Un’icona copta della natività
Pubblicato: 2 Gennaio 2009 in spiritualità.
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Pillole di spiritualità cristiana ortodossa.
Pubblicato: 2 Gennaio 2009 in spiritualità.
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Joel Osteen, telepredicatore americano
Un contributo insolito a Nati dallo Spirito ma che crediamo di grande importanza in questo tempo di digiuno e di riflessione. Una prospettiva americana sulla doppia crisi economica e spirituale degli Stati Uniti che mostra una presa di coscienza che, malgrado ancora circoscritta, non può non far ben sperare, malgrado tutto. Da parte mia credo che anche la chiesa cattolica americana abbia un ruolo da giocare se si distanzia da troppe stravaganze e si riavvicina, con umiltà, alla Tradizione.
Spero dia adito ad un dibattito costruttivo.
Buona lettura.
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Quando la prosperità viene meno…viene meno anche il Vangelo?
Glen Chancy
I miei familiari sono evangelici, di una delle denominazioni della galassia pentecostale. Sono stato cresciuto in questa fede, ma il fatto di essere ortodosso da quasi 10 anni mi ha allontanato un po’ dal mondo delle megachiese e dei televangelisti. Tuttavia, tornare a casa spesso significa trovarsi faccia a faccia con tutto questo, dal momento che mio padre, che è pensionato, di solito segue per diverse ore al giorno il “televangelismo”. È bravo a tenere spento il televisore quando i miei figli sono svegli. Ma dopo che sono andati a letto, spesso si mette a guardare programmi che ha registrato durante il giorno.
Recentemente, andando a fargli visita, mi sono seduto accanto a lui non appena uno dei suoi predicatori televisivi preferiti iniziava a tuonare alla sua congregazione sui piani di Dio per i Suoi figli. Tra le sue declamazioni c’è stata questa perla: “Dio vuole che tu sia felice! Dio vuole che tu abbia successo! Se solo permettessi a Dio di operare nella tua vita, la salute e la ricchezza possono essere tue in quanto figlio di Dio!”
Naturalmente, devi anche acquistare l’ultima serie di DVD del buon predicatore sull’ auto-potenziamento con il Vangelo al fine di “sbloccare” veramente lo scopo di Dio nella tua vita. Dio vuole solo il meglio per i Suoi figli, specialmente se essi sono disposti a pagare 79,95 $ più spese di spedizione e di gestione.
Ho scrollato le spalle, mi sono rivolto a mio padre e gli ho detto: “Suppongo che il libro di Giobbe sia stato davvero un errore di stampa”.
Che cosa succede quando la festa è finita?
Guardatevi intorno. I tempi sono duri, e si fanno sempre più duri. Il mercato azionario è giù, le ipoteche sono in aumento, le buste paga sono superate dall’inflazione, e tutti conoscono almeno qualcuno che è stato licenziato (se non sono stati proprio loro stessi ad esserlo stati). Vera sofferenza, vera miseria si avvicinano alle coste americane.
Purtroppo, la popolazione cristiana degli Stati Uniti non è mai stata meno pronta per questi tempi duri. Il Vangelo della prosperità, predicato in TV e nella megachiese in tutto il paese, ha convinto milioni di persone che il potere del pensiero teistico positivo può renderli sani e ricchi. Essi hanno un contratto vincolante con l’Onnipotente in tal senso. Basta seguire il piano come stabilito dal tipo della TV, e Dio deve rispettare la parte che gli compete dell’affare e così farà piovere su di voi solo buone cose.
Ciò è già abbastanza grave, ma il Vangelo della Prosperità ha in serbo molto più dell’arricchimento personale. In quanto forma teologica del materialismo americano, il Vangelo della Prosperità non enfatizza solamente la capacità di un singolo credente di incanalare successo attraverso la fede. Anche la Nazione americana nel suo complesso ha un posto. Il Vangelo della Prosperità, all’interno degli Stati Uniti, tende ad essere fortemente nazionalista, sottolineando il ruolo unico dell’America nel mondo e il suo singolare destino come nazione. Dall’America si attende che sia ricca e potente, almeno fino a dopo che il Rapimento si sia concluso e i veri credenti siano stati tratti in salvo in Cielo, in un batter d’occhio.
Quanto impatto ha avuto il Vangelo della Prosperità sul pubblico americano? Un sondaggio del Times Magazine nel 2006, ci dà un’idea. Tra i risultati:
Il 17 % dei cristiani intervistati ha dichiarato di considerarsi parte di un tale movimento [Vangelo della Prosperità], mentre un 61 % pieno crede che Dio voglia che la gente sia ricca. E il 31 % - una percentuale ben superiore al numero dei pentecostali in America - ha convenuto che se dai il tuo denaro a Dio, Dio ti benedirà con più soldi
Molte più persone di quelle che di fatto appartengono alle chiese pentecostali credono che Dio è obbligato a fornirti una qualche vincita. Dio, a quanto pare, è un garante di investimenti nella mente di molti americani. Inserisci una moneta e attendi qualcosa di buono per abbandonare tutto. Una specie di slot machine celeste che segna sempre un triplo 7.
Questa è una filosofia che va bene solo in situazioni di buone condizioni economiche. Livelli crescenti di reddito e abbondanti opportunità significano che l’auto-aiuto è possibile. Se ci sono più posti di lavoro migliori del tuo, allora uscire dalla propria “tranquillità” potrebbe, di fatti, renderti più ricco. Seguire il consiglio del tipo della TV potrebbe solo pagare. E sia gloria a Dio.
