Un vegliardo che era solito vagare in inverno, a piedi scalzi nella neve e con la testa scoperta, mi chiese una volta: “Padre Paisio, cos’è l’orgoglio, e come sopraggiunge?” “Fratel Giorgio, l’orgoglio è quando ti consideri più importante di altri, migliore di altri…” “Povero me, Padre Paisius, ho mai qualcosa di buono?” Rimase otto anni con me… padre Gennadius Avatamanitei. E ci vedeva poco, come me.
Guarda, questo è l’orgoglio: quando consideri di sapere più di altri, che puoi fare qualcosa meglio di altri. Questo è l’orgoglio. Ed è molto pericoloso, perché Dio non ama quest’orgoglio. Se stimi di sapere di più, che sei più capace, che può fare di più, fai attenzione a non diventare come quell’uomo che rifletteva su tutte le cose che sapeva realizzare, sulle cose che poteva mettere a posto e sul suo digiuno, mentre il suo vicino di stanza piangeva battendosi il petto perché non aveva fatto niente di buono. Quel vicino ha ottenuto più di quello che ha creduto di essere qualcosa. Questa è la storia del Pubblicano e del Fariseo (cfr. Lc 18,10-14).
Poiché il nostro Salvatore dice: “Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Lc 17,10).
[...]
Quando ero giovane, l’abate mi mise alla prova. Cantavo nel coro e avevo cantato a modo mio “Gesù, Figlio di Dio, abbi misericordia di me” e mi sembrava che cantassi così bene. Ero diventato orgoglioso nel cuore. Una volta l’abate entrò e, uditomi, mi diede un colpo nel fianco e mi disse: “Vai via! Fuori di qui, asino che non sei altro! Cos’è questo ragliare?”. Pensavo che stessi cantando benissimo, e invece guarda cosa mi è capitato. Ancora oggi penso: O orgoglio insidioso, come ti intrufoli dappertutto!
[...]
L’umiltà ti sembra difficile, mio caro. Ma prova ad alzare una roccia e solo allora dici: “Non ci riesco”. L’umiltà del cuore sgorga dall’amore di Dio.
Paisio (Olaru) di Romania (1897-1990†) tradotto da The Orthodox Word, n.272/2010, pp. 126-127
Recentemente Natidallospirito ha inaugurato una serie di testi esegetici dei salmi che mirano a leggere questi ultimi in chiave cristica. I testi sono tratti dal libro di Patrick Henry Readon, parroco della chiesa antiochena ortodossa di Tutti i Santi di Chicago, dal titolo “Christ in the Psalms”. Con questi testi si vuole mostrare concretamente come tutta la Scrittura testimoni di Cristo (cfr. Gv 5:39) il quale, durante tutta la sua esistenza terrena, aprendo gli occhi degli apostoli, spiegò loro le cose che lo riguardavano “nella legge di Mosé, nei profeti e nei salmi” (Lc 24:44). Cristo è il perno attorno a cui ruotano e la fondamentale chiave di lettura dei salmi, i quali hanno profetizzato chiaramente e spesso con dettagli di una precisione inimmaginabile su nascita, predicazione, morte, risurrezione e seconda venuta di Cristo e anche della sua nascita eterna dal Padre prima dei tempi. Continuiamo con un salmo mistico-nuziale, il salmo 44. Buona lettura.
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1 Al maestro del coro. Su “I gigli”. Dei figli di Core. Maskil. Canto d’amore.
2 Liete parole mi sgorgano dal cuore:
io proclamo al re il mio poema,
la mia lingua è come stilo di scriba veloce.
3 Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo,
sulle tue labbra è diffusa la grazia,
perciò Dio ti ha benedetto per sempre.
4 O prode, cingiti al fianco la spada,
tua gloria e tuo vanto,
5 e avanza trionfante.
Cavalca per la causa della verità,
della mitezza e della giustizia.
La tua destra ti mostri prodigi.
6 Le tue frecce sono acute -
sotto di te cadono i popoli -,
colpiscono al cuore i nemici del re.
7 Il tuo trono, o Dio, dura per sempre;
scettro di rettitudine è il tuo scettro regale.
8 Ami la giustizia e la malvagità detesti:
Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato
con olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni.
