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Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori

johnchrysostom.jpgDue cose ci chiede Cristo: condannare i nostri peccati, perdonare quelli degli altri, fare la prima cosa a motivo della seconda, che allora sarà più facile; chi pensa, infatti, ai propri peccati, sarà meno severo riguardo al suo compagno di miseria. E perdonare non soltanto con la bocca, ma “di tutto cuore”, per non rivolgere contro di noi la spada con la quale pensiamo di trafiggere gli altri. Che male può farti il tuo nemico, di paragonabile a quello che fai tu?… Se ti lasci andare allo sdegno e all’ira, sarai ferito non dall’ingiuria che lui ti ha fatta, bensì dal risentimento che ne provi tu.

Non dire dunque: “Egli mi ha oltraggiato, mi ha calunniato, mi ha accollato tante miserie”. Quanto più dici che ti ha fatto del male, tanto più mostri che ti ha fatto del bene, poiché ti ha dato l’occasione di purificarti dai tuoi peccati. Per cui, quanto più ti offende tanto più ti mette nello stato di ottenere da Dio il perdono delle tue colpe. Se infatti lo vogliamo, nessuno potrà nuocerci. Persino i nostri nemici ci rendono così un grande servizio… Considera dunque quanto trai vantaggio da una ingiustizia sopportata umilmente e con mitezza.

San Giovanni Crisostomo (345-407)
vescovo d’Antiochia poi di Costantinopoli, dottore della Chiesa
Omelie sul vangelo di Matteo, n° 61

Vengo a Te, liberami con il tuo perdono

prodigalson_mini.jpgDa quale punto comincerò a piangere le opere della mia vita?
Quali saranno i primi accenti di questo canto di lutto?
Concedimi, o Cristo, nella tua misericordia,
il perdono dei miei peccati…

Come il vasaio plasma l’argilla,
mi hai dato, o mio Creatore, carne e ossa, alito e vita.
Signore che mi hai creato, mio giudice e mio Salvatore,
oggi, riportami da te.

O mio Salvatore, davanti a te confesso le mie colpe.
Sono caduto sotto i colpi del Nemico,
Ecco le piaghe dalle quali i miei pensieri di morte
come dei briganti, hanno ferito la mia anima e il mio corpo (Lc 10, 29).

Ho peccato, Salvatore, ma so che tu ami l’uomo.
Ci castiga la tua tenerezza
e la tua misericordia è ardente.
Mi vedi piangiando e mi vieni incontro,
come il Padre accoglie il figlio prodigo.

Fin dalla mia giovinezza, o mio Salvatore,
ho disprezzato i tuoi comandamenti.
Ho trascorso la mia vita nelle passioni e nell’incoscienza.
Grido a te: prima che venga la morte, salvami…

Nel vuoto ho dissipato il patrimonio della mia anima.
Non ho i frutti del fervore, e ho fame.
Grido: Padre, pieno di tenerezza, vieni a me,
prendimi nella tua misericordia.

Quell’uomo assalito dai ladri,
sono io, in mezzo allo smarrimento dei miei pensieri.
Mi colpiscono, mi feriscono.
Ma rivolgiti a me, Cristo Salvatore e guariscimi.

Il sacerdote mi vide e passò dall’altra parte.
Il levita mi vide nudo e sofferente, ma passò oltre…
Ma tu, Gesù nato da Maria,
ti fermi e mi soccorri…

Mi getto ai tuoi piedi, Gesù,
ho peccato contro il tuo amore.
Liberami di questo carico troppo pesante
e nella tua misericordia, accoglimi.

Non entrare in giudizio contro di me,
non svelare le mie azioni,
non scrutare i miei motivi e i miei desideri.
Ma nella tua compassione, o Onnipotente
chiudi gli occhi sulle mie colpe e salvami.

Ecco il tempo della conversione. Vengo a te.
Liberami del carico pesante dei miei peccati
e, nella tua tenerezza, dammi le lacrime del pentimento.

Sant’Andrea di Creta (660-740)
monaco e vescovo
Grande Canone della liturgia ortodossa per la quaresima, Prima ode

Una notte nel deserto della Sacra Montagna (IV)

UNA NOTTE NEL DESERTO DELLA SACRA MONTAGNA
Metropolita Hierotheos di Nafpaktos

IV puntata

 

— Gerondas, vorrei anche che mi spiegassi meglio ciò che stavo dicendo prima a proposito delle differenze tra la preghiera di Gesù e lo yoga e che mi mostrassi la superiorità della preghiera di Gesù sulle altre religioni orientali, dal momento che ne hai grande esperienza.