Ma cosa succede quando i tempi vanno male, e non c’è lavoro - non importa quanto il vostro atteggiamento sia positivo?
Il nostro tasso ufficiale di disoccupazione è del 6,1% e va aumentando. Molti economisti imparziali (non governativi) stimano che il tasso reale di disoccupazione e di sottoccupazione sia il doppio. I salari reali sono in calo, i prezzi dei prodotti alimentari sono alle stelle, e il governo federale continua a spingere soldi presi in prestito in diversi settori cercando di allontanare il collasso.
Guardando al futuro, le prospettive economiche sono desolanti. In un primo tempo, immagino, il Vangelo della Prosperità conserverà molto del suo fascino. Per le persone disperate, l’idea che dare spazio a Dio nella loro vita li renderà più ricchi e più sani è attraente. Ma il prossimo inverno economico rischia di essere lungo.
Che cosa succede quando il potere del pensiero teistico positivo fallisce continuamente in questa nuova vita? Che cosa succede quando Dio non apre il rubinetto di denaro come sperato? Supponiamo che neanche il sacrificio che fanno i credenti di gettare soldi nel cestino di raccolta - cambi nulla? Supponiamo che i cristiani erano affamati ieri, sono affamati oggi, e saranno affamati domani.
Con le imprese che chiudono e i tempi duri che si avvicinano, i cristiani si recheranno dai loro leader per chiedere consiglio. Essi riceveranno molto poco da questo Vangelo di Prosperità che è stato spogliato sia del peccato che della redenzione, con la razionalizzazione di ogni sofferenza. In effetti, persino la fede degli Evangelici tradizionali e di altri protestanti sarà duramente messa alla prova quando cercheranno risposte che non saranno imminenti.
I falsi Vangeli falliranno. Anche la stessa impresa americana, colma di debiti e svuotata dal di dentro, potrebbe fallire. Con questo fallimento che diventa troppo evidente da poter essere ignorato, milioni di americani si guarderanno attorno chiedendosi, “E adesso?”
Molti americani perderanno la fede, non trovando conforto nel Vangelo come lo hanno conosciuto. Altri continueranno a credere, ma grideranno che Dio li ha abbandonati, come dimostrato dalla loro sofferenza.
Questa gente fresca di disillusione avrà fame, sarà stanca e spaventata. Saranno cittadini di una nazione una volta grande che ora sta naufragando. Si confronteranno con un mondo ostile, e in cerca di risposte. Ed essi non saranno nello stato d’animo di ascoltare La tua vita migliore ora!, per citare il titolo del best seller del pastore Joel Osteen.
Che cosa succede allora?
La risposta a questa domanda in realtà dipende da noi - dai cristiani ortodossi di America.
Perché? Poiché la fede cristiana ortodossa è già passata per ciò verso cui l’America si dirige. Il cristianesimo ortodosso è sopravvissuto in terre afflitte da guerre, disastri economici, crolli di governo, occupazioni straniere, e ogni sorta di calamità. La profondità della fede ortodossa ha conservato i cristiani attraverso prove e tribolazioni che i televangelisti come T.D. Jakes o Joel Osteen non riescono neanche a immaginare.
Dalle persecuzioni nell’impero romano alla lunga e buia notte della dominazione islamica, alle esecuzioni di massa dell’era comunista - la fede cristiana ortodossa ha trionfato sulle avversità. Il vero Vangelo ha il potere di trasformare la vita, di portare speranza ai disperati, di dare soccorso alle vedove e agli orfani. L’autentica fede ortodossa motiva la carità e insegna che sei ricco perché hai pochi bisogni e non perché disponi di molti beni. Nell’Ortodossia, si prende la Croce e si rinuncia a se stessi attraverso la pratica ascetica. Non te la canti e te la suoni insegnando come gestire uno stile di vita milionario.
Questa fede, questo meraviglioso tesoro del vero Vangelo, sarà ciò che rimane quando i falsi insegnamenti saranno spazzati via dalla sofferenza. Come cristiani ortodossi in America, è nostro compito testimoniare la vera fede, consegnata una volta ai Santi.
Quando coloro intorno a noi soffriranno, dobbiamo ricordare loro ciò che San Massimo il Confessore disse:
La sofferenza purifica l’anima infettata dal sudiciume dei piaceri sensuali e ci stacca completamente dalle cose materiali, mostrando la pena ottenuta a seguito dell’attaccamento ad esse. Questo è il motivo per cui Dio, nella sua giustizia, permette al diavolo di affliggere gli uomini con tormenti.
Quando gli altri ridono di Dio, amareggiati dal tradimento della loro fede, finemente elaborata, nei beni materiali, è l’ortodosso che deve richiamarli al pentimento e alla fede nel Signore Gesù Cristo introducendo i protestanti americani alla Filocalia:
Se Dio soffre nella carne quando si è fatto uomo, non dovremmo gioire noi quando soffriamo? Perché abbiamo Dio che condivide le nostre sofferenze. Questa sofferenza condivisa ci dona il regno. Perché disse il vero colui che disse: “Se pure soffriamo con lui per essere anche con lui glorificati” (Rm 8,17)… L’esito di ogni afflizione subita per la virtù è gioia, per ogni opera riposo, e per ogni trattamento vergognoso gloria; in breve, il risultato di tutte le sofferenze per la virtù è quello di essere con Dio, rimanere con Lui in eterno e di godere il riposo eterno - Filocalia, Vol. 2, San Massimo - Primo secolo di vari testi, pp. 170, 73
È ironico che si stia inaugurando un grande momento per l’Ortodossia proprio quando stanno sorgendo tempi duri. Ma questo è il paradosso dello stato di caduta dell’uomo. In America, molti di coloro che hanno affermato di essere alla ricerca di Gesù in realtà erano alla ricerca di benessere materiale. La comodità della nostra vita e la nostra forza economica ha fatto evitare facilmente la contraddizione insita in quest’atteggiamento.