9 Di mirra, àloe e cassia
profumano tutte le tue vesti;
da palazzi d’avorio ti rallegri
il suono di strumenti a corda.
10 Figlie di re fra le tue predilette;
alla tua destra sta la regina, in ori di Ofir.
11 Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio:
dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre;
12 il re è invaghito della tua bellezza.
È lui il tuo signore: rendigli omaggio.
13 Gli abitanti di Tiro portano doni, i più ricchi del popolo cercano il tuo favore.
14 Entra la figlia del re: è tutta splendore,
tessuto d’oro è il suo vestito.
15 È condotta al re in broccati preziosi;
dietro a lei le vergini, sue compagne,
a te sono presentate;
16 condotte in gioia ed esultanza,
sono presentate nel palazzo del re.
17 Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli;
li farai prìncipi di tutta la terra.
18 Il tuo nome voglio far ricordare per tutte le generazioni;
così i popoli ti loderanno in eterno, per sempre.
«Il regno dei cieli», ci viene detto da una fonte più che attendibile «è simile a un re, il quale preparò le nozze di suo figlio» (Mt 22,3). La consumazione di questo matrimonio è l’obiettivo ultimo del nostro destino e la totalità della storia costituisce il corteggiamento che prepara e anticipa la non ancora svelata ora del suo compimento. Dunque, la fine dei tempi è annunciata dal solenne proclama: «Ecco, arriva lo sposo, uscitegli incontro!» (Mt 25,6).
Questa interpretazione della storia come di una preparazione alla cerimonia del matrimonio regale è così pervasiva e ovvia nelle Sacre Scritture che noi cristiani, prendendola un po’ per scontata, rischiamo di passarci sopra o di darle poca considerazione. Invero, in questo mondo moderno materialistico c’è il palese pericolo che anche noi possiamo dimenticare che la vita presente non è che la preparazione a un’altra, che i suoi tanti e molteplici sforzi sono solo un fondo, una provvigione per il futuro eterno, che le sue varie benedizioni altro non sono che echi di una gioia più grande.
Il mondo moderno materialistico sembra non conoscere nulla di tutto questo, credendo che non esista alcun futuro al di fuori dei suoi bisogni immediatamente percepibili. Le sue grossolane ma indubbiamente modeste aspirazioni sono ben riassunte dal toro di Samuel Johnson: «Qui c’è la mucca, e lì c’è l’erba: cosa posso volere ancora?» Dietro queste gratificazioni, il portavoce del mondo puramente materialistico non nutre altra speranza.
Per sventare questa smemorataggine del nostro futuro, dunque, la Sacra Scrittura di Dio ci ricorda ripetutamente che il giorno delle nozze del Figlio del Re si avvicina: «Rallegriamoci, giubiliamo e diamo a Lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell’Agnello e la sua sposa si è preparata. “Beati coloro che sono invitati alla cena delle nozze dell’Agnello!”» (Apoc 19,7-9).
Inoltre, siamo avvertiti del grave pericolo corso da coloro che rifiutano l’invito al matrimonio (Mt 22,3-10; Lc 14,17-24), così come l’esclusione che attende quelle anime imprevidenti che pensano presuntuosamente di entrare senza preparazione (Mt 22,11-14; 25,7-12).
Il Salmo 44 (45 nel testo masoretico) è il salmo che anticipa e predice in maniera descrittiva quel futuro matrimonio regale. I suoi versi descrivono la “sposa adorna per suo marito” (Apoc 21,2): «Entra la figlia del re: è tutta splendore, tessuto d’oro è il suo vestito. È condotta al re in broccati preziosi; dietro a lei le vergini, sue compagne, a te sono presentate; condotte in gioia ed esultanza, sono presentate nel palazzo del re» (vv.14-16).
C’è, però, una descrizione più ampia del Figlio del Re, quell’Agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo: «Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia, perciò Dio ti ha benedetto per sempre. O prode, cingiti al fianco la spada, tua gloria e tuo vanto, e avanza trionfante. Cavalca per la causa della verità, della mitezza e della giustizia» (vv. 3-5). Questo cavalcare del Figlio vittorioso è descritto similmente nel libro finale della Bibbia: «Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco, e colui che lo cavalcava si chiama il Fedele e il Verace; ed Egli giudica e guerreggia con giustizia. I suoi occhi erano come fiamma di fuoco e sul suo capo vi erano molti diademi [corone] … E sulla sua veste e sulla coscia portava scritto un nome: IL RE DEI RE e IL SIGNORE DEI SIGNORI» (Apoc 19,11-12;16).
