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“Epuro ente ti hirini” (in copto: “re della pace”, conosciuto anche solo come “Epuro”) è uno degli inni gaudiosi (farayhi) più antichi della chiesa copta tanto che alcuni studiosi lo fanno risalire persino all’epoca faraonica.
La traduzione italiana è la seguente:
Re di pace, dona a noi la Tua pace, concedici la tua pace, e perdona a noi i nostri peccati.
Signore, abbi misericordia (6 volte)
Disperdi i nemici della Chiesa. Fortificala sì che non possa mai vacillare.
Signore, abbi misericordia (6 volte)
L’Emmanuele, nostro Dio, è ora in mezzo a noi, nella gloria di Suo Padre e dello Spirito Santo
Signore, abbi misericordia (6 volte)
Possa Egli benedirci, mondarci i cuori e guarire le infermità delle nostre anime e dei nostri corpi.
Signore, abbi misericordia (6 volte)
Ti adoriamo Cristo, con il Tuo buon Padre, e lo Spirito santo, perché Tu fosti crocifisso e ci salvasti.
«L’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4, 14). Nuova specie di acqua che vive e zampilla, ma zampilla solo per chi ne è degno. Per quale motivo la grazia dello Spirito è chiamata acqua? Certamente perché tutto ha bisogno dell’acqua. L’acqua è generatrice delle erbe e degli animali. L’acqua della pioggia discende dal cielo. Scende sempre allo stesso modo e forma, ma produce effetti multiformi. Altro è l’effetto prodotto nella palma, altro nella vite e così in tutte le cose, pur essendo sempre di un’unica natura e non potendo essere diversa da se stessa. La pioggia infatti non discende diversa, non cambia se stessa, ma si adatta alle esigenze degli esseri che la ricevono e diventa per ognuno di essi quel dono provvidenziale di cui abbisognano.
Allo stesso modo anche lo Spirito Santo, pur essendo unico e di una sola forma e indivisibile, distribuisce ad ognuno la grazia come vuole. E come un albero inaridito, ricevendo l’acqua, torna a germogliare, così l’anima peccatrice, resa degna del dono dello Spirito Santo attraverso la penitenza, porta grappoli di giustizia. Lo Spirito appartiene ad un’unica sostanza, però, per disposizione divina e per i meriti di Cristo, opera effetti molteplici.
Infatti si serve della lingua di uno per la sapienza. Illumina la mente di un altro con la profezia. A uno conferisce il potere di scacciare i demoni, a un altro largisce il dono di interpretare le divine Scritture. Rafforza la temperanza di questo, mentre a quello insegna la misericordia. Ispira a un fedele la pratica del digiuno, ad altri forme ascetiche differenti. C’è chi da lui apprende la saggezza nelle cose temporali e chi perfino riceve da lui la forza di accettare il martirio. Nell’uno lo Spirito produce un effetto, nell’altro ne produce uno diverso, pur rimanendo sempre uguale a se stesso. Si verifica così quanto sta scritto: «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune» (1 Cor 12, 7).
Mite e lieve il suo avvento, fragrante e soave la sua presenza, leggerissimo il suo giogo. Il suo arrivo è preceduto dai raggi splendenti della luce e della scienza. Giunge come fratello e protettore. Viene infatti a salvare, a sanare, a insegnare, a esortare, a rafforzare e a consolare. Anzitutto illumina la mente di colui che lo riceve e poi, per mezzo di questi, anche degli altri.
E come colui che prima si trovava nelle tenebre, all’apparire improvviso del sole riceve la luce nell’occhio del corpo e ciò che prima non vedeva, vede ora chiaramente, così anche colui che è stato ritenuto degno del dono dello Spirito Santo, viene illuminato nell’anima e, elevato al di sopra dell’uomo, vede cose che prima non conosceva.
San Cirillo di Gerusalemme, vescovo
(Catech. 16, sullo Spirito Santo 1, 11-12. 16, in PG 33, 931-935. 939-942)
via sanmarcoefeso
Il Signore ha detto ai suoi discepoli: «Vi do la mia pace» (Gv 14,27). Questa pace di Cristo occorre domandarla a Dio, e il Signore la darà a chi la domanda; quando la riceviamo, dobbiamo vegliare santamente su di essa e farla crescere.
Colui che, nell’afflizione, non si abbandona alla volontà di Dio non può conoscere la misericordia di Dio. Se ti colpisce una disgrazia, non lasciarti abbattere, ma ricordati che il Signore ti guarda con benevolenza. Non accettare questo pensiero: «Il Signore getterà forse lo sguardo su di me che l’ho offeso?» perché il Signore è benevolenza per natura. Invece rivolgiti con fede a Dio e di’ come il figlio prodigo nel Vangelo: «Non sono degno di essere chiamato tuo figlio» (Lc 15,21). Allora vedrai quanto sei caro al Padre, e il tuo animo conoscerà una gioia indescrivibile.
San Silvano del Monte Athos (1886-1938)
Re celeste, Paraclito, Spirito della Verità, che sei ovunque presente e tutto ricolmi, Scrigno dei beni e Dispensatore di Vita, vieni, dimora in noi, e purificaci da ogni macchia, e salva, o Buono, le nostre anime.
Liturgia copta delle ore (Agpia), tropari dell’ora terza.
http://stmaterne.blogspot.com/2007/05/licne-de-la-pentecte-explication.html
L’Icône de la Pentecôte – explication & catéchèse
L’Icône porte un message théologique. Le rôle de l’iconographe n’est pas de faire une photo d’un événement, mais de porter, par le dessin, l’enseignement apostolique, de lui donner une présence symbolique visuelle. Elle comporte donc des symboles qui ne sont pas forcément chronologiquement exacts, mais qui approfondissent la réflexion spirituelle sur le sujet qui est représenté, en relation avec le tout et avec l’événement célébré, la Pentecôte. Voici un bref explicatif catéchétique – la signification spirituelle définitive et s’imposant à tous n’existe pas. Chacun aura un regard spirituel différent face à l’Icône, en fonction de son parcours spirituel et du progrès de sa formation.
JM
Icône de la Fête
http://www.goarch.org/en/special/listen_learn_share/pentecost/learn/