Ma la prosperità sembra star cedendo il passo a una profonda crisi. Ora che la prosperità materiale ci è stata tolta, diventa impossibile evitare una vera prova di fede. Anche se non tutti i cristiani ortodossi sopravviveranno a questa prova, la fede cristiana ortodossa in sé offre l’unico vero percorso nella tempesta che è alle porte.
È nostro privilegio, nostro onore, e nostro dovere essere chiamati da Dio in questo momento della storia ad offrire la nostra vita come testimonianza viva della fede ortodossa. Non importa ciò che arriverà, dobbiamo ricordare le parole di San Marco l’Asceta:
Quando messo alla prova dovresti tentare di scoprire non già perché o per mezzo di chi è giunta la prova, ma solo come sopportarla con gratitudine, senza angoscia o rancore.
Ora non è il momento di aver paura di fronte a un’economia instabile, ma di aver fede.
Adesso è il momento di ridedicarci alla preghiera e al digiuno e all’insegnamento dell’Ortodossia. Adesso è il momento di ridedicarci alle opere buone attraverso le nostre parrocchie come luoghi in cui i cristiani si riuniscono, come una comunità, per affrontare le sfide che ci attendono.
I nostri antenati ortodossi ci hanno mostrato come fare. Ancora una volta, dobbiamo semplicemente seguire il loro esempio.
Venerdì, 10 ottobre 2008
originale http://www.orthodoxbiz.com/20081010280/orthodoxy/when-prosperity-fades-will-the-gospel.html
Pubblicato: 26 Dicembre 2008 in spiritualità.
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I re sono giunti per adorare il celeste Re della gloria;
i soldati, per servire il Capo delle Schiere dei Cieli;
le donne, per adorare Colui Che è nato da una donna così che potesse trasformare i dolori della nascita di un bambino in gioia;
le vergini, dal Figlio della Vergine, guardando con gioia come Colui che è il Datore di latte, Colui che ha decretato che le fontane del petto lo versassero a fiumi, riceve da una Madre Vergine il cibo dell’infanzia;
i lattanti, per adorare Colui Che divenne un piccolo bambino, così che dalla bocca dei bambini e dei lattanti, ricevesse la lode perfetta;
i bambini, dal Bambino Che ha allevato martiri attraverso la collera di Erode;
gli uomini, da Colui Che si fece uomo, perché potesse guarire le miserie dei Suoi servi;
i pastori, al Buon Pastore Che ha dato la Sua vita per le Sue pecore;
i sacerdoti, da Colui Che è divenuto il Sommo Sacerdote secondo l’ordine di Mechisedech;
i servi, da Colui Che prese su di Sé la forma di un servo affinché potesse benedire la nostra servitù con la ricompenza della libertà;
il pescatore, da Colui Che tra pescatori scelse i suoi pescatori di uomini;
i pubblicani, da Colui Che da loro trasse un Evangelista;
le donne peccatrici, da Colui Che offrì i Suoi piedi alle lacrime della donna pentita;
e affinché io possa abbracciarli tutti insieme, tutti i peccatori sono giunti per ammirare l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Da allora, tutti gioiscono, anch’io desidero gioire. Anch’io mi auguro di partecipare alla danza corale, di celebrare la festa. Ma faccio la mia parte, non pizzicando l’arpa, non agitando il Tirso (bastone con una pigna in cima, coronato di edera e di pampini; era portato da Dioniso e dai suoi seguaci, N.d.T.), non con musica di pifferi, né tenendo una torcia, ma portando tra le braccia la culla di Cristo. Perché essa è tutta la mia speranza, la mia vita, la mia salvezza, il mio piffero, la mia arpa. E portandola giungo e, avendo con il suo potere ricevuto il dono della parola, anche io, con gli angeli, canto: Gloria a Dio nelle altezze supreme; e con i pastori: e sulla terra sia pace agli uomini di buona volontà.
San Giovanni Crisostomo
Omelia sulla Natività
(tratto da ‘Road to Emmaus’, Vol. IV, n.4)
Tags: natale, san giovanni crisostomo
Pubblicato: 25 Dicembre 2008 in padri della chiesa, spiritualità.
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UNA NOTTE NEL DESERTO DELLA SACRA MONTAGNA
Metropolita Hierotheos di Nafpaktos
VII puntata
continua il viaggio nella meravigliosa preghiera di Gesù
– Gerondas, permettetemi di porvi alcune domande che sono sorte mentre parlavate degli stadi della preghiera di Gesù. Cosa intendete con la parola “cuore”?