Non abbiamo bisogno di domandarci quale sia l’identità di questo Sposo né di essere in dubbio della Sua divina dignità, poiché il Nuovo Testamento cita il nostro salmo quando parla dell’unzione del Figlio da parte di Suo Padre: «Del Figlio invece dice: “O Dio, il tuo trono è per i secoli dei secoli, lo scettro del tuo regno è scettro di giustizia. Hai amato la giustizia e odiato l’iniquità; perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto con olio di letizia al di sopra dei tuoi compagni”» (Ebrei 1,8-9) (qui vv. 7-8). Tale “unto” (perché tale è il significato di Messia [ebraico], o Cristo [greco]) è Gesù, del quale gli apostolo hanno predicato: «Dio [ha] unto di Spirito Santo e di potenza Gesù di Nazaret» (Atti 10,38).
Dal momento che «la forma di questo mondo passa» (1Cor 7,31), allora, è necessario un certo distacco per prepararci alla festa nuziale del Figlio del Re. Così, ancora una volta, il nostro salmo ci ammonisce: «Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio: dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre; il re è invaghito della tua bellezza. È lui il tuo signore: rendigli omaggio» (vv. 11-12).
Patrick Henry Reardon*
tradotto da: PHR, Christ in the Psalms, Conciliar press, pp.87-88
*Patrick Henry Reardon è sacerdote della chiesa antiochena ortodossa di Tutti i Santi di Chicago, Illinois. E’ inoltre editore di “Touchstone: a journal of mere Christianity”. Cura anche una rubrica fissa per la rivista AGAIN. Di lui Natidallospirito ha già tradotto e pubblicato “Susanna, eroina virtuosa e prototipo di Cristo e della Chiesa“
I saw 3 AM come and go again… Another sleepless night,
Thanks to living my own way.
All my great ideas,
I’ve regretted most of them.
But that was back long before the day —
When I saw a flash of light!
And I heard the sound,
Of a voice like thunder shake the ground!
It was the first time I remember,
Ever feeling my heart beat!
And the Arms that gripped me felt like grace!
And I realized in Their embrace,
To be held so tight,
I’ve never felt so free!
Also known as
The day that You found me.
My whole life has changed,
Ever since the day You came.
The way I see, The things I want,
its everything.
Some may call it strange;
I don’t care what people say.
I knew You were the only way —
When I saw a flash of light!
And I heard the sound,
Of a voice like thunder shake the ground!
It was the first time I remember,
Ever feeling my heart beat!
And the Arms that gripped me felt like grace!
And I realized in Their embrace,
To be held so tight,
I’ve never felt so free!
Also known as
The day that You found me.
I’venever known a love like this!
You’ve captured my heart!
And You brought the
Sweetest peace to my life!
Brought me into the light!
Now I’m all Yours, Jesus!
Draw me into You!
I don’t think that I could
Ever be the same…
Who would want to be anyway—
When I saw a flash of light!
And I heard the sound,
Of a voice like thunder shake the ground!
It was the first time I remember,
Ever feeling my heart beat!
And the Arms that gripped me felt like grace!
And I realized in Their embrace,
To be held so tight,
I’ve never felt so free!
When I saw a flash of light!
And I heard the sound,
Of a voice like thunder shake the ground!
It was the first time I remember,
Ever feeling my heart beat!
And the Arms that gripped me felt like grace!
And I realized in Their embrace,
To be held so tight,
I’ve never felt so free!Also known as
The day that You found me.
WRITTEN AND COMPOSED BY BIG DADDY WEAVE;
Mike Weaver, Jay Weaver, Jeremy Redmon, Joe Shirk, & Jeff Jones
COMPOSED BY BIG DADDY WEAVE;
Mike Weaver, Jay Weaver, Jeremy Redmon, Joe Shirk, & Jeff Jones
(C) 2006 Word Entertainment LLC, A Warner/Curb
Company. Manufactured in U.S.A. (C)
E ancora le 3 del mattino che vanno e vengono
un’altra notte insonne
grazie al fatto che me la vivo a modo mio.
