il potere appetitivo vuole ritornare a Dio ma il potere iracondo non glielo permette; il desiderio vuole ritornare ma il nous, non credendo in Dio, non vuole amare Dio. Lottiamo per questa unità e l’otteniamo in fine attraverso la preghiera di Gesù. Il ritorno a Dio comincia con la concentrazione del nous. Il nostro scopo è dio staccare il nous dalla sua attrazione verso gli oggetti circostanti e riportarlo a se stesso così che il desiderio sia ripreso.

– Ho capito perché mi hai esposto le cose in una maniera estramamente vivida.

–Sono i Padri che presentano queste cose, non io, figliolo.

–Dopo la mia interruzione e la tua spiegazione, mi potresti dire gli stadi della prieghiera in maniera più analitica? Da dove si inizia e come si progredisce?

Ci sono cinque stadi:

1. Si recita la preghiera di Gesù oralmente. Ripetiamo la preghiera di Gesù con le nostre labbra cercando, al contempo, di focalizzare l’attenzione sulle parole della preghiera;

2. Il nous prende la preghiera di Gesù e la recità noeticamente. La nostra attenzione è tutta centrata di nuovo sulle parole, ma è concentrata sul nous. Quando il nous si stanca, iniziamo nuovamente a dire la preghiera con le labbra. Questo metodo, ovviamente, o l’uso dei grani per la preghiera (corona per la preghiera), indica ancora le classi elementari della preghiera di Gesù. Il principiante dovrebbe, comunque, iniziare da questo stadio e quando raggiunge un livello più perfetto, quello imperfetto scomparira. Dopo essersi riposato il nous, ricominciamo a concentrarvi la nostra attenzione. San Nilo consiglia: “Ricorda sempre Dio e il tuo nous diverrà paradiso”;

3. La preghiera di Gesù discende nel cuore. Nous e cuore sono uniti. L’attenzione è ora centrata nel cuore ed è immersa ancora nelle parole della preghiera di Gesù, e in primo luogo nel nome di Gesù che ha un’impercettibile profondità.

4. La preghiera diventa automatica. Viene fatta mentre l’ascetico lavora, mangia, discute o mentre è in chiesa, o persino mentre dorme. “Dormo ma il mio cuore è desto”, dicono le Sacre Scritture (Canto dei Cantici 5:2).

5. Poi si prova una leggera fiamma divina che brucia nell’anima e la rende felice. La grazia di Cristo vive nel cuore. La Santissima Trinità è stabilita. “Diveniamo il luogo in cui discende Dio, quando vive con noi, e si stabilisce nella memoria. Quindi, diveniamo il tempio di Dio quando il nostro ricordo di Lui non è disturbato da preoccupazioni terrene, e la mente non è distratta da pensieri inattesi. Fuggendo da questi ultimi l’amico di Dio si ritira in Lui, cacciando le passioni che invitano i pensieri intemperanti e occupando se stesso in una maniera che lo porta alla virù” (San Basilio il Grande). Quindi, egli sente la presenza divina in se stesso e questa grazia passa attraverso il suo corpo che diventa morto al mondo ed è crocifisso. Questo è lo stadio più estremo che è talvolta connesso con la visione della Luce increata. Questa è, virtualmente, il corso dello sviluppo della preghiera di Gesù. Ogni stadio ha una grazia corrispondente.

 

 

Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo

Un re non rimane in una casa svuotata di tutti i suoi beni; non vi abita. Il re necessita di tutto un apparato degno di lui, cosicché egli non manchi di nulla… Così è dell’uomo diventato dimora per Cristo-Messia: provvede a quanto conviene al servizio del Messia che abita in lui, a quanto gli piace.

Infatti, costui costruisce prima il suo edificio sulla pietra, cioè sullo stesso Messia. Su questa pietra è posata la fede, e sulla fede si innalza tutto l’edificio. Perché la casa diventi la sua dimora, gli viene chiesto il digiuno puro, stabilito sulla fede. Gli viene chiesto la preghiera pura ricevuta nella fede. Necessita dell’amore, innalzatosi sulla fede. Ha bisogno anche dell’elemosina data con fede. Che domandi l’umiltà, amata con fede. Che scelga per lui la verginità, amata teneramente nella fede. Che coltivi in sè la santità, piantata sulla fede. Che mediti anche la sapienza, trovata nella fede. Domandi anche per lui la condizione di straniero, utile nella fede. Gli occorrerà anche la semplicità, unita alla fede. Domandi ancora la pazienza, che è compiuta dalla fede. Si renda perspicace mediante la mitezza, acquisita dalla fede. Ami la penitenza, che si mostra alla fede. Domandi anche la purezza, custodita dalla fede… Queste sono le opere richieste dal re Messia, che abita negli uomini che costruiscono se stessi con tali opere. La fede infatti è composta di molte cose e si adorna di molti colori, perché è simile a un edificio costruito con materiali molteplici e il suo edificio si innalza fino in alto…

Così è della nostra fede: il suo fondamento è la vera pietra, cioè il nostro Signore Gesù il Messia… Questo fondamento è la base di tutto l’edificio. Se uno giunge alla fede, è posato sulla roccia, cioè sul nostro Signore Gesù il Messia. E il suo edificio non sarà scosso dai flutti, né danneggiato dai venti, né vacillerà nelle tempeste, perché questo edificio si innalza sopra la roccia, il vero fondamento.

Sant’Afraate (+ 345), monaco e vescovo a Nìnive
dimostrazioni, n° 1 ; SC 349, 210

Liberi dalle passioni

Colui che vi accede [al paese dello Spirito], non può continuare a guardare con concupiscenza le cose di quaggiù… Colui che è penetrato fin nelle ossa dall’amore di Cristo non può sopportare la torpitudine delle basse passioni. Colui che è diventato l’amico degli angeli e che si rallegra di condividere i loro segreti non può sopportare la compagnia del mondo e i suoi tranelli. Colui che ha legato il proprio intelletto alla bellezza del Signore non può essere vincolato da nessuna cosa di questo mondo, né da una delle sue passioni.

Giovanni di Dalyatha
Omelia sulla grandezza degli esseri spirituali