– Secondo gli insegnamenti dei Santi Padri, il cuore è il centro del mondo spirituale. Tra le tante opinione dei Padri sull’argomento ne ricorderò una peculiare di Sant’Epifanio, vescovo di Constanza di Cipro: “Per questa ragione, non abbiamo bisogno, in alcun modo, di definire né di accertarci in quale parte dell’uomo sia realizzata l’immagine di Dio; dobbiamo invece confessare che l’immagine di Dio esiste nell’uomo, così che non disprezzeremo la grazia di Dio e non rifiuteremo di credere in Lui. Perché qualunque cosa Dio dica è vera, sebbene la Sua parola sia, in un certo senso, sfuggita la nostra capacità di concepirla”. Proprio con un raggio che, quando cade su un prisma è riflesso su tutti i lati, allo stesso modo anche l’anima si esprime attraverso tutto l’essere umano. Quando diciamo la preghiera di Gesù noi fissiamo l’attenzione sull’organo fisico, sul cuore, così che ci distraiamo dal mondo esterno e lo riportiamo dentro di noi stessi, dentro il “cuore profondo.” Così il nostro nous - l’occhio dell’anima - ritorna a casa dove si unisce alle altre forze.
– Permettetemi una seconda domanda. Tutti quelli che sono incantati dal piacere di Dio seguono questo corso che mi avete appena descritto?
– Sì, la maggior parte di loro. Ci sono alcuni che cercano, sin dall’inizio, di unire il nous con il cuore facendo esercizi di respirazione. Respirano quando dicono “Signore Gesù Cristo” ed espirano quando dicono “abbia pietà di me”. Seguono l’aria che scende dal naso fino al cuore e lì si riposano un po’.
Questo, ovviamente, viene fatto per permettere che il nous si fissi sulla preghiera. I Santi Padri ci hanno tramandato un altro metodo. Respiriamo dicendo tutte le parole della preghiera di Gesù ed espiriamo ripetendole. Questo metodo, tuttavia, richiede maturità nello sviluppo spirituale. Usare questo modo di respirare può causare molti difficoltà, molti problemi; è per questo che andrebbe evitato, se non si è guidati da un padre spirituale. Può essere usato, comunque, semplicemente per fissare il nous sulle parole della preghiera cosicché il nous non si distragga. Ripeto, ciò necessita di una speciale benedizione (permesso) da un padre competente.
– Prima avete detto, Gerondas, che lo scopo della preghiera di Gesù è di riportare il nous al cuore, cioè l’energia all’essenza. Possiamo fare esperienza di ciò specificamente al terzo stadio di questo santo cammino. Quando, tuttavia, avete parlato del quinto stadio, avete citato San Basilio il Grande: “Colui che ama Dio, avendo evitato tutti questi, si lancia verso Dio”. Come può il nous rientrare nel cuore e lanciarsi verso Dio? C’è forse una contraddizione?
– No, il santo eremita ha risposto. Come insegnano i Santi Padri Teofori , coloro che pregano sono in vari stadi. Ci sono principianti così come esperti; essi sono meglio noti, negli insegnamenti dei Padri, come i ‘pratici’ e i ‘teoretici’. Per i pratici, la preghiera nasce dal timore di Dio e da una ferma speranza in Lui, mentre per i teoretici, la preghiera è generata da un intenso desiderio di Dio e da una totale purificazione. La caratteristica del primo stadio - quello dei pratici - è la concentrazione del nous nel cuore; il nous prega a Dio senza distrazione. La caratteristica del secondo stadio di preghiera - quello dei teoretici - è il rapimento del nous da parte della Luce divina, così che non è conscio né del mondo né di se stesso. Questa è l’estasi del nous; in questo stadio, il nous si lancia verso Dio. I Padri Teofori che hanno fatto esperienza di questi stadi beati descrivono l’estasi divina. San Massimo scrive: “E’ il rapimento del nous da parte della divina e infinita luce, così che esso non è conscio né di se stesso né di alcun altra cosa creata ma solo di Lui Che, attraverso l’amore, ha risvegliato un tale splendore nel nous.”
– Permettetemi un’altra domanda. Non ho ben compreso la citazione che avete fatto prima: “Io dormivo, ma il mio cuore vegliava” (CC 5:2). Me la potete spiegare? Come è possibile che il cuore continui a pregare mentre l’uomo dorme?
– Questo passaggio è scritto nel libro dell’Antico Testamento che è chiamato “Cantico dei Cantici”. Non è difficile da spiegare. Il profeta Davide dice che il cuore dell’uomo è profondo. Tutti gli eventi, tutte le impressioni del giorno e le occupazioni della mente penetrano nelle profondità del cuore, in quella che oggi chiamiamo il subconscio. Così, in qualunque cosa l’uomo sia occupato durante il giorno, il cuore sarà occupato nelle medesime cose durante la notte, quando la mente e le energie umane riposano. E questo appare evidente nei nostri sogni.
San Basilio dice che “in buona parte, le fantasie notturne (sogni) sono un’eco (riflesso) dei nostri pensieri diurni”. Le cattive occupazioni e i cattivi pensieri del giorno creano brutti sogni. Lo stesso accade con le opere buone. L’ascetico o l’uomo di Dio, in generale, pensa a Dio tutto il giorno, attraverso la preghiera di Gesù. Il ricordo di Dio, attraverso la ripetizione della preghiera di Gesù, è il suo diletto. Egli fa tutto, che sia mangiare o bere, per la gloria di Dio secondo la parola dell’Apostolo. E’ naturale, dunque, che il suo cuore pensi a Dio e che preghi persino durante le poche ore del riposo notturno. Il suo cuore è sempre veglio.
Tags: preghiera di Gesù, Una notte nel deserto della Sacra Montagna
Pubblicato: 21 Dicembre 2008 in spiritualità.