Tutte le mie grandi idee,
mi sono pentito della gran parte di loro.
Ma questo accadeva molto prima di quel giorno…
Quando vidi un bagliore di luce!
E udii il suono
di una voce come un tuono scuotere il suolo!
Era la prima volta che mi ricordo
di aver mai sentito il mio cuore battere!
E le braccia che mi strinsero sembravano proprio fossero la Grazia!
E mi sono reso conto nel loro abbraccio,
di essere stretto forte,
non mi sono mai sentito così libero!
Anche noto come
il giorno in cui Tu mi hai trovato.
La mia vita è completamente cambiata,
da quel giorno in cui venisti.
Il modo in cui vedo le cose,
le cose che voglio,
praticamente tutto.
Qualcuno potrebbe considerarlo strano;
non mi interessa cosa dice la gente.
Io sapevo che tu eri l’unica via.
Quando vidi un bagliore di luce!
E udii il suono
di una voce come un tuono scuotere il suolo!
Era la prima volta che mi ricordo
di aver mai sentito il mio cuore battere!
E le braccia che mi strinsero sembravano proprio fossero la Grazia!
E mi sono reso conto nel loro abbraccio,
di essere stretto forte,
non mi sono mai sentito così libero!
E’ anche noto come
il giorno in cui Tu mi hai trovato.
Non ho mai conosciuto un amore così!
Mi hai catturato il cuore!
E hai portato
la pace più dolce nella mia vita!
Mi hai portato nella luce!
Ora tutto tuo sono, Gesù!
Attirami a Te!
Non credo che potrei
essere più lo stesso…
d’altronde chi vorrebbe esserlo?
Quando vidi un bagliore di luce!
E udii il suono
di una voce come un tuono scuotere il suolo!
Era la prima volta che mi ricordo
di aver mai sentito il mio cuore battere!
E le braccia che mi strinsero sembravano proprio fossero la Grazia!
E mi sono reso conto nel loro abbraccio,
di essere stretto forte,
non mi sono mai sentito così libero!
Quando vidi un bagliore di luce!
E udii il suono
di una voce come un tuono scuotere il suolo!
Era la prima volta che mi ricordo
di aver mai sentito il mio cuore battere!
E le braccia che mi strinsero sembravano proprio fossero la Grazia!
E mi sono reso conto nel loro abbraccio,
di essere stretto forte,
non mi sono mai sentito così libero!
Anche noto come
il giorno in cui Tu mi hai trovato.
NOTA DELL’EDITORE: Il patriarca Pavle fu a capo della Chiesa ortodossa serba in un periodo in cui molti giovani in Serbia, disillusi sia dai palesi fallimenti del comunismo che dal vuoto del materialismo e dell’edonismo importati dall’Occidente, ritornavano in Chiesa. Il bombardamento della Serbia da parte della NATO, comandata dagli statunitensi, nel 1999, durante il quale la gioventù serba vide cadere a pezzi il mito della felicità propagandato dall’Occidente insieme agli edifici della loro capitale, non fece che incrementare questa tendenza al ritorno in chiesa. Il Patriarca Pavle, quale vero padre del suo popolo, si diede da fare per creare una casa per queste anime in cerca all’interno della Chiesa. Egli sapeva che i giovani si ribellavano contro lo status quo per una buona ragione, e gioì allorché questa ribellione li mise sulla via del Regno Celeste; ma sapeva anche che molti erano portati da questa protesta nella direzione opposta, verso la morte e l’inferno.
Nella seguente omelia pasquale Sua Santità tratta la condizione dei giovani nel suo paese – che, ovviamente, si riflette nello stato dei giovani in tutto il mondo moderno – e indica cosa deve essere fatto per loro e da loro di modo che possano compartecipare alla vittoria di Cristo sulla morte e l’inferno, che Egli ha compiuto attraverso la Sua morte salvifica e la Sua gloriosa Risurrezione.
