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Messaggio di natale di S.S. Scenuda III

papa_shenuda.jpgDiletti figli nelle terre di emigrazione, clero e popolo

È con grande gioia che vi porgo i miei auguri di buon Natale e di un buon anno nuovo che auspico possa essere, nella vita di ognuno di noi, benedetto e felice.

La nascita di nostro Signore è ricca di profonde meditazioni spirituali che mi auguro possano valere per noi come insegnamenti, che abbiano effetto ed efficacia.

+ Innanzitutto, Egli è disceso verso di noi per visitarci, riconciliarci, salvarci. Uno dei santi Padri disse: «Con il peccato si erse l’ostilità tra l’uomo e il suo Creatore. Ma laddove l’uomo non fu in grado di innalzarsi verso Dio per riconciliarsi con Lui, Dio discese verso l’uomo».

Sì, discese, e ancora bussa alla porta del cuore dell’uomo perché Gli apra.

Nella discesa del Signore «spogliò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini» (Fi 2:8). Non volle atterrirci con la sua divinità, ma attrarci con la sua umiltà. Ci attirò con il suo amore. Infatti «andava attorno facendo del bene». Questa è un ulteriore insegnamento per noi.

+ Nella sua nascita, volle venire al mondo con una incredibile semplicità. Non discese sulle ali di Cherubini attorniato da coorti angeliche, bensì volle nascere da una vergine, povera e orfana, accudita da un modesto falegname. Nacque in una mangiatoia, in un giorno che nessuno conosceva. Tuttavia, Egli volle annunciarlo ad alcuni pastori e fu visitato da tre magi che rappresentavano i pagani stranieri. Ecco allora una terza lezione per noi, l’abbandono delle esteriorità. Perché Egli seppe miscelare sapientemente semplicità e umiltà.

+ Cristo visse la sua infanzia in anonimato, lontano dalla fama. Per un lungo periodo di essa, visse sotto la minaccia di morte di Erode mentre in un altro soggiornò da “emigrato” in quella terra d’Egitto che Egli volle benedire con la sua presenza. Quanto alla sua giovinezza, nulla sappiamo. Gli ebrei lo chiamavano «figlio del falegname» (Mt 13:55).

+ Quando intraprese il suo ministero, Egli visse più di tre anni senza possedere alcun ruolo d’avanguardia nella società ebraica del tempo. L’appellativo preferito da coloro che Lo amavano era: «Maestro». Non possedeva un luogo fisso dove espletare il suo ministero. Anzi, non sapeva neppure «dove posare il capo» (Lu 9:58). Talvolta, predicava sul monte, o nel deserto, tra i campi, o sulle rive.

+ La sua forza era nella Sua persona e non in ciò che lo circondava. Le folle Lo amavano e i capi Lo invidiavano. Egli dispensava amore a tutti ed aveva compassione verso tutti i bisognosi, tutti i sofferenti e tutti coloro che erano posseduti dai demoni.

+ Era attorniato da discepoli, gente modestissima. Colmò i loro cuori d’amore e le menti di conoscenza. Donò loro il suo Spirito Santo e i carismi.

+ Questo è Cristo del quale festeggiamo la nascita e il cui nome siamo orgogliosi sia stato invocato su di noi. Benedetto è il giorno della sua nascita. Che possiamo festeggiare, insieme alla sua venuta al mondo, anche i tratti della Sua persona.

Infine, auguro a voi tutti di star bene, risanati nel Signore, assolti dal suo Santo Spirito.

S.S. Anba Scenuda III
Papa della grande città di Alessandria e Patriarca del seggio di San Marco

6 gennaio 2008

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