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E così i magi sono venuti e hanno visto il Re divino che è giunto sulla terra, senza portare con Sé né Angeli, né Arcangeli, né Troni, né Dominazioni, né Potenze, né Principati ma, percorrendo un nuovo e solitario cammino, è venuto da un grembo immacolato.
Tuttavia Egli non abbandonato i Suoi angeli, né li ha privati della Sua cura, né a causa della Sua Incarnazione Egli ha abbandonato la sua divinità.
San Giovanni Crisostomo
Omelia sulla Natività
(tratto da ‘Road to Emmaus’, Vol. IV, n.4)
Pubblicato: 20 Dicembre 2008 in padri della chiesa, spiritualità.
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Betlemme, oggi, assomiglia al Cielo; udire dalle stelle il cantare delle voci angeliche; e al posto del sole, il Sole di Giustizia avvolge in se stesso ogni direzione.
Non chiedere come: poiché se Dio vuole, la natura si piega. Poiché Egli volle, aveva il potere, discese, redense; tutte le cose si muovono in obbedienza a Dio.
Oggi Colui che è, è Nato; e Colui che è, diviene ciò che non era. Poiché, essendo Dio, divenne uomo; tuttavia non allontanandosi dalla divinità che era Sua.
Non perdendo alcunché della sua divinità Egli divenne uomo né acquisendo alcunché Egli divenne Dio da uomo; ma essendo il Verbo, Egli si fece carne, rimanendo la Sua natura immutata, a causa dell’imperturbabilità.
San Giovanni Crisostomo
Omelia sulla Natività
(tratto da ‘Road to Emmaus’, Vol. IV, n.4)
Pubblicato: 19 Dicembre 2008 in spiritualità.
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Un nuovo e meraviglioso mistero è davanti ai miei occhi! Le mie orecchie risuonano al canto del Pastore, che non diffonde non già una soffice melodia, ma salmodia a piena voce un inno celeste.
Gli Angeli cantano!
Gli Arcangeli fondono le loro voci in armonia!
I Cherubini intonano la loro lode gioiosa!
I Serafini esaltano la Sua gloria!
Tutti sono compartecipi nel lodare questa santa festa, mirando la Divinità qui in terra, e l’uomo in cielo. Colui Che è in alto, ora per la nostra redenzione dimora qui in basso; e colui che era in basso è innalzato dalla misericordia divina.
San Giovanni Crisostomo
Omelia sulla Natività
(tratto da ‘Road to Emmaus’, Vol. IV, n.4)
Pubblicato: 14 Dicembre 2008 in padri della chiesa, spiritualità.
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Chi abbiamo, Signore, come te?
Il Grande che è divenuto piccolo, il Desto che ha dormito,
Il Puro che è stato battezzato, il Vivente che è morto,
Il Re che si è umiliato per assicurare onore a tutti.
Benedetto è il tuo onore!
È giusto che l’uomo riconosca la tua divinità,
È giusto che gli esseri celesti venerino la tua umanità.
Gli esseri celesti sono sbalorditi di quanto piccolo ti facesti,
E i terresti di vedere quanto fosti esaltato.
~Sant’Efrem il Siro
IV secolo
Pubblicato: 12 Dicembre 2008 in padri della chiesa, spiritualità.
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«Fate questo in memoria di me. Infatti ogni volta che mangerete questo pane e berrete questo calice annuncerete la mia morte e confesserete la mia resurrezione». Memori, dunque, anche noi, o Sovrano, della sua passione salvifica, della vivificante croce, della sua sepoltura di tre giorni, della resurrezione dai morti, dell’ascensione ai cieli, della sua presenza alla tua destra, o Dio e Padre, e della sua gloriosa e tremenda venuta: Gli stessi doni, da Te ricevuti, a Te offriamo in tutto e per tutto.
A Te inneggiamo, Te benediciamo, Te ringraziamo, o Signore, e ti supplichiamo, o Dio nostro. Per questo, Sovrano Santissimo, anche noi peccatori e tuoi servi indegni, e pure fatti degni di servire al tuo santo altare, non certo per le nostre azioni giuste, poiché non abbiamo fatto niente di buono sulla terra, ma a causa della tua misericordia e della tua compassione che hai riversato abbondantemente su di noi, osiamo avvicinarci al tuo santo altare e, offrendo i segni sacramentali del Santo Corpo e del Sangue del tuo Cristo, ti preghiamo e ti supplichiamo, o Santo dei Santi, che, con il beneplacito della tua bontà, venga il tuo Spirito Santo su di noi e sopra i doni qui presenti, e che li benedica, li santifichi e renda questo pane lo stesso prezioso corpo del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo. (Il diacono dice: Amìn). E questo calice lo stesso prezioso sangue del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo (Il diacono dice: Amìn) che egli versò per la vita del mondo (Il diacono dice: Amìn)…
Tutti noi che partecipiamo a questo unico Pane e Calice, uniscici l’un l’altro nella comunione di un solo Spirito Santo e fa’ che nessuno di noi partecipi a questo Santo Corpo e Sangue del tuo Cristo a suo giudizio e condanna; ma fa’ sì che troviamo misericordia e grazia insieme con tutti i Santi che ti sono stati graditi dal principio… E concedici di glorificare e di lodare con una sola voce ed un solo cuore l’onorabilissimo e magnifico tuo nome, Padre Figlio e Spirito Santo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amìn.
Divina Liturgia di san Basilio (IV secolo) utilizzata nella chiesa copta
preghiera eucaristica
Pubblicato: 10 Dicembre 2008 in spiritualità.