PAVLE,
per grazia di Dio Arcivescovo ortodosso di Pec, Metropolita di Belgrado-Karlovci e Patriarca serbo, con tutti i Prelati della Chiesa serba ortodossa a tutto il clero, ai monaci, e a tutti i figli e le figlie della nostra Santa Chiesa: grazia, misericordia e pace da Dio Padre, e dal nostro Signore Gesù Cristo, e dallo Spirito Santo, con il gioioso saluto pasquale:
CRISTO E’ RISORTO!
Nel salutarvi, nostri cari figli spirituali, con questo santo saluto pasquale, preghiamo che vuoi riceviate la gioiosissima potenza del Teantropo Risorto, il nostro Signore Gesù Cristo, attraverso cui Egli ci ha illuminati risorgendo dai morti e conquistando, una volta e per tutte, ogni morte e ogni dolore. Quel potere della Risurrezione di Cristo continua a vivere e a donar vita nel Corpo di Cristo, la Chiesa, dove la fragranza dello Spirito Santo proclama continuamente la vita del Risorto.
La fede nella Risurrezione di Cristo è sempre stata la pietra angolare della Chiesa. Senza questa fede la Chiesa perderebbe completamente il suo senso e la sua forza. «Se Cristo non è risuscitato», dice il Santo Apostolo Paolo, «è vana anche la vostra fede» (cfr. 1Cor 15,14). Senza la Risurrezione tutta la nostra predicazione è vana, come la nostra conoscenza, la nostra gioia, la nostra bellezza e il nostro amore; vana è la nostra nascita, la nostra vita e la nostra morte; vano è tutto ciò che è nostro, o di qualcun altro, o di qualunque persona; vano è il nostro desiderare, e ogni pensiero, e ogni nome – tutto, dunque, è vano! Se non c’è Risurrezione, allora l’uomo è la creatura più lamentevole “in tutti i mondi”, uno schiavo di “natura”, un oggetto con cui la natura gioca ingannandolo con una breve esistenza, mostrandogli alla fine di essere proprio un bel niente. Se Cristo non è risorto e non ha conquistato la morte, allora non c’è vita – a restare è solo assurdità e una fame insoddisfatta di vita e amore.
Il Patriarca Pavle di Serbia, noto per non amare le auto di rappresentanza preferendo a esse i mezzi pubblici o lunghe camminate a piedi
La pregustazione della vita eterna nel Regno di Cristo Risorto, conferma la nostra convinzione che, al di sopra di tutte le nostre cadute, fallimenti e successi incompleti, sopra tutti i trionfi temporanei della morte sulla vita che accompagnano l’esistenza terrena dell’uomo – al di sopra di tutto ciò c’è l’eterna vittoria della Vita sulla morte, del Bene sul male, della Gioia sul dolore. La fede nella Risurrezione, e l’esperienza della bellezza e della gioia della vita che accompagna questa fede, è il gioiello più prezioso dello spirito umano, il tesoro inestimabile depositato negli antri nascosti della vita umana. Esso brilla di potenza divina, dando all’uomo la forza di amare costantemente da capo e di creare per l’eternità. Privare l’uomo di questo tesoro significherebbe abbandonarlo all’insensatezza e alle tenebre del niente. Lasciare una persona senza la fede nella Risurrezione equivale a ucciderla, perché significa renderla insensata, disumanizzandola.
«L’uomo più felice che io abbia conosciuto, disse un sacerdote, era caduto, quando era un adolescente di 15 anni, fratturandosi la schiena . Per 40 anni restò obbligato a letto muovendosi solo a costo di grandi dolori. Probabilmente, non trascorse un solo giorno in quegli anni senza provare un’acuta sofferenza.