L’Icône de la Fête de la Pentecôte est appelée “La Descente du Saint Esprit.” C’est une Icône riche en nuances de rouge et d’or, caractérisant le grand événement. Le mouvement de l’Icône va du haut vers le bas. En haut de l’Icône on trouve un demi-cercle avec des rayons qui en jaillissent (1). Les rayons pointent vers les Apôtres, et on voit les langues de feu descendre sur chacun d’entre eux, indiquant la descente du Saint Esprit (2).
1. Le demi-cercle de rayons pointant vers chacun des Apôtres (détail).

2. Une langue de feu se pose au sommet de la tête de saint Pierre (détail).
Le bâtiment à l’arrière-plan de l’Icône représente la chambre haute où les disciples du Christ s’étaient rassemblés après l’Ascension. Les Apôtres sont présentés assis en demi-cercle, pour montrer l’unité de l’Église (3). On trouve aussi saint Paul dans le groupe d’Apôtre (4), qui bien que n’étant pas présent le jour de la Pentecôte, devint un Apôtre de l’Église et le plus grand des missionnaires. Les 4 Évangélistes sont représentés – Matthieu, Marc (5), Luc (6) et Jean tenant les livres d’Évangile, pendant que les autres Apôtres tiennent des rouleaux qui représentent l’autorité d’enseigner qui leur a été donnée par le Christ.

3. Les Apôtres dans la chambre haute sont remplis du Saint Esprit.

4. Saint Paul, qui n’était pas présent le jour de la Pentecôte, est repris parmi les Douze (détail).

5. Saint Marc l’Évangéliste, qui ne devait pas être présent avec les Douze ce jour-là, est représenté (détail).

6. Saint Luc l’Évangéliste, qui ne devait pas non plus être présent avec les Douze ce jour-là, est représenté (détail).
Au centre de l’Icône, en dessous des Apôtres, un personnage royal est représenté sur un fond de couleur foncée. C’est un personnage symbolique, Cosmos, représentant les peuples du monde vivant dans les ténèbres et le péché, et vivant dans le culte païen (7). Cependant, le personnage tient entre ses mains un linge contenant des rouleaux qui représentent l’enseignement des Apôtres (8). La tradition de l’Église enseigne que les Apôtres ont porté le message de l’Évangile partout dans le monde.

7. “Cosmos”, apparaissant au centre de l’Icône, représentant les peuples du monde (détail).

8. Les rouleaux qui sont portés par “Cosmos” représentent l’enseignement des Apôtres (détail).
Dans l’Icône de la Pentecôte, nous lisons l’accomplissement de la promesse du Saint Esprit, envoyé sur les Apôtres qui enseigneront aux nations et les baptiseront au Nom de la Sainte Trinité. Nous voyons ici que l’Église est rassemblée et soutenue dans l’unité par la présence et l’oeuvre du Saint Esprit, que l’Esprit guide l’Église dans l’effort missionnaire à travers le monde, et que l’Esprit nourrit le Corps du Christ, à savoir l’Église, dans la vérité et l’amour.
“Festival Icons for the Christian Year”, John Baggley (Crestwood, NY: St. Vladimir’s Seminary Press, 2000), pp. 157-159.
http://www.svspress.com/product_info.php?products_id=62
(via sanmarcoefeso)

Una grotta, dimenticata sotto la più nota San Giorgio a Rihab, nel nord della Giordania. Sarebbe questa la più antica chiesa cristiana del mondo. La scoperta, resa nota dal Jordan Times, è di un gruppo di archeologi, che fanno risalire la costruzione a una data collocabile tra il 33 e il 70 d. C. “Crediamo si tratti della prima chiesa di tutta la cristianità”, dichiara Abdul Qader al-Husan, capo del Jordan’s Rihab Centre for Archaeological Studies. “Ci sono prove che abbia ospitato i primi cristiani, i 70 discepoli di Gesù, che fuggiti dalla persecuzione di Gerusalemme avrebbero riparato nella Giordania settentrionale, ai confini con la Siria”, aggiunge l’archeologo. All’interno della cava sono presenti alcuni sedili di pietra, probabilmente destinati al clero, e un’area circolare che fa pensare all’abside. Un profondo tunnel, invece, conduceva ad una fonte d’acqua. Il vescovo ausiliare dell’arcidiocesi greco-melkita, Nektarious, definisce la scoperta “un’importante pietra miliare per i cristiani di tutto il mondo”
tratto da Repubblica.it – clicca qui per vedere le altre foto
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