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Omaggio ai fratelli cattolici: un inno mariano di Sant’Efrem il Siro dal quale si comprende bene la visione ortodossa della Vergine.
Figlio di Dio, dammi il tuo Dono mirabile, affinché io possa celebrare la bellezza meravigliosa di tua madre diletta! La Vergine ha partorito suo figlio custodendo la sua verginità, ha allattato colui che nutre le nazioni, nel suo seno immacolato ha portato colui che porta l’universo nella sua mano. Da allora, cosa non sarà colei che è vergine e madre : santa nel corpo, bellissima nell’anima, pura nello spirito, retta nell’intelligenza, perfetta nei sentimenti, casta e fedele, pura di cuore e colma di ogni virtù.
In Maria si rallegrino i cuori vergini, poiché in lei è nato colui che ha liberato il genere umano sottomesso a una schiavitù terribile. In Maria, si rallegri l’antico Adamo, ferito dal serpente poiché Maria dona ad Adamo una discendenza che gli permette di schiacciare il serpente maledetto e lo guarisce dalla sua ferita mortale (Gen 3,15). I sacerdoti si rallegrino nella Vergine benedetta poiché ha dato alla luce il Sommo Sacerdote che si è fatto vittima, mettendo fine ai sacrifici dell’antica alleanza… In Maria si rallegrino tutti i profeti, poiché in lei sono state compiute le visioni, sono state realizzate le profezie, sono stati confermati gli oracoli. In Maria si rallegrino tutti i patriarchi, poiché ha ricevuto la benedizione che era stata promessa loro, colei che, nel suo figlio, li ha resi perfetti…
Maria è il nuovo albero di vita che dona agli uomini in luogo del frutto amaro colto da Eva, un frutto dolcissimo di cui si nutre il mondo intero.
Sant’Efrem il Siro
diacono e teologo
Pubblicato: 8 Dicembre 2008 in padri della chiesa, spiritualità.
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Questa sera a partire dalle ore 20.40 KTOTV manderà in onda uno speciale su Alessio II.
alle 20.40 nel programma “Parlons-en” ci saranno come ospiti:
* P. Hyacinthe Destivelle o.p. - domenicano, direttore del centro ecumenico Istina (Parigi)
* P.Richard Escudier – delegato all’ecumenismo (Parigi)
* Yves Hamant – professore di civiltà russa (Parigi X)
* Ieromonaco Alexandre Siniakov – secretario della diocesi di Chersonèse ai rapporti tra le chiese, la stampa e la società
alle 21.35 documentario sulla Visita del cardinal André Vingt-Trois e della sua delegazione al Patriarca Alessio II e in Russia nell’ottobre 2008 (26 min)
Il canale è interamente visibile su internet al suo indirizzo www.ktotv.com
Pubblicato: 5 Dicembre 2008 in spiritualità.
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In memoria di S.S. Alessio II, patriarca di Mosca e di tutte le Russie, che è tornato al Padre oggi, 5 dicembre 2008.
Epistola di S.S. Alessio II a S.S. Benedetto XVI.
Il messaggio risponde alla lettera che il Papa Benedetto XVI gli aveva inviato attraverso il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli, che gli ha fatto visita a Mosca mercoledì 1° ottobre.
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Santità.
Desidero ringraziarla cordialmente per la lettera che mi ha inviato tramite Sua Eminenza il Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli, durante la sua visita a Mosca. In risposta alle affettuose parole del suo messaggio, anche io desidero esprimere i miei sentimenti di profondissima stima e sincera benevolenza.
Sono lieto per le crescenti prospettive di sviluppare buone relazioni e una positiva cooperazione fra le nostre due Chiese. La solida base di ciò sta nelle nostre radici comuni e nelle nostre posizioni convergenti su molte questioni che oggi affliggono il mondo.
Sono convinto del fatto che la più grande rivelazione del Vangelo: «Dio è amore» (1 Gv 4,8) dovrebbe divenire un orientamento vitale per tutti coloro che si considerano seguaci di Cristo, perché soltanto attraverso la nostra testimonianza di questo mistero possiamo superare la discordia e l’alienazione di questo secolo, proclamando i valori eterni del Cristianesimo al mondo moderno.
Santità, con tutto il cuore le auguro buona salute e auspico l’aiuto di Dio nel suo ministero.
Con amore fraterno nel Signore,
Alessio II
via sanmarcoefeso
Pubblicato: 5 Dicembre 2008 in spiritualità.
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Il Figlio e Verbo di Dio, essendo divenuto incarnato, offrì Se stesso nella carne quale sacrifico alla divinità del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo, affinché la prima trasgressione di Adamo potesse essere, con benevolenza, perdonata per mezzo di questa grande e temibile opera, cioè, per mezzo di questo sacrificio di Cristo, e affinché, per mezzo della sua potenza, potesse aver luogo una nuova nascita e una nuova creazione dell’uomo nel Santo Battesimo, nel quale anche noi siamo purificati dall’acqua mescolata allo Spirito Santo.
Da allora gli uomini sono battezzati in acqua, immersi in essa e da essa fatti riemergere tre volte, immagine, questa, dei tre giorni di sepoltura del Signore. In essa essi muoiono a questo mondo cattivo, e nella terza emersione da essa essi sono già vivi, come risorti dai morti, cioè, le loro anime sono portate in vita e ancora ricevono la grazia dello Spirito Santo come Adamo ne godeva prima della trasgressione. Poi sono unti con il Sacro Crisma, e per mezzo di esso sono unti con Gesù Cristo, fragranti in modo sublime.