Un giorno gli chiesero: “Satana non ti ha mai tentato. facendoti dubitare di Dio e pensare che sia un Signore crudele?” “Oh sì – rispose – ci prova. Mentre sto disteso qui vedo i miei vecchi amici di scuola andare in auto e Satana dice ‘Se Dio è così buono, perché ti ha tenuto qui tutto questi anni? Avresti potuto essere ricco e comprarti una limousine’. Quando vedo qualcuno, che conoscevo quando ero piccolo, passare vicino casa in perfetta salute, Satana mi sussurra ‘Se Dio ti amasse, non avrebbe potuto impedire che ti rompessi il collo?’ ” “E cosa fai quando Satana ti tenta?” “Oh, lo porto sul Calvario e gli mostro Cristo, e gli indico quelle ferite nelle Sue mani, nei Suoi piedi e nel costato, e gli dico: ‘Forse che Egli non mi ama?’ ” »
Anthony M. Coniaris, Orthodoxy: A Creed for Today
tradotto dal blog: Christ is in our midst
In occasione della festa della Dormizione della Vergine secondo il calendario copto, proponiamo alcuni inni e glorificazioni della Madre di Dio secondo la tradizione copta, dove è possibile corredati del relativo testo copto e di una registrazione. Per l’inno “Atai Parthenos (Questa vergine)” è possibile ascoltare, in basso, una registrazione realizzata dal coro dell’Istituto di Studi Copti del Cairo. Il testo è tratto da tasbeha.org
Oggi questa vergine ha ricevuto onore. Oggi questa vergine ha ricevuto gloria. Il suo abito è intessuto d’oro e adorno di molti colori.
Davide pizzicò la prima corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Alla tua destra alla tua destra è la regina o Re” (Salmo 45,9)
Poi pizzicò la seconda corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Ascolta, fanciulla, guarda e porgi l’orecchio; dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre” (Salmo 45,10)
Poi pizzicò la terza corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Tutta splendore è la figlia del re di dentro; la sua veste è tutta trapunta d’oro” (Salmo 45,13)
Poi pizzicò la quarta corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Ella sarà condotta al re, seguita dalle vergini sue compagne” (Salmo 45,14)
Poi pizzicò la quinta corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Grande è il Signore e degno di somma lode nella città del nostro Dio, sul suo monte santo” (Salmo 48,1)
Poi pizzicò la sesta corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Le ali della colomba coperte d’argento e come le sue piume d’oro risplendente” (Salmo 68,13)
Poi pizzicò la settima corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Un monte di Dio è il monte di Bashan, un monte dalle molte cime è il monte di Bashan” (Salmo 68,15)
Poi pizzicò la ottava corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Il suo fondamento è sui monti santi. Il Signore ama le porte di Sion” (Salmo 87,1-2)
Poi pizzicò la nona corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Cose gloriose son dette di te, o città di Dio” (Salmo 87,3)
Poi pizzicò la decima corda della sua arpa a gran voce dicendo: “Poiché il Signore ha scelto Sion, egli l’ha desiderata per sua dimora” (Salmo 132,13)
In occasione della festa della Dormizione della Vergine secondo il calendario copto, proponiamo alcuni inni e glorificazioni della Madre di Dio secondo la tradizione copta, dove è possibile corredati del relativo testo copto e di una registrazione. Per l’inno “Anok nim (Chi sono)” è possibile ascoltare, in basso, una registrazione realizzata dal maestro Gad Louis.
Chi sono io, il più debole sulla terra, per parlare del tuo onore, o Maria, figlia di Gioacchino?
Il Verbo, il Creatore, venne e da te si incarnò. Tu gli desti i natali e rimanesti vergine, o Maria, figlia di Gioacchino.
Barachia ti chiamò il vero Oriente da cui Cristo ha brillato su di noi, o Maria, figlia di Gioacchino.
Il bastone [di Aronne] fiorì senza seme e senza innaffiamento e divenne simbolo della Vergine, o Maria, figlia di Gioacchino.
Tu fosti esaltata più di tutto il genere umano e delle schiere celesti, o Maria, figlia di Gioacchino.
Poiché il Signore che è senza inizio ti prescelse perché tu diventassi il Suo trono, o meravigliosa Sposa, o Maria, figlia di Gioacchino.
Davide disse che il Signore Dio scelse Sion per venire ad abitare. Sion è la vergine, o Maria, figlia di Gioacchino.
Daniele ti chiamò la montagna accorta. Tu sei una montagna inamovibile, o Maria, figlia di Gioacchino.
Il primitivo stato di Adamo e il luogo in cui abitava, Cristo li ha ristabiliti per te, o Maria, figlia di Gioacchino.
Quale credente saggio e prudente non ha parlato della tua beatitudine, o Maria, o figlia di Gioacchino?
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