— L’argomento è molto ampio, figliolo, e si potrebbero dir tante cose. Da ciò che ho detto precedentemente deriva quanto segue:

Primo: Nella preghiera di Gesù, è espressa con forza la fede in Dio, Che creò il mondo, Che lo governa e lo ama. Egli è un Padre amorevole che si preoccupa di salvare la Sua creazione mortale. La salvezza si ottiene “in Dio”. Per questa ragione, quando preghiamo, Lo imploriamo dicendo: “Abbi misericordia di me”. L’auto-redenzione e l’auto-divinizzazione sono distanti dalla preghiera noetica (la preghiera fatta con il nous. Quando il nous è liberato dal suo asservimento alla ragione, alle passioni e al mondo circostante e ritorna, dalla sua distrazione, dentro il cuore, allora inizia la preghiera noetica. Quindi la preghiera noetica è fatta con il nous nel cuore, mentre la preghiera d’intelletto è fatta con la ragione, N.d.A.) perché questo è il peccato di Adamo, il peccato della Caduta. Voleva divenire Dio al di fuori del piano che Dio aveva per lui. La salvezza non si ottiene “attraverso se stessi e non emana da noi stessi”, come sostengono i sistemi filosofici, ma si ottiene “in Dio”.

Secondo: Attraverso la “preghiera di Gesù” non stiamo lottando per incontrare un Dio impersonale. Non cerchiamo l’elevazione dal “nulla assoluto”. La nostra preghiera si concentra sul Dio personale, il Teantropo Gesù. Per questo motivo diciamo “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio”. Natura divina e umana si incontrano in Cristo:”in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità” (Col 2:9) Quindi, antropologia e soteriologia (che insegna dell’uomo e della sua salvezza), nel monachesimo ortodosso, sono strettamente connessi alla Cristologia. Amiamo Cristo e custodiamo i Suoi comandamenti. Diamo molta importanza a questa questione. Insistiamo nel custodire i comandamenti di Cristo. Egli stesso disse: “Se mi amate, osservate i miei comandamenti” (Gv 14:15). Amando Cristo e custodendo i suoi comandamenti siamo uniti con l’intera Santissima Trinità.

Terzo: Attraverso la preghiera incessante non raggiungiamo uno stato di orgoglio. I sistemi filosofici che tu hai menzionato precedentemente sono posseduti dall’orgoglio. Attraverso la preghiera di Gesù, noi otteniamo uno stato benedetto di umiltà. Diciamo “Abbi pietà di me”, e ci consideriamo i peggiori di tutti. Non disprezziamo nessuno dei nostri fratelli. Il vero atleta della preghiera di Gesù non conosce cosa sia l’orgoglio. E chiunque sia orgoglioso è stolto.

Quarto: La salvezza, come detto, non è una nozione astratta ma unione con Dio, la Santissima Trinità nella persona di nostro Signore Gesù Cristo. Questa unione, tuttavia, non cancella il fattore umano. Non siamo assimilati, dal momento che noi stessi siamo anche persone.

Quinto: A mano a mano che la preghiera si sviluppa, acquisiamo l’abilità di discernere l’errore. Riusciamo a vedere e a distinguere i movimento del demonio ma, al contempo, le energie di Cristo. Riconosciamo l’inganno del demonio che muta d’abito spesso foss’anche per trasformarsi in angelo di luce. Distinguiamo, dunque, bene dal male, il non-creato dal creato.

Sei: La lotta per la “preghiera di Gesù” è legata alla purificazione dell’anima e del corpo dall’effetto corruttivo delle passioni. Non miriamo a raggiungere un’apatia stoica ma ci sforziamo di ottenere lo stato dinamico dello “spassionarsi” (l’anima ha tre poteri o aspetti: il potere intellettivo, appetitivo e irascibile. Gli ultimi due costituiscono ciò che viene chiamato ‘l’aspetto suscettibile dell’anima’. Lo ‘spassionarsi’ non è, quindi, la mortificazione dell’aspetto suscettibile dell’anima, ma la sua trasfigurazione. Generalmente, quando tutti i poteri dell’anima vengono rivolti a Dio e sono a Lui diretti, abbiamo lo stato di spassionamento, N.d.A.) che significa che non miriamo alla mortificazione delle passioni ma alla loro mortificazione. Senza lo spassionarsi non si può amare Dio ed essere salvati, ma poiché questo amore è stato corrotto e distorto, ci sforziamo di trasformarlo. Lottiamo per trasformare gli stati distorti che il demonio crea in noi. Non possiamo essere salvati senza questa lotta personale che è ottenuta con l’aiuto della grazia di Cristo. Secondo San Massimo “la conoscenza spirituale senza vita pratica (purificazione del cuore) è la teologia dei demoni”.