San Simone il Nuovo Teologo
(949-1022)
Pubblicato: 22 Novembre 2008 in padri della chiesa, spiritualità.
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La morte non è naturale; piuttosto è innaturale.
E la morte non è di natura; piuttosto è contro natura.
Tutta la natura, in preda all’orrore, grida: “Io non conosco la morte! Io non mi auguro la morte! Io ho paura della morte! Io lotto contro la morte!”
La morte è, in natura, uno straniero senza invito.
Tutta la natura reagisce contro questo straniero senza invito e lo teme. Giacché è simile ad un ladro nel giardino di qualcun altro, che non solamente vi ruba e ne mangia i frutti, ma calpesta, rovina, rompe e sradica ciò che è piantato. E quanto più devasta tanto più si sente soddisfatto.
Quandanche cento filosofi dichiarassero “la morte è naturale!”, la natura tutta vibrerebbe per l’indignazione e urlerebbe: “No! Non so di che farmene della morte! È uno straniero senza invito!”.
E la voce della natura non è un sofisma.
La protesta della natura contro la morte è di gran lunga più forte di tutte le scuse escogitate per giustificare la morte.
E se qualcosa c’è che la natura lotta per esprimere nella sua armonia intatta, facendolo senza eccezioni e all’unisono, ebbene è la protesta contro la morte. È la sua elegia alla morte unanime, disperata fino a scuotere i cieli.
Se, infatti, la morte è innaturale, se essa non è naturale ed è contro natura, sorge allora una domanda: perché è così e da dove la morte si è introdotta nella natura?
Nessun regno di luce e di vita accetta la morte come abitante. Deve essersi infilata furtivamente nei mondi della vita segretamente - strisciando sul ventre e tenendosi nascosta perché non fosse individuata e smascherata - da qualche abisso senza fondo dove faceva troppo freddo e dove c’era troppa solitudine.
La morte era dietro i denti di un serpente morto a se stesso [si riferisce al demonio]. Nessuno al mondo conosceva il bene e il male - esisteva soltanto la beatitudine; e nessuno aveva mai sentito parlare di conoscenza e ignoranza - v’era solo saggezza; nessuno sapeva della vita e della morte - cvera solo uno stato di beata saggia beatitudine.
Ma a causa di un’occasione, che è più spaventosa dell’incubo più orrendo, la bocca del serpente si aprì e apparirono i denti carichi di veleno - e la morte entrò nella natura all’inizio della sua creazione.
San Nikolai Velimirović di Žiča
(1880-1956)
in “Scritti scelti” (in russo) (Minsk, Monastero di Santa Elisabetta, 2004)
Tags: Nikolai Velimirović di Žiča
Pubblicato: 20 Novembre 2008 in padri della chiesa, spiritualità.
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Noi tutti che crediamo in Cristo Gesù, siamo chiamati « pietre vive » secondo le parole della Scrittura : « Anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo » (1 P 2, 5).
In effetti, quando si tratta di pietre terrene, sappiamo che si bada a porre in primo luogo nelle fondazioni, le pietre più robuste, più resistenti perché si possa porre, sopra, con fiducia, tutto l’edificio. Le pietre impiegate in seguito, di qualità un pò inferiore, sono poste accanto alle pietre di fondazione : E così via a seconda della resistenza delle pietre… fino al tetto. Occorre comprendere che questo riguarda anche le pietre vive, fra le quali alcune sono nelle fondazioni del nostro edificio spirituale. E quali sono queste pietre poste nelle fondazioni ? « Gli apostoli e i profeti ». Tale è l’insegnamento di Paolo : « Edificati, dice, sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù » (Ef 2, 20).
Per prepararti più attivamente, tu che mi ascolti, alla costruzione di questo edificio, per essere una pietra vicina al fondamento, devi sapere che lo stesso Gesù è il fondamento dell’edificio che descriviamo. È ciò che afferma l’apostolo Paolo : « Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già si trova, che è Gesù Cristo » (1 Cor 3, 11). Beati dunque coloro che hanno costruito edifici religiosi e santi su quel nobilissimo fondamento !
Origene (185-253)
Padre della Chiesa
Omelia IX, 1-2: PG 12, 871-872
Pubblicato: 9 Novembre 2008 in padri della chiesa, spiritualità.
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Остров - Ostrov - L’Isola.
Il film (in DVD) di Pavel Longin è disponibile, con i sottotitoli in italiano, in allegato all’edizione del 2 novembre 2008 di “Famiglia Cristiana”, in vendita anche nelle normali edicole.
Invito tutti voi che seguite con affetto questo blog ad acquistare questo film meraviglioso.
Tags: ostrov
Pubblicato: 4 Novembre 2008 in spiritualità.
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Dobbiamo anche sapere che le tristezze esagerate e deprimenti, alle quali l’uomo si abbandona dopo aver peccato o inciampato, non sono che manifestazioni di un orgoglio ferito, di un’alta considerazione di sé e di una stima presuntuosa della propria volontà, le quali fanno sì che consideriamo la caduta indegna dell’alta idea che abbiamo di noi stessi e della forza della nostra volontà. Cerchiamo allora di attirarci le consolazioni e gli incoraggiamenti ingannevoli della gente o del padre spirituale per medicare le piaghe del nostro orgoglio ferito.
La sana posizione dell’uomo di fronte alla caduta è la confessione dell’errore, il ricorso immediato alla conversione, insieme al perseguimento dello sforzo assiduo con l’intento di perfezionare l’abbandono della volontà personale e la sottomissione della propria anima al Signore.
Padre Matta El Meskin
L’esperienza di Dio nella preghiera, Qiqajon, p.228
Pubblicato: 3 Novembre 2008 in abuna Matta El Meskin, spiritualità.
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Discorso di san Serafim di Sarov con un suo discepolo sull’acquisizione dello Spirito Santo:
Serafim: “Entrambi ci troviamo ora, batjuška, nello Spirito divino!… Perché mai non mi guardate?”
Discepolo: “Non riesco a guardarvi, batjuška, perché dei lampi sprizzano dai vostri occhi. Il vostro volto è diventato più splendente del sole e gli occhi mi fanno male!…”
Serafim: “Non abbiate timore, illustre amico di Dio! Anche voi ora risplendete come me. Anche voi vi trovate ora nella pienezza dello Spirito divino, altrimenti non vi sarebbe possibile vedermi in questo stato… Che cosa provate ora?”
Discepolo: “Mi sento straordinariamente bene!”
Serafim: “Come sarebbe a dire bene? Che cosa provate esattamente?”
Discepolo: “Avverto una tale quiete, una tale pace nell’anima mia che non sono assolutamente in grado di esprimere a parole!”
Serafim: “Illustre amico di Dio, si tratta precisamente di quella pace di cui il Signore ha detto ai suoi discepoli: ‘Vi do la mia pace, non come il mondo la dà’… quella pace che ’supera ogni intelligenza’… E che cosa provate ancora?”.
Discepolo: “Una senzazione di straordinaria dolcezza!”
…
Serafim: “Quando lo Spirito divino discende sull’uomo e lo illumina con la pienezza delle sue effusioni, allora l’anima dell’uomo si colma di una gioia ineffabile. Lo Spirito divino, infatti, contagia con la sua gioia qualunque cosa sfiori… I pegni di questa gioia ci sono dati ora, e se da essi deriva tanta dolcezza, benessere e gioia nelle nostre anime, che dire allora di quella gioia che è stata preparata lassù, nei cieli, per coloro che piangono quaggiù in terra? Ebbene, anche voi, batjuška, avete pianto abbastanza nella vostra vita sulla terra, e guardate un po’ con quale gioia il Signore vi consola già in questa vita”
Serafim di Sarov, Colloquio con Motovilov
il colloquio con Motovilov può essere letto per intero qui
Pubblicato: 2 Novembre 2008 in padri della chiesa, spiritualità.
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La preghiera, in quanto conversazione con Dio, è di per sé la più grande delle grazie, mentre ciò che l’uomo domanda è secondario e cambia da un giorno all’altro. Così, il Signore misericordioso non esaudisce rapidamente le nostre domande per timore che abbandoniamo la preghiera soddisfatti d’aver ricevuto quelle cose secondarie e che perdiamo così l’immensa benedizione di stare davanti a lui e di parlargli.
Ignatij Brjančaninov
monaco e vescovo russo del XIX sec.
Pubblicato: 20 Ottobre 2008 in padri della chiesa, spiritualità.
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«Che farò? Demolirò i miei magazzini». Perché mai avevano tanto fruttato, le terre di quell’uomo che avrebbe dovuto fare un uso così cattivo della sua ricchezza? Perché vedessimo manifestarsi con più splendore l’immensa bontà di un Dio che diffonde la sua grazia su tutti, perché «fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti, e sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni» (Mt 5:45)… Tali erano i benefici di Dio nei confronti di questo ricco: una terra feconda, un clima temperato, abbondante semina, buoi per l’aratura, e quanto assicura la prosperità. E lui, cosa rendeva in cambio? Cattivo umore, misantropia e egoismo. Così ringraziava il suo benefattore.
Dimenticava che apparteniamo tutti alla medesima natura umana; non ha pensato che occorreva distribuire il suo superfluo ai poveri; non ha tenuto in nessun conto questi precetti divini: «Non negare un beneficio a chi ne ha bisogno, se è in tuo potere il farlo» (Pr 3:27), «Bontà e fedeltà non ti abbandonino» (3:3), «Dividi il pane con l’affamato» (Is 58:7). Tutti i profeti, tutti i sapienti gli gridavano questi precetti, ma lui faceva orecchio da mercante. I suoi magazzini cedevano, troppo stretti per il grano che vi si ammassava, ma il suo cuore non era sazio… Non voleva liberarsi da nulla, pur non riuscendo a immagazzinare tutto. Questo problema non gli dava tregua: «Cosa farò?» ripeteva. Chi non avrebbe pietà un uomo così ossessionato? L’abbondanza lo rendeva infelice…; si lamenteva come gli indigenti: «Che farò? Come nutrirmi, come vestirmi?»…
Considera, uomo, colui che ti ha colmato dei suoi doni. Rifletti un po’ su te stesso: Chi sei? Cosa ti è stato affidato? Da chi hai ricevuto questo incarico? Perché sei stato scelto? Sei il servo del Dio buono; hai la responsabilità dei tuoi compagni di servizio… «Che farò?» La risposta è semplice: «Sazierò gli affamati, inviterò i poveri… Voi tutti che mancate di pane, venite ad attingere i doni accordati da Dio che sgorgano come da una fontana».
San Basilio (circa 330-379)
monaco e vescovo di Cesarea in Cappadocia
Omelia 31 ; PG 31, 261
Pubblicato: 20 Ottobre 2008 in padri della chiesa, spiritualità.
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