Sette: Attraverso la “preghiera di Gesù”, non tentiamo di guidare la facoltà noetica al nulla assoluto, ma di volgerla verso il cuore e di portare la grazia di Dio nell’anima, da dove essa si diffonderà anche al corpo. “Il regno di Dio è dentro di noi” (Lc 17:21). Secondo l’insegnamento della nostra Chiesa, è il nostro modo di pensare, secondo la carne, che è cattivo ma non il nostro corpo. Non dobbiamo fare in modo di sbarazzarci dell’ “ornamento dell’anima”, come affermano i sistemi filosofici, ma dobbiamo fare in modo di salvarlo. Inoltre, la salvezza significa redenzione dell’uomo nella sua interezza (anima e corpo). Non miriamo, quindi, alla distruzione del corpo, ma lottiamo contro la sua venerazione. E non vogliamo nemmeno la distruzione della vita. Non aspiriamo a raggiungere un punto in cui non desideriamo la vita così che la sofferenza cessi. Pratichiamo la preghiera di Gesù perché abbiamo sete della vita e perché vogliamo vivere con Dio in eterno.

Otto: Non siamo indifferenti al mondo attorno a noi. I vari sistemi, che tu hai menzionato prima, evitano di affrontare i problemi della gente, così che la pace e l’impassibilità possano essere conservate. Nella nostra mente c’è l’opposto: preghiamo incessantemente per loro. Supplichiamo Dio per il mondo intero. Inoltre, la salvezza è unione con Cristo mentre noi siamo in comunione con le altre persone. Non possiamo salvarci da soli. Una gioia che è solo nostra, senza essere gioia anche per altre persone, non è vera gioia.

Nove: Non diamo grande importanza alle tecniche psicosomatiche e alle varie posture del corpo. Consideriamo alcune di esse un aiuto alla concentrazione del nous nel cuore. Ripeto, non ci sforziamo di cercare l’impassibilità, che è uno stato negativo, ma di acquisire la grazia divina.

Sull’umiltà

macario_mini.jpgUn giorno, mentre Abba Macario tornava dalla palude alla sua cella, portando delle palme, il diavolo gli venne incontro con una falce da mietitore : volle infliggergli un colpo, ma senza successo. Allora il diavolo gli disse : «Macario, sopporto molti tormenti per causa tua, perché non ti posso vincere. Eppure faccio tutto ciò che fai : tu digiuni, e io non mangio mai ; vegli, e io non dormo affatto. C’è soltanto un punto sul quale sono sconfitto.» – «Quale punto ?» domandò Macario – «La tua umiltà. Essa mi impedisce di vincerti.»

detti dei Padri del deserto (4° – 5° secolo)

Prega con lacrime per chi ha peccato contro di te

isacco_siriano_ninive2_mini.jpgNon disprezzare il peccatore, poiché tutti siamo colpevoli. Se, per amore di Dio, ti alzi contro di lui, piangi piuttosto su di lui. Perché lo disprezzi? Disprezza piuttosto i tuoi peccati, e prega per lui, per essere simile a Cristo, che non si è irritato contro i peccatori, bensì ha pregato per loro. Non vedi forse come egli ha pianto su Gerusalemme? Infatti anche noi, più di una volta, siamo stati giocati dal diavolo. Perché disprezzare colui che, come noi, è stato giocato dal diavolo che si burla di noi tutti?

Perché, o uomo, disprezzare il peccatore? Sarà forse perché non è stato giusto come te? Ma dov’è la tua giustizia, se non hai l’amore? Perché non hai pianto su di lui? Al contrario lo perseguiti. Per ignoranza si irritano, coloro che ritengono di possedere il discernimento delle opere dei peccatori.

Sant’Isacco Siriano (VII secolo)
monaco nella regione di Ninive
Discorsi, 2a parte, 38:5 e 39:3

«Fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni»

isacco_siriano_ninive_mini.jpgPresso il Creatore non c’è cambiamento, né intenzione che sia anteriore o posteriore ; nella sua natura, non c’è né odio, né risentimento, né posto più grande o più piccolo nel suo amore, né dopo né prima nella sua conoscenza. Infatti se tutti credono che la creazione abbia iniziato come una conseguenza della bontà e dell’amore del Creatore, sappiamo che questo motivo non cambia né diminuisce nel Creatore in seguito al corso disordinato della sua creazione.

Sarebbe odiosissimo e proprio blasfemo pretendere che esistano in Dio l’odio o il risentimento – nemmeno verso i demoni – o immaginarsi alcun’altra debolezza o passione […] Al contrario, Dio agisce sempre con noi attraverso vie che ci sono vantaggiose, siano per noi cause di sofferenza o di sollievo, di gioia o di tristezza, siano insignificanti o gloriose. Tutte sono orientate verso gli stessi beni eterni.

Sant’Isacco Siriano (VII secolo)
monaco nella regione di Ninive
Discorsi, 2a parte, 38:5 